«A politician, you know the ethics those guys have. It's like a notch underneath child molester» (Woody Allen)
Di Pietro sulla riforma della magistratura
Ricevo una lettera di Tonino Di Pietro sulla riforma della magistratura. Col consueto impeto, l'ex centravanti di Mani Pulite riflette su questo ennesimo attentato di Berlusconi & soci alla Costituzione democratica.

Cari amici,
il Senato della Repubblica, pochi giorni fa, ha amaramente approvato la riforma dell'ordinamento giudiziario. Una riforma che, al contrario delle intenzioni del Guardiasigilli leghista Castelli - una riforma che risolverebbe tutti i mali della giustizia italiana - ha come unica pericolosa finalità quella di porre fine all'indipendenza della magistratura: il vero ed unico obiettivo dell'attuale governo.

Il Guardasigilli, che non ha mai pubblicamente celato il suo astio e diffidenza nei confronti dei magistrati, é stato lapidario: a riprova dell'estrema importanza che attribuisce al raggiungimento definitivo del testo che ora passa alla Camera, ha già chiaramente dichiarato che non tollererà alcun ritardo ne alcuna modifica al testo così adottato e che l'iter dovrà concludersi prima dell'imminente pausa estiva a costo di chiedere la fiducia.

"Cui prodest? A chi giova?" si chiedevano saggiamente gli antichi romani ? Perché tanta fretta ? Forse Castelli, teme i mugugni dei suoi stessi alleati, ( AN e dell'UdC ), e vuole battere il ferro finché é caldo, temendo che al ritorno dalle vacanze, si faccia sentire ancor più forte il pericoloso clima da pre-campagna elettorale, nel quale - di fatto - siamo già entrati?

Possibile che nell'oggettiva situazione di crisi che vive il nostro Pese, dove le casse dello stato sono state sconsideratamente prosciugate dalla fallimentare politica economica di Tremonti, dove milioni di famiglie non arrivano a fine mese, dove le aziende sono al collasso e i pochi giovani che hanno la fortuna di trovare un lavoro sono condannati ad un eterno precariato, possibile che nell'attuale situazione, ancora una volta, questo governo ritiene imperativo dover ricompattare le proprie fila proprio dietro il tema giustizia ?

Evidentemente si. Coerentemente, fin dal suo primo insediamento , cinque anni fa, Berlusconi & Friends, si sono ripromessi infatti di smantellare, giorno dopo giorno, l'unico contropotere dello Stato, la magistratura, che, forte della sua indipendenza costituzionalmente garantita, restava soggetta ad un unica legge: l'obbligatorietà dell'azione penale.

Ecco quindi prontamente adottate tutta una serie di leggi, del quale il nostro Paese, ignaro , aveva davvero bisogno: dalla depenalizzazione del falso in bilancio, al lodo Schifani, quella sulle rogatorie, ai continui rinvii per la ratifica del mandato di arresto europeo, la "salva Previti", ecc. Una serie lunghissima di norme studiate a tavolino dai legali, in base alle esigenze processuali dell'imputato di turno, che ha portato coscientemente, a quello che é stato definito "un regolamento dei conti finale" : la riforma dell'ordinamento giudiziario.

Ma cosa stava tanto a cuore agli esponenti della Casa della Libertà, nella loro crociata contro le "toghe rosse" ? Per prima cosa, con la voluta separazione delle carriere e quindi la sottomissione di fatto della magistratura alla politica, si sono stabilite tutte le condizioni tecnico/politiche affinché, in futuro, non si possa mai più ripetere un'esperienza come quella di Mani Pulite.

Sono stati inoltre rigorosamente previsti limiti precisi ai poteri e all'indipendenza del Csm e dei singoli magistrati:l'azione disciplinare obbligatoria, un sistema di concorsi interni per accedere ad un avanzamento della carriera, una specifica norma "ad personam" volta ad impedire a Giancarlo Caselli di essere nominato Procuratore nazionale antimafia (a causa dell'introduzione di un provvidenziale limite di età), e soprattutto si é introdotto un insidioso colloquio "psicoattitudinale" per l'accesso alla professione. Un colloquio che a seconda di come sarà "tarato", potrebbe pericolosamente, attuare una sorta di "scrematura preventiva", premiare cioè i magistrati in linea con il potere costituito e penalizzare chi ritenuto eccessivamente zelante ...

In altre parole, Colombo, Davigo, ed il sottoscritto, molto probabilmente, saremmo stai bocciati !

A poco sono valsi i rilievi di incostituzionalità con il quale Ciampi, lo scorso 16 dicembre aveva rinviato la legge al Parlamento. Il testo adottato nei giorni scorsi al Senato, ha ripreso solo in parte e comunque in modo del tutto insoddisfacente le critiche formulate dal Capo dello Stato, il quale per il momento anche come presidente del CSM, ha deciso di mantenere un riservo eloquente.

Una cosa é certa, questa riforma ha ottenuto come sicuro effetto, quello di mettere d'accordo per una volta tutte le diverse componenti della magistratura, dell'avvocatura e del mondo universitario dai costituzionalisti ai processualisti, nonché di suscitare, da parte dell'Associazione nazionale dei Magistrati, come estrema forma di protesta, uno sciopero indetto per il prossimo 14 luglio.

La "riforma" voluta dal Governo Berlusconi, persegue dunque il chiaro intento di stroncare definitivamente la libertà e l'indipendenza della magistratura ma non certo di curare i mali endemici di cui soffre, la lungaggine dei processi, la faragginosità delle norme processuali, la mancanza di strutture e mezzi e soprattutto un'insufficiente dotazione finanziaria.

Prima che diventi legge, questa pericolosa riforma dovrà essere approvata dalla Camera dei Deputati. Italia dei Valori, così come tutti i partiti della coalizione di centro-sinistra, nonostante la posizione di oggettiva minoranza, si batterà dall'opposizione contro questa deleteria riforma, in attesa di porre rimedio, una volta si spera tornati al governo con l'aiuto dei nostri elettori, ai maldestri tentativi del Governo della Casa della Libertà di smantellamento della Costituzione italiana.

Antonio Di Pietro

09.07.05 16:14 - sezione giustizia
il 13 Marzo 2006 (quando OMB accettava i commenti)
LUIGI MORSELLO ha scritto:

Caro dr. Antonio di Pietro, il 9 luglio 2005 non era periodo in cui qualcuno poteva raccogliere il suo appello, che io leggo solo oggi perchè solo da un mesetto ho scoperto questo sito.
Da ex direttore di carcere in pensione (non ho avuto il piacere di conoscerla, l'ho solo intravista un giorno al bar agenti di S.Vittore del 1992) che ha subito non pochi processi, essendone sempre assolto, moltissime volte in istruttoria, non posso certo essere contento dell'ufficio del P.M., prima e dopo la riforma del 1988, quando mi costrinsero ad una difesa disperata alla direzione del carcere di Pavia.
Ma tuttavia devo concordare con lei.
Gli squilibri fisiologici della pubblica accusa appunto perchè tali non possono motivare una sfiducia preconcetta nell'ordine giudiziario, ma semmai in quel singolo magistrato politicizzato che non ha saputo scindere magistero e opinione politica, restando imparziale anche nell'esercizio della pubblica accusa
Io passavo per un pericoloso direttore fascista, mentre avevavo votatato sempre PCI-Pds-Ds ed ero e sono sempre stato fautore dell'ordine all'interno delle carceri, del quale il direttore è responsabile giuridico e non solo morale in prima persona.

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