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«I'm a picker, I'm a grinner, I'm a lover and I'm a sinner, play my music in the sun» (Steve Miller)
Nordest
Una storia di ordinaria miseria umana, ambientata - lo dice il titolo - nel "nordest" che Massimo Carlotto conosce e racconta da sempre. In piena crisi epocale, con cina ed Europa dell'Est che minacciano le imprese delle famiglie considerate il motore dell'economia italiana, si sviluppa il romanzo un po' giallo, un po' noir e un po' saga familiare che lo scrittore veneto ha scritto a quattro mani con lo sceneggiatore Marco Videtta. Protagonista è Francesco Visintin, rampollo di una potente stirpe di avvocati il cui mondo crolla quando la sua fidanzata viene uccisa pochi giorni prima del matrimonio. La scoperta che la bellissima e innamoratissima Giovanna in realtà aveva un doppia vita porta Francesco a indagare sulla sua morte, contribuendo a mettere alla luce una trama di malaffare che ribalta la sua esistenza. Il protagonista dovrà scegliere tra una connivente normalità e la sua voglia di giustizia.

Il romanzetto - che ha velleità di andare oltre il genere, di denunciare lo scadimento morale di un mondo vicino al collasso - scorre, ma non convince, non ce la fa a decollare. Non è dato di sapere quanto i due autori abbiano contribuito, ma della freschezza delle storie dell'Alligatore che Carlotto ha raccontato negli anni passati qui non è rimasta traccia. Un po' retorico e un po' melenso, il racconto procede per stereotipi e - quel che è peggio - è totalmente prevedibile. La caratterizzazione psicologica dei personaggi è rozza, manca di tridimensionalità, sembrano i protagonisti di un fumetto noir italiano degli anni '70, Diabolik o Kriminal, quelli che proprio non riesci a immaginare di poter incontrare per strada. Il protagonista proprio non convince, il suo (presunto) travaglio interiore - che dovrebbe essere motivo dominante della storia - non "esce".
La sensazione è che Massimo Carlotto abbia voluto fare il passo più lungo della gamba e sia cascato in acqua per raggiunti limiti. Già il torbido noir Il maestro di nodi aveva generato qualche perplessità, questo Nordest oggi le conferma tutte. Speriamo che Carlotto torni a ciò che sa fare.
21.09.05 09:12 - sezione libri
il 21 Settembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
berja ha scritto:

a me e' piaciuto, certo non come "la cura del gorilla" (li ho letti entrambi tutti d'un fiato l'altra notte, facendo le 6), pero' stai criticando il bello del romanzo di genere, Biraghi, e' cosi che funziona.
il libro e' ben scritto, certo prevedibile e scontato in certi suoi sviluppi, ma secco ed essenziale nelle sue descrizioni d'ambiente.
personalmente a me danno molto piu' fastidio le imprecisioni ed i refusi, che sono indizio di una scarsa cura redazionale ed editoriale, e stavolta nel libro di carlotto e videtta non ne ho trovati, forse sono stato distratto, nel libro di dazieri c'e' una sigaretta che diventa un sigaro e poi torna ad essere una sigaretta e qualcasa di altro ma e' sicuramente un bel libro lo vedrei benissimo in un adattamento cinematografico.

il 21 Settembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
beppe ha scritto:

ciao berja non so piu' se comprarlo (dall'inizio dell'estate non compro un libro per puri motivi economici li scrocco in libreria biblioteca parenti e amici). ti sentiresti di confrontarlo con uno di quelli che ho letto (e scusa la soggettivita' della richiesta) nessuna cortesia all'uscita, la verita' dell'alligatore, e arrivederci amore ciao?

il 21 Settembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
berja ha scritto:

piu' scarno ed essenziale dei libri dell'alligatore, non gagliardamente cattivo come "arrivederci amore ciao" (un capolavoro), schematico e prevedibile per certi versi come molti scritti di carlotto; a me e' piaciuto molto, restituisce parecchio del clima umano della provincia del nordest con chirurgica e lucida spietatezza e con poche e precise parole.

il 21 Settembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
achab ha scritto:

tanto, con "romanzo criminale" abbiamo dato il la: tra poco tutti avranno il loro adattamento cinematografico. Anzi, mi pare, siano già tutti molto, troppo cinematografici. C'è da chiedersi, e mi pare lo abbian già fatto (credo la Colorado di Salvatores) se non convega partire da subito pensando i libri noir-giallo in funzione degli adattamenti cinematografici. In Italia pare sia diventato troppo faticoso accontentarsi di leggere e immaginare, da soli. Meglio venire imboccati. In tripudio di filmettini mediocri.

il 21 Settembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
tonii ha scritto:

ma di carlotto leggiti "Il Fuggiasco" e "Le irregolari : Buenos Aires horror tour"!

"La caratterizzazione psicologica dei personaggi è rozza, manca di tridimensionalità"

cavolo, ma allora e' una descrizione davvero realistica! l'avete mai visto in tv Panto?!?

il 21 Settembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
berja ha scritto:

i films italiani contemporanei sono mediocri perche' sono italiani e contemporanei.
non vedo cosa ci sia di male nel pensare adattamenti cinematografici, alcune volte non sono all'altezza dei libri, altre volte sono superiori.
il "noir" va di moda, il cinema italiano e' attento alle esigenze delle mode culturali e sfornera' nei prossimi mesi qualche pessimo adattamento, ma la mediocrita' non deriva ne' dal genere ne' tantomeno dall'adattamento in se', la mediocrita' derivera' dal livello infimo sui e' giunat l'industria culturale italiana.

il 21 Settembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
Auro ha scritto:

eri alla pallosissima presentazione ieri in feltrinelli? (Auro)

il 21 Settembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
achab ha scritto:

D'accordo Berja. Ma ciò che critico non è il fatto che ci siano degli adattamenti cinematografici e che questi siano anche mediocri: critico il fatto che i romanzi vengan già scritti pensando al film. E' anche questo sintomo dello scadimento dello stato culturale italiano. Poi, i film possono anche essere banali. E' meno grave.

il 21 Settembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
berja ha scritto:

achab appunto in cio' che dici sono in disaccordo con te, hai mai letto "l'esperimento di quartermass" o "l'astronave del dr. quartermass"? erano sceneggiature di film per la tv eppure sono godibilissimi anche come romanzi di fantascienza.
per quanto tu possa scrivere con l'idea di un eventuale adattamento, stai scrivendo e la bonta' di cio' che scrivi dipende da come lo scrivi, non dal fine che ti prefiggi.

il 21 Settembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
achab ha scritto:

No, non le ho lette e c'è del vero in quel che dici. Ci sono anche opere teatrali che sono straordinarie da leggere come romanzi. Tuttavia oggi mi pare ci sia una carenza narrativa enorme, sopratutto in italia, ci sono romanzi e nella fattispecie quelli noir, che quando li leggi ti sembra già di vedere una puntata di CSI o X files. Nel senso che l'immaginario narrativo è praticamente inseistente, o ridotto al minimo. Si pensa insomma televisivamente, c'è poco sforzo nel descrivere le atmosfere, i personaggi, i passaggi narrativi sembran quasi degli stacchi sul set cinematografico. Adirituttra è stato fatto un book-trailer: un trailer cinematografico per un libro. L'immaginazione del lettore è stata saccheggiata completamente da quella del telespettatore. Per questo penso che i romanzi scritti oggi, sopratutto in Italia, siano spesso mediocri. Mai davvero avvincenti. Ma questa è una mia antica polemica. forse è solo l'inevitabile decadimento della scrittura difronte all'incalzare strabordante della TV. La gente ormai sogna con "Desperate Housewifes", che è sceneggiato davvero bene, lo ammetto, ma che è un altro modo di narrare rispetto a quello di un libro. E se una volta c'erano e ci sono anche oggi esempi di sceneggiature bellissime anche come libro è perché la narrazione doveva andare in aiuto alle immagini, oggi ormai avviene il contrario: quando scrivi un libro ti fai aiutare dall'immaginario televisivo-cinematografico collettivo. Per me è una perdita. Però ripeto lo è per me. Pensa a come è descritto l'interrogatorio a Dimitrj nel Fratelli Karamazov e pensa a quanto riesce a dirti poi pensa a come verrebbe scritto oggi dopo tutti i vari film a sfondo giuridico, tipo "codice d'onore", "JFK" ecc ecc. L'aula del tribunale non verrebbe nemmeno descritta, tanto te la immagini già come quella di un film di hollywood, i movimenti, il gesticolare dell'avvocato nemmeno: ti ci immagini un al pacino o un michael Douglas con il loro charme. E' una perdita, berja, è una perdita. L'immaginazione del lettore ormai è quella del telespettatore.

il 21 Settembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
berja ha scritto:

capisco cio' che dici ma non lo sottoscrivo completamente, che nel romanzo contemporaneo manchino le descrizioni e' solo perche' la poetica passa in altre cose; ad esempio uno degli scrittori piu' terrificanti che ci siano mai stati ovvero H.P. Lovecraft non descrive mai nulla con precisione ed utilizza i termini piu' indeterminati possibile proprio per creare l'orrore del non dicibile, non descrivibile.
ad ogni epoca i suoi narratori, achab, sara' la storia a fare il discrimine su cio' che verra' salvato e cio' che verra' dimenticato.

il 21 Settembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
achab ha scritto:

mentre mi rileggevo, giungevo alla tua stessa conclusione, berja. Ciò non toglie che, per adesso, io continuo a preferire, tranne rare eccezioni, i narraotri di una volta. Nonostante mi faccia spesso e volentieri "catturare" anche io dalle copertine accattivanti di Einaudi Stile Libero o di Minmum fax. Ma, appunto, dopo la lettura, mi viene su un senso di "furbata" editoriale che mi riesce quasi sempre indigesto.
De gustibus.

il 21 Settembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
Antonio ha scritto:

Non ho ancora letto questo libro, ma fedele ai libri di Carlotto lo faro` molto presto.
Al di la` della trama, differisce molto da "Arrivederci Amore Ciao"? In quel libro, effettivamente, Carlotto da` una idea piuttosto precisa di come si (mal)vive nel nordest.....

il 21 Settembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
Aleph ha scritto:

Pensa, ci fu un momento in cui Gian Maria Volontè avrebbe potuto interpretare Raskolnikov.
Quelli erano attori, quelli erano libri...
Caro Achab, credo di capire quello che dici-

il 21 Settembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
achab ha scritto:

beh, Raskolnikov interpretato da volontè, a dire il veo, non me lo vedo tanto.
Ciao Aleph

il 21 Settembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
berja ha scritto:

non ci sono piu' le mezze stagioni, aleph

il 21 Settembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
achab ha scritto:

no, sono state soppiantate dalle mezze emozioni.
;-)

il 21 Settembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
Aleph ha scritto:

Benché l'alcool sia nel vino la parte farmacologicamente più attiva, non verrebbe in testa a nessuno di surrogare al buon liquor d'uva una soluzione di egual titolo d'alcool.
Ora, sig. Berja, perché mi surroga così un concetto tanto profondo...?

il 21 Settembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
tonii ha scritto:

lo sapevo che a furia di parlare di scrittori veneti si finiva ...coa sgnapa!

il 21 Settembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
beppe ha scritto:

e il cattivismo di carlotto ha una chiara influenza nel tono dei posts di oggi...

il 21 Settembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
berja ha scritto:

perche' lei caro aleph mi par di quelli che si prendon cura maniacalmente di bottiglie di 30 anni senza seguire la vendemmia di quest'anno.
senza vendemmia niente vino.

il 21 Settembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
Aleph ha scritto:

Mi sbagliavo, caro Berja, lei è più profondo di quanto pensassi.
E comunque è vero...mutatis mutandis: niente uova rotte, niente frittata.

il 21 Settembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
alberto ha scritto:

Scusate l'intervento tardivo, ma la giornata di oggi ha concesso poco spazio a OMB (e quel poco l'ho dedicato a Wiesenthal).
Dunque Berja, premesso che sono un "carlottiano", che ho adorato quasi tutto quello che ha scritto, sono dell'idea che il nostro stia attraversando un momento di offuscamento creativo. Per me è cominciato col Maestro di nodi, proseguito con Niente più niente, confermato in questo Nordest. Ed è proprio carente - secondo me - nell'aspetto che tu apprezzi, ovvero la descrizione del mondo in cui il romanzo si svolge. I personaggi non mi hanno convinto, sono pupazzi: la ricca parvenue, il vecchio avvocato di tanta stirpe, il giovane rampollo, Giovanna donna solo apparentemente ideale...
Non mi hanno convinto. Carlotto non è riuscito, neppure per un istante, a farmi cadere in quel mondo. Forse perché gli è estraneo, perché il suo mondo è un altro. Tant'è che è sempre riuscito a farmi sentire l'odore di ogni osteria in cui l'Alligatore si è fermato a bere.

il 22 Settembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
berja ha scritto:

ma un libro non e' fatto solo di descrizioni d'ambiente, egregio Biraghi, nella fattispecie questo libro non e' fatto per descrivere la nebbia ed i capannoni della provincia veneta; semmai descrive, secondo me in maniera perfetta, le dinamiche umane ipocrite e tristi del capitalismo del nordest, e la cosa migliore e' la rarefazione delle descrizioni, bastano poche parole per evocare chesso' il gruppo di preghiera, i ragazzini nel cherokee, il vecchio avvocato, etc etc.
personalmente con un libro come questo mi costruisco il mio film nella testa, scelgo gli attori, i tempi, le luci e me lo giro e me lo vedo.

il 22 Settembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
achab ha scritto:

Devo dire che ho riflettuto molto su quanto detto da Berja ieri. Sulla necessità della vendemmia. Sul rompere le uova di Aleph, per fare la frittata. Sui film che ti fai tu in testa, scegliendoti tu gli attori e le luci. Rimango con le mie riserve, ma devo ammettere che è molto interessante e stimolante questo dibattito. Sarebbe bello, molto bello approfondire, dedicare un post al tema della narrazione.

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