Referendum: la democrazia rappresentativa che non rappresenta

Referendum e democrazia

L’altro giorno ho cominciato a studiare la faccenda della separazione delle carriere dei magistrati. Ho selezionato alcune fonti che ritengo autorevoli  (tra tante ho trovato molto utile la riflessione di  Valentina Maisto) e ho anche  chiesto l’opinione di avvocati e (ex) magistrati nella mia cerchia di conoscenze. Ho capito che:

1 – con le riforme Castelli (2006) e soprattutto Cartabia (2022) la possibilità di passare dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa è già di fatto talmente limitata da rivelarsi pressoché nulla;

2 – la separazione non porterebbe alcun vantaggio al cittadino sul tema che più lo riguarda, i tempi dei processi.

Ma allora, cui prodest? Perché, da Berlusconi in avanti, questo tema, il cui impatto è pressoché nullo sulla vita dei cittadini, è ciclicamente tornato al centro del dibattito? Non sono riuscito a darmi risposte certe, neppure ipotizzando la convenienza personale di uno dei tanti politici nel mirino della magistratura. Posso solo fare delle supposizioni:

1 – opportunità. La destra, da sempre, Lega in testa, si è posta in modo conflittuale nei confronti della magistratura, che in quanto indipendente è un ostacolo al modello leghista di esercizio del potere. Il paio di migliaia di magistrati fatti PM e tolti dal CSM potrebbero facilmente essere portati nella sfera di influenza dell’esecutivo;

2 – propaganda: sanità allo sfascio, evasione fiscale, debito galoppante, problemi di sicurezza, immigrazione clandestina incontrollata sono i temi veri che il governo non sembra in grado non dico di risolvere, ma neppure di affrontare (cadrebbe in una settimana). Questa riforma della magistratura è un’arma di distrazione di massa molto efficace da dare in pasto a Otto e mezzo per pasturare i teatrini Travaglio – Sechi.

Alla fine l’unica considerazione che mi resta da fare è la solita: nella nostra democrazia rappresentativa i cittadini non sono rappresentati, perché la politica, disinteressata al bene comune, è sempre impegnata a sfruttare ogni occasione per raccattare consenso. In questo senso è importante sottolineare come un argomento delicato come una riforma costituzionale sia messa nelle mani dei cittadini i quali, in gran parte non attrezzati culturalmente per farsi un’opinione sensata, sono facilmente manipolabili dalla disinformazione.

Evidentemente il disastro energetico (quindi economico) provocato dal referendum sul nucleare non ha insegnato nulla. Certo, qui è un po’ diverso, il referendum è richiesto se la riforma costituzionale non è ampiamente condivisa (che sarebbe peraltro auspicabile). Resta però il tema che siamo una “democrazia rappresentativa” in cui i rappresentanti delegati dai cittadini a rappresentarli nelle Istituzioni rappresentano solo se stessi e i propri capibastone. Quindi tendono ad assumersi delle responsabilità che potrebbero risultare scomode  e agiscono in conseguenza, mettendo le patate bollenti in mano ai cittadini.

PS sulla separazione delle carriere tra tante parole al vento ho trovato interessanti queste considerazioni di Simona Bonfante.