«Ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare» (Francesco Guccini)
Con la morte nel cuore
L'attacco di questo giallo-noir è indubbiamente forte e intrigante, ma tutto finisce lì. per il resto, c'è un romanzo come tanti, con un poliziotto un po' troppo sfigato come tanti, che vive in modo sgangherato trascurando se stesso e gli altri per il lavoro, sempre affogando nei complessi di colpa di prammatica, ossessionato dalla moglie che l'ha mollato per un medico troppo "regolare", da una serie di colleghe tutte appetitose ma poco accessibili. Attorno a lui, un drappello di comprimari altrettanto stereotipati e poco credibili: il barbone milanese troppo barbone, il poliziotto antipatico troppo antipatico, il capo burbero ma onesto, il cattivo-cattivissimo, il collega senza senso dell'umorismo. Insomma, quell'umanità di sottobosco urbano descritta da Chandler in modo tuttora inimitabile, il punto di riferimento cui Biondillo non riesce mai ad avvicinarsi.
Nonostante le debolezze, il librotto (443 pagine) potrebbe essere adatto all'ombrellone se l'autore non si concedesse costanti divagazioni su persone e cose, purtroppo per il lettore non alla portata della sua penna. Cito tra tutte un'interminabile (un paio di pagine abbondanti) e noiosissimo monologo della sveglia villipesa dal protagonista, che mette davvero a dura prova la voglia di proseguire. Quelli che per l'autore vorrebbero essere momenti di bella prosa, sono per il lettore improvvisi tracolli di tensione narrativa che affossano una vicenda già di suo tirata per i capelli, perdipiù destinata a sfociare in un finalino un po' così.
Insomma, senza volerlo affossare più del giusto (il che, rileggendo queste recensioni, potrebbe anche sembrare), viene da pensare che se Gianni Biondillo fosse un po' più modesto, si rileggesse con maggior spirito critico, sforbiciasse senza parsimonia qua e là, rimuovesse divagazioni e descrizioni d'ambiente poco azzeccate, arrriverebbe a un risultato di gran lunga migliore di questo Con la morte nel cuore, che si ripone sullo scaffale con nessuna voglia di dare all'autore una seconda chance.
03.05.05 08:31 - sezione libri
il 03 Maggio 2005 (quando OMB accettava i commenti)
achab ha scritto:

Ho a casa il primo di Biondillo. Ho provato a leggerlo, ma dopo dieci pagine l'ho richiuso.
francamente non so riuscito a capire il tanto clamore e il tanto parlar bene di questo autore. Ma, ripeto, ho letto solo 10 pagine. Forse sono io che son troppo esigente. Leggendo la tua recensione, invece, mi pare di non essere il solo.

Se ti piace il genere, ti consiglio invece il duo Colaprico-Valpreda e il commissario Binda. Meno pretenzioso, e più da relax. molto da ombrellone quest'estate.

il 03 Maggio 2005 (quando OMB accettava i commenti)
Auro ha scritto:

sono d'accordo sulla preferenza per il duo. anche da solo Colaprico ha fatto buone cose, forse è anche riuscito a essere più "individualista" e meno "compromesso" (non in senso negativo, ma in senso di "contrattazione").
Binda (della "quasi" tetralogia scritta con Valpreda) e Bagni (di "la trilogia della ciottà di m.") meritano. forse anche più dell'ombra dell'ombrellone estivo.
buona lettura.

il 13 Ottobre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
alessandro de carolis ha scritto:

Il problema, secondo me, non sono tanto gli stereotipi che stanno alla narrativa di genere come il più classico dei caci sul più topico dei maccheroni (non è che il cacio smette di essere buono solo perché uno l'ha già spolverato su quel piatto). Il merito di Biondillo, oltre a saper costruire una storia, è quello di aver tentato un'operazione coraggiosa: infilare lo humour nel noir. Sono gusti, d'accordo: per me il risultato è più che lusinghiero. Pensate a E. B. Clucher quando se ne uscì al cinema con la serie di Trinità, pellicole-sberleffo al crudo western leoniano. Stupide? E infatti sono ancora là, viste e riviste insieme al modello cui si ispirarono.

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