«A politician, you know the ethics those guys have. It's like a notch underneath child molester» (Woody Allen)
Sweet and Lowdown
Ci si cascò tutti (ricordo una lunga dissertazione di Crespi sulla vita del protagonista) alla prima mondiale di Venezia nell'ormai lontano 1999 su questo mockumentary in cui Woody Allen racconta la storia di Emmet Ray, il "secondo più grande chitarrista del mondo", tormentato dall'ombra del "numero uno", Django Reinhardt, il gitano trapiantato in Francia che inventò un modo rivoluzionario di suonare la chitarra. Il film è un piccolo capolavoro: chi conosce i musicisti ritrova riassunte in Emmet Ray (magistralmente interpretato da Sean Penn), tutte le loro piccole manie, le debolezze, le piccinerie e le grandiosità. I suoi passatempi preferiti sono il biliardo, guardare i treni, sparare ai ratti: invita ogni ragazza che conosce a condividerli, con un incredibile miscuglio di egocentrismo e generosità che solo un genio come Allen poteva mettere sullo schermo.
Rivisto a distanza di sei anni, il film non cede di un pelo, immergendo lo spettatore nei locali fumosi dell'America della depressione e del proibizionismo, tra gangster, whisky e belle donne. Con la solita leggerezza, Allen prende in giro lo spettatore, intercalando alla storia le interviste in cui lui stesso e altri personaggi del mondo della musica commentano vita, misfatti e scomparsa del "secondo miglior chitarrista del mondo" con professionalità assoluta, come se fosse tutto vero. Strepitoso.

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Ultima coinsiderazione: il film vale doppio se chi lo vede è un chitarrista: la colonna sonora alterna pezzi del grande Django a composizioni originali in cui "dietro" alla faccia di Sean Penn stanno le mani magiche di Howard Alden (il musicista che compare qui sopra con una superba chitarra costruita da Bob Benedetto), che delizia lo spettatore con la voce impossibile della sua chitarra. Un applauso a penn, che riesce a essere sufficientemente realistico nei primi piani e un'ovazione ad Alden, che si è "inventato" un chitarrista virtuale di eccezionale bravura, che suona in uno stile simile a quello di Django, ma che è anche molto personale. Un valore in più per un'opera che - pur non collocata tra i capolavori di Woody Allen - è sicuramente un esempio straordinario della sua classe e della sua sensibilità.
Da vedere rigorosamente in lingua originale per gustarsi la recitazione (tra l'altro i dialoghi sono scarni e l'inglese è molto comprensibile). Illogico come accade spesso il titolo italiano da commediola, "Accordi e disaccordi".
17.05.05 00:41 - sezione cinema
il 17 Maggio 2005 (quando OMB accettava i commenti)
Aleph ha scritto:

Film culto per chi ama la chitarra!!
Pean è magistrale non solo per la recitazione, ma nel muovere le mani sulla tastiera: sembra davvero un grande chitarrista.
Piccolo gioiello di Allen a tutti gli amanti della buona musica.

il 17 Maggio 2005 (quando OMB accettava i commenti)
achab ha scritto:

io l'ho visto al cinema, e l'ho trovato di una noia mortale. Un puro esercizio accademico come allen fa ormai da quasi dieci anni a questa parte. cioè, a mio avviso, da "ombre e nebbia". Ultimo bellissimo film. Questo poi, personalmente, l'ho anche trovato uno dei riusciti peggio di tali esercizi accademici. Un film veramente insulso: ricordo che usciti dal cinema ci siamo incazzati con noi stessi per esserci cascati ancora nella noia che ormai non riesce nemmeno più a esser compiaciuta, di allen.
Ma io non suono la chitarra.

il 17 Maggio 2005 (quando OMB accettava i commenti)
Aleph ha scritto:

Achab, siamo alla Corrazzata Potemkin...?

il 17 Maggio 2005 (quando OMB accettava i commenti)
achab ha scritto:

in che senso, aleph?
E' un film su un musicista di cui, salvo essere degli iperappassionati di chitarra, onestament frega poco a molti. In più tutta quella leggerezza di cui parlate, io la trovo autoreferenzialità woodyana cosparsa a piene mani come fosse formaggio grana su una pasta poco saporita. anzi insapore.
E' noioso, non perché annoia. E' noioso perché è prevedibile, poco interessante e poco poetico. E per l'argomento, e per il modo con cui lo tratti. Se vuoi parlare di musicisti semisconosciuti ai non addetti ai lavori, allora devi saperlo fare bene, in modo accattivante, originale. Come ha dimostrato Wenders in Buena Vista Social Club per i musicisti cubani, fino allora sconosciuti e ormai divenuti da happy hour. O anche, in "The soul of a man" (sul Blues), sempre di Wenders.

PS: io adoro Allen. Ma per me è ha finito di dire cose interessanti dieci anni fa. Il mio film preferito, in particolare, è "Crimini e misfatti". Visto decine di volte anche in lingua originale. Ma se penso a "Sweet and lowdown" provo quel senso di disagio che provo quando vedo uno che cerca in tutti i modi di fare il filmetto per pochi e alla fine non ci riesce.

il 17 Maggio 2005 (quando OMB accettava i commenti)
alberto ha scritto:

Sweet & Lowdown conferma - se ce ne fosse bisogno - intuito e sensibilità di Woody Allen, il quale riesce a costruire in due ore scarse di film un archetipo diffusissimo: quello dell'artista (il film, a leggerlo con attenzione, trascende il mondo musicale) bravo, ma privo del "quid" che occorre per diventare un grande. La costante sudditanza psicologica all'unico riconosciuto come "più bravo" è geniale, così come geniali sono le costanti dichiarazioni "I'm an artist", con cui Emmet giustifica le sue umane piccinerie.
Non so, mi pare che Woody Allen non meriti più giudizi tranchant sul genere "film noioso, autoreferenziale", eccetera. Può piacere, può dispiacere, come - per stare a casa nostra - Nanni Moretti. Ma assegnargli la patente di quello che "ha finito di dire cose interessanti dieci anni fa" mi sembra davvero ingiusto. Anche perché continua, anno dopo anno, a fare film che si vedono volentieri e che lasciano sempre - alcuni di più, altri di meno, com'è ovvio - preziosi spunti di riflesisone e discussione. Di questi tempi è un merito enorme.

il 17 Maggio 2005 (quando OMB accettava i commenti)
sami ha scritto:

Per di più le stesse devo dire noiosissime critiche si facevano anche su Fellini, Bergman, Rossellini ecc...Mi suona un pò come se uno davanti a un Fontana dicesse: "mah i suoi tagli erano meglio 10 anni fa..". Controfirmo con abbraccio accademico tutto quello che ha scritto Alberto.

il 17 Maggio 2005 (quando OMB accettava i commenti)
achab ha scritto:

Sì, alberto, sono film che si vedono volentieri. ma quelli me li aspetto da altri registi. Io, ripeto, quando vedo Ombre e Nebbia, "crimini e Misfatti, "Manhattan", "La rosa purpurea del cairo", ma anche cose minori, ma lì sì, davvero deliziose e poetiche, come "Radio days", e poi vedo "tutti dicono i love you", che è dichiaratamente stupidino, ma anche Sweet and lowdown che ha la pretesa di essere un po' più di nicchia, una sorta di piccola perla, ecco mi rendo conto che allen è un regista in fase di totale involuzione. Che fa un film all'anno. Ora mi viene in mente anche "Criminali da strapazzo": ma cosa c'è dentro che già non ho visto in qualsiasi altro Allen del passato? Nulla, e allora preferisco riaffittarmi "Prendi i soldi e scappa" e rivedermelo per la centesima volta. tutto qui. Poi, ripeto, come spesso capita quando hai una passione "tua", la chitarra, e questa è trattata in un film con dovizia di particolari, allora il film lo guardi sotto un'altra prospettiva e ne cogli altri aspetti.

il 17 Maggio 2005 (quando OMB accettava i commenti)
Aleph ha scritto:

La Corrazzata Potemkin era riferito all'immagine di qualcuno (in questo caso tu) che esce da un film disgustato e lo commenta alla Fantozzi, tutto qui.
:0)

Trovo che abbiate ragione tutti e due (io, da chitarrista, ovviamente sto con Alberto): la figura dell'artista a cui manca sempre qualcosa per sfondare è patetica e divertente allo stesso tempo. In più in quel film aleggia lo spettro del fatto che esiste sempre qualcuno che è meglio di te; Sean Penn è magistrale nell'interpretare questa cruda realtà (bellissimo quando si incontra con Django e sviene...trovo sia geniale!)

Però non farei paragoni con Wenders-Cooder, con il loro Buena Vista l'operazione era completamente diversa. Lì si trattava di parlare di cose e uomini veri, reali. Sconosciuti ma reali: è stata un operazione archeologica (se mi passate il termine), cioè riportare alla luce e alla conoscenza di tutti un gruppo di musicisti straordinari.
Allen, da discreto jazzista, gioca, flirta con la musica, ci ricama sopra qualcosa di leggero e allo stesso tempo crudele e duro. Chissà quanti si sono rivisti in quell'Emmet inconcludente e frustrato.

il 17 Maggio 2005 (quando OMB accettava i commenti)
achab ha scritto:

No, sami, non so affatto d'accordo. Fellini è altra cosa. E comunque, quando ha fatto una mezza cagata, come "Jinger e Fred" (ora direte che anche quello è un capolavoro, e io invece no), e pensi che lui ha fatto Otto e mezzo ti viene spontaneo sentire un tuffo al cuore. Su Bergaman e Rossellini il discorso è diverso: stiamo parlando cinema d'autore, e di registi che non si riferiscono al grande pubblico (soprattutto il primo) e che, sintomatico, non hanno fatto un film ogni 6 mesi. Come ormai invece, Allen fa da dieci anni. Poi, ripeto, io, personalmente negli anni di film veramente belli di Woody Allen come quelli del passato non ne ho visti. COsa volete che vi dica, e questo di cui stiamo parlando mi pare anche uno dei più inutili tra quelli degli ultimi anni. Non so che farci.
Capisco stessimo parlando di "Pallottole su Brodway", quello sì era un gioiellino, anomalo e diverso. E anche lì lui non era attore. Ma Sweet and lowdown, francamente...
Secondo me, sami, invece ammettere l'involuzione di un artista che si ama è il primo modo per continuare ad amarlo.

il 17 Maggio 2005 (quando OMB accettava i commenti)
berja ha scritto:

lo vidi a venezia in VO e poi al cinema in italiano, bel film, eccellentemente sintetizzato dalla critica biraghiana.
per un po' di tempo ho addirittura cercato notizie di questo chitarrista, convinto che fosse esistito :-)
ps: non suono la chitarra, sono stonato come una campana fessa, i musicisti mi stanno mediamente sui coglioni

il 17 Maggio 2005 (quando OMB accettava i commenti)
garp ha scritto:

Sono anch'io un chitarrista e quindi di parte! Il film mi è piaciuto e condivido la critica di Alberto ma sopratutto ribadisco, per chi può, di vederlo in lingua originale, ne guadagna veramente moltissimo

il 17 Maggio 2005 (quando OMB accettava i commenti)
oppi ha scritto:

Sai Achab, secondo me si può prendere un genio che ha sfornato numerosi (numerosi!) capolavori, rendersi conto che negli ultimi anni non ne fa più e ammetterlo a se stessi; questo, come dici tu, è una cosa corretta. Poi lo si può prendere e buttarlo giù dalla torre ed evitarlo come un'infezione in nome della "grande ispirazione che non ha più". E questo è un eccesso.
E' un atteggiamento comune, quello di rivolgersi schifati all'artista che tanto ha fatto ma non produce più sullo stesso livello, non riuscendo ad apprezzare come meritano i suoi prodotti attuali nè valutandoli obiettivamente: se un film recente di Woody fosse prodotto da un autore nuovo e/o misconosciuto, di certo l'atteggiamento della critica partirebbe da un punto molto diverso... Questo può essere giusto, ma fino a un certo punto.
Come dici tu, è giusto ammettere che un grande artista non è più lo stesso di un tempo, ma è corretto anche valutare la sua produzione senza pregiudizi.
PS: fermo restando che io il film non l'ho visto...e che magari lo troverei anch'io una barba (possibilissimo). Discorso generico.

il 17 Maggio 2005 (quando OMB accettava i commenti)
achab ha scritto:

D'accordo, ammetto d'essere stato eccessivo, sopratutto, come sempre, dopo essermi riletto (cosa, questa che tendo a fare poco, difetto enorme mio). Resta comunque il fatto che la penso davvero così. E cioè che Allen da tempo abbia poco da dire e che, essendo bravo e furbo, sappia ben mascherare la cosa dietro abili film, gradevoli certo e che, certo, fossero fatti da un pinco pallo qualunque verrebbero meglio accolti. Ma il punto è che Allen non è un pinco pallo. Per lo meno, non lo è stato per me. Ma sarei poco sincero se non dicessi che nessuno dei suoi film dopo Ombre e Nebbia non mi è apparso come manierismo. Mi scuso per i toni, ancora, mi spiace sinceramente.
Oppi, per continuare sul discorso del saper ammettere quando un proprio amore è in fase involuta, io per esempio ogni volta che esce un film di Wendes mi emoziono. Vado a vederlo e sarei bugiardo verso me stesso se dicessi che mi ha emozionato come mi emozionarono Paris texas o Kings of the road, o Alice in the cities. E soffro, soffro tremendamente. Ma lo ammetto, a denti stretti lo ammetto: Wenders, temo, ha perso da anni l'ispirazione che aveva. O, forse, più semplciemente ha perso per strada Peter Handke e Sam Shepard. Oddio, a dire li vero, quest'ultimo è tornato nell'ultimo attesissimo (da me come sempre, ma non mi faccio illusioni) "Don't come knocking" (sua è la sceneggiatura, come ai tempi di Paris Texas).
Tornando a Woody Allen, mi riviene in mente un suo straordinario film, troppo spesso dimenticato: "The sleeper". Quello era geniale.

il 17 Maggio 2005 (quando OMB accettava i commenti)
Antonio ha scritto:

Vabbeh visto che l'avete cazziato a sufficienza io dico che se c'è un vero affetto per un autore è comprensibile usare parole forti quando arriva la delusione. Io ho un ricordo abbastanza sbiadito di Accordi e disaccordi, anche se non negativo. Ed è pure vero che i film citati da Achab, tra Ombre e nebbia e Pallottole su Brodway, erano particolarmente riusciti.
Però, intanto c'è la riflessione che fa Oppi: a un artista di valore deve essere concesso di tradire l'immagine di se stesso, anche quando ciò ci contraria. Diversamente si avrebbe a che fare con un conformista e non con un innovatore.
Ma a parte questo comunque non penso che il giudizio sul tardo Allen sia azzeccato: vista sul lungo periodo a me pare che la sua ispirazione si mantenga bene. Dei film degli ultimi 10 anni alcuni me li son persi senza troppi rimpianti, gli altri e specie gli ultimi mi sembra che testimonino buona salute.
Sul ritmo di produzione annuale, guarda che fa parte integrale della sua cifra stilistica. Allen non è regista che punta a fare film di culto, non è per esempio un Kubrick afflitto e graziato da una maniacale precisione sul set: anzi per dirne una Allen predilige lunghe riprese senza stacchi per semplificare e velocizzare il lavoro.
Sia per provenienza professionale che per ragioni anagrafiche appartiene a quel gruppo di registi per cui la produzione artistica è un lavoro quotidiano, a ciclo continuo, quasi operaio.
Noi più giovani siamo più abituati a considerare l'opera in uno spazio fisso a sè stante.
Prova a pensare al caso di Tarantino che dopo un esordio eclatante e senza sbavature, si centellina cercando ancora di prodursi in altri colpi impeccabili e senza sporcarsi le mani, ma invece arranca.
Oltretutto, tornando al discorso di prima, Allen è uno che con l'immagine che traspare di sè ci gioca: appare come il mannhattiano per eccellenza ed è nato a Brooklyn; fa pensare all'intellettuale secchione ma è uno che ha sempre pensato a divertirsi e i primi libri seri li ha letti dai 18 in poi (per conversare con le ragazze); sembra un gracilino complessato ed ha sempre fatto sport; rimanda l'idea dell'ebreo sofisticato e invece viene da una famiglia modesta e poco tradizionalista.
A proposito per chi può vederlo queste ed altre amenità in uno speciale su sky che passa in questo periodo e vale.

ciao

il 05 Ottobre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Nadur ha scritto:

Ho letto qualcosa dei vostri commenti. Ma come si fa a dire che il grande Django era un semisconosciuto?Roba da pazzi!La più grande chitarra jazz della storia, l'altra più famosa ma di un altro genere, forse perkè è nata in epoca hippie era Jimi Hendrix. Woody al solito ha dimostrato di essere un grande..non ho parole...
Però penso che chi non conosce Django può pensarla in modo diverso. Innamoratevi di Django e rivedetevi il film...hasta luego..

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