«A politician, you know the ethics those guys have. It's like a notch underneath child molester» (Woody Allen)
Peppino Caldarola
Commento sul Corriere del 27 maggio scorso alla rabbia di tanti ulivisti per "lo strappo" di Francesco "Cicoria" Rutelli: «Credo che la colpa vada cercata nel nuovo radicalismo italiano. Nei girotondi. Nel giustizialismo. Che sono sempre a caccia di un nemico interno. Si stabilisce un totem, che in questo momento è Prodi, e chiunque appaia non conseguente viene considerato infedele. Invece, le deci sioni politiche non si possono giudicare secondo criteri etici, secondo l'alternativa: decisione virtuosa/tradimento. Criminalizzare è catastrofico, inocula il sospetto, allontana il compromesso». Questa idiozia del "più d'alemiano di D'Alema" è ben commentata oggi da Bruno Gravagnuolo.

da l'Unità del 1 giugno 2005

I movimenti? Quelli buoni e quelli cattivi
di Bruno Gravagnuolo

«Credo che la colpa vada cercata nel nuovo radicalismo italiano. Nei girotondi. Nel giutizialismo. Che sono sempre a caccia di un nemico interno. Si stabilisce un Totem, che in questo momento è Prodi, e chiunque appaia non conseguente, viene considerato infedele». Così Giuseppe Caldarola, ex direttore de l’Unità sul Corsera del 27. A commento del «popolo della cicoria», contro il Rutelli negatore della Lista unica. Ma è un commento sfocato, che non morde. E che ha solo parvenza di verità. Benché animato di buone, anzi di ottime intenzioni. Perché? Perché è ben vero che spesso la «psicopolitica» dei movimenti instaura un legame totalitario tra «azione dal basso» e totem del capo. La storia infatti gronda di certi esempi. Da destra a sinistra,sul filo del populismo sovranitario e della rivolta «dal basso». Ma stavolta il piccolo popolo della cicoria non coincide affatto coi girotondi, e men che mai col «nuovo radicalismo italiano». Al contrario! Quelli come Paolo Flores e lo stesso Cofferati hanno criticato Prodi, la Lista unica e il partito riformista. E per di più lo fanno da tempo. Da ben prima che lo facessero i «riformisti». I quali in verità quella Lista e quel partito hanno appoggiato a lungo. Salvo comprendere in ritardo che partiti e liste uniche non si impongono. E che partiti e culture politiche non si fondono a piacere. E che insomma gli uni e le altre sono risorse democratiche. E veicoli di partecipazione. All’opposto dei partiti unici: sempre leaderistici, elettorali e notabilari (come già nella vecchia Italia liberale). Ebbene, ci rallegriamo assai che gente come De Giovanni, Claudia Mancina e l’amico Caldarola ci abbiano ripensato sul partito riformista. E che sul Riformista scrivano ormai cose sagge a riguardo. Ma non diano per favore la colpa di certe oltranze uliviste ai girotondi e al radicalismo di sinistra. La diano semmai a chi ha voluto a tutti i costi l’operazione «Partito di Prodi», la cui impasse ovviamente alimenta in certuni velleità di assalto (dal basso?) al quartier generale di Rutelli. I movimenti? Ve ne sono di buoni e di men buoni. E soprattutto ve ne sono di veri e di men veri. Quelli chiamati in causa da Caldarola, quelli della stagione «radicale», sono stati buoni e veri. E hanno dato un impulso formidabile alla riscossa del centrosinistra, paralizzato e rintronato dalla sconfitta del 2001. Dai new-global, al movimento per la pace, a quello per la legalità e i diritti, a quello sindacale e della scuola. Il movimento cicoria anti-Rutelli? È tutta un’altra storia, caro Caldarola. E molto, molto più piccola e di risulta. Garantito.

01.06.05 11:53 - sezione la faccia come il culo
il 01 Giugno 2005 (quando OMB accettava i commenti)
tonii ha scritto:

"Invece, le decisioni politiche non si possono giudicare secondo criteri etici"

questo direi che dice tutto.

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