«Ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare» (Francesco Guccini)
I due poteri
«L'istantanea dell'Italia astensionista, ce la regala la scena madre del Tg1 alle otto della sera, quando, davanti al popolo della tv, il cardinale Camillo Ruini e Clemente Mimun, seduti uno di fronte all'altro, commentano l'esito del voto. Sono i due poteri dell'Italia profonda». Sul manifesto di oggi una bella riflessione sui veri poteri nell'Italia che rifiuta la democrazia.

dal manifesto del 15 giugno 2005

Il partito unico
di Norma Rangeri

Se ne accorgono sempre fuori tempo massimo. «Il referendum ha sfondato nella parte informata, tra i lettori dei giornali», dice Lanfranco Turci, uno dei promotori della campagna elettorale. E d'accordo con lui sono anche le prime analisi del voto offerte dal professor Renato Mannheimer, assiduo frequentatore di Porta a Porta, che ha parlato di «disinformazione» e di «scarsa possibilità per la gente di approfondire: un problema dell'Italia». Argomento cruciale, toccato solo di striscio nella puntatona di Ottoemezzo, l'unica prima serata di commento al voto (il talk de La7 lunedì sera ha fatto il boom di ascolti). Il presidente dell'istituto di sondaggi Swg, ospite di Ferrara, alla domanda «che cos'è l'eterologa? » si è sentito rispondere «non lo so», dal 50 per cento degli intervistati. Parolona difficile anche per un pasdaran dell'astensione come il ministro Giovanardi, il quale deve averci litigato di brutto se ancora continua a chiamarla «l'eterologo».
Naturalmente Bruno Vespa ha tirato l'acqua al suo mulino fingendo di non capire e continuando a ripetere il ritornello che la maggioranza dei giornali aveva fatto il tifo per il Sì mentre il vero confronto tra opposti schieramenti c'era stato solo in televisione. Come se le due audience fossero minimamente paragonabili, come se le copie vendute nelle edicole italiane fossero in qualche modo commisurabili alle decine di milioni di telespettatori che ogni giorno vivono in simbiosi con il flusso televisivo.
La televisione si è astenuta e lo ha fatto in due modi, entrambi di grande efficacia dissuasiva: evitando con cura di portare l'informazione, il giornalismo d'inchiesta, il faccia a faccia in prima serata e, al contrario, scegliendo di apparecchiare salotti e salottini (nell'ora tarda o al mattino) per ospitare i rappresentanti della politica. Nulla a che vedere con una consultazione popolare che innanzitutto chiamava il singolo cittadino a capire l'oggetto del voto. Rimasto misterioso e lontano per la grande platea televisiva.
Il tema dell'informazione, di quanto contino poco i giornali per raggiungere un'opinione pubblica allergica all'acquisto di un quotidiano, è tornato nei postumi referendari, ma non è mai stato al centro dell'attenzione di una sinistra con troppe code di paglia sul suo modo, vecchio e ininfluente, di usare il servizio pubblico.
Inutile e pretestuosa la giaculatoria del «ma abbiamo dato spazio a tutti». Intanto perché non è vero: le persone in carne ossa soggette ai divieti della legge chi le ha viste? Clandestine erano e clandestine sono.
Ma, ancora di più, si è montata un'abile e perpetua rissa politica: quale miglior antidoto alla partecipazione? Un Rapporto Censis di qualche tempo fa (erano ancora in vita i girotondi sull'informazione), documentava come circa otto milioni di italiani non avessero altra fonte di informazione che non fosse la tv e/o il cellulare. E dunque se il piccolo schermo decide di illuminare (o oscurare) l'attualità del momento, per molti milioni di cittadini italiani quel tema o diventa popolare o semplicemente non esiste. Si può anche dire, come ha fatto l'ineffabile onorevole Volonté, che in giro per le strade c'erano i manifesti elettorali, ma non sembra una risposta convincente. L'istantanea dell'Italia astensionista, ce la regala la scena madre del Tg1 alle otto della sera, quando, davanti al popolo della tv, il cardinale Camillo Ruini e Clemente Mimun, seduti uno di fronte all'altro, commentano l'esito del voto. Sono i due poteri dell'Italia profonda. Il cardinale appare come un vecchio cavallo di razza democristiano che ringrazia gli elettori e il direttore del Tg1 è il simbolo dell'unico grande partito di massa, la televisione, che ha alzato il ponte levatoio.

15.06.05 11:33 - sezione politiche
il 16 Giugno 2005 (quando OMB accettava i commenti)
Andrea Benni ha scritto:

Clemente J Mimun rappresenta ben altro che il potere televisivo.
Sapete quale cittadinaza ha, oltre l` italiana?
Tutto il resto va da se.

il 16 Giugno 2005 (quando OMB accettava i commenti)
alberto ha scritto:

Andrea, ho mica capito. Che altra cittadinanza ha Mimum?

il 16 Giugno 2005 (quando OMB accettava i commenti)
berja ha scritto:

e' il solito commento antisemita, biraghi.
il signore che ha scritto il commento non sa che l'ucei ha raccomandato di andare a votare e di votare si', cosiccome i valdesi-metodisti, i mussulmani, i buddisfi e tanti altri.
mimun e' un servo ed e' anche ebreo, ma se fosse cattolico o luterano o cristiano rinato cambierebbe qualcosa?

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