«Ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare» (Francesco Guccini)
Oliver Twist
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Ce n'è oltre una ventina su Internet Movie Database, ma siamo certi che questa versione 2005 diretta dal geniale Roman Polanski sarà all'altezza dei migliori predecessori. Non era un film facile da fare: le moderne tecnologia sono armi a doppio taglio, che danno ai registi la possibilità di andare ben oltre le soglie del buon gusto. Polanski - vecchio lupo di cinepresa - lo sa bene ed evita di cadere nel facile manierismo che avrebbe trasformato il capolavoro di Dickens in un Gobbo di Notre Dame. La ricostruzione della Londra vittoriana è cupa quanto basta, ma non cade mai nel gotico o nel claustrofobico, grazie a sapienti tocchi di lieve umorismo e a pennellate di luce che alleggeriscono l'atmosfera nei momenti più drammatici.

La storia di Oliver Twist la conoscono tutti o quasi, quindi si presume che ogni biglietto per vedere questo film sia acquistato anche per verificare se Polanski ha saputo rendere feeling e sfumature del capolavoro Dickensiano. Diciamo subito che a nostro avviso ce l'ha fatta e passiamo a spiegare perché.

Nell'epoca in cui Manzoni e Victor Hugo riempivano pagine e pagine di "buoni" e "cattivi" (con al massimo qualche "cattivo" che si penste e diventa "buono", tipo L'Innominato dei Promessi Sposi), il geniale Dickens metteva nelle pagine dei suoi capolavori personaggi diversi, scaturiti dalla sua visione positivista del mondo, in cui spesso i "cattivi" sono tali perché spinti dalle circostanze, ma hanno pensieri conflittuali e spesso forti tormenti interiori, come Fagin (a margine: splendidamente interpretato da Ben Kinsley, che è come il Barolo, nasce buono, migliora anno dopo anno). La modernità di Charles Dickens è perfettamente riconoscibile nel film di Polanski, che riesce a restituire a tutti i personaggi le sottili sfumature loro assegnate dall'autore. E riesce anche a rendere in modo perfetto l'unica eccezione, il "cattivo-cattivo" Bill Sykes, il personaggio-espediente usato da Dickens per dare al lettore un punto di riferimento di "non-valore" utile per parametrare tutti gli altri personaggi che si muovono nella storia (un espediente molto Dickensiano, Bill Sykes di Oliver Twist corrisponde a Uriah Heep di David Copperfield).

La perfetta trasposizione dalla carta al grande schermo ldi Polanski, che - come dice nell'intervista a Kataweb - ha rinunciato a mettere se stesso nel film. Questo suo rispetto per il testo originale è copmprensibile solo a chi conosce la storia del regista: «Ci ho trovato molte cose della mia infanzia, quando ero un orfano e mi sentivo solo e abbandonato da tutti». Polanski è infatti un orfano della Shoah.

Un film grandioso, da vedere, rivedere, poi rivedere ancora ma in lingua originale (appena disponibile il DVD) e da far vedere ai viziati figli del benessere quando si lamentano perché la loro moto è un modello dell'anno scorso.
02.11.05 00:59 - sezione cinema
il 02 Novembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
berja ha scritto:

non capisco l'ultimo capoverso sulla moto.
il film e' molto bello, le scenografie, i costumi e la fotografia sono perfette; unica nota a margine il titolo sarebbe dovuto essere "Fagin", il piccolo oliver riesce quasi un personaggio di contorno al confronto della complessita' e della forze messa nel personaggio del ricettatore.
film memorabile e di sicuro antidoto al dilagare del conformismo (il non pentimento di Fagin e' esemplare).

il 02 Novembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
alberto ha scritto:

In effetti era criptico, ho aggiunto due parole e forse si capisce meglio.

il 02 Novembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
olegna ha scritto:

Film bellissimo, come quasi tutti quelli di polanski (ho appena rivisto in DVD il Macbeth e Rosemary's baby).
Quella della moto è una cazzata da generale in pensione.
Sono felicissimo che i miei figli si preoccupino della moto invece di essere orfani nella Londra della rivoluzione industriale.
E penso che, fortunatamente, il progresso esiste (gli uomini non cambiano, mai i cessi sono molto, molto + comodi)

il 02 Novembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
olegna ha scritto:

Film bellissimo, come quasi tutti quelli di polanski (ho appena rivisto in DVD il Macbeth e Rosemary's baby).
Quella della moto è una cazzata da generale in pensione.
Sono felicissimo che i miei figli si preoccupino della moto invece di essere orfani nella Londra della rivoluzione industriale.
E penso che, fortunatamente, il progresso esiste (gli uomini non cambiano, mai i cessi sono molto, molto + comodi)

il 02 Novembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
Davide ha scritto:

Excursus letterario parecchio avventuroso, quello che vuole Dickens geniale di fronte ad un Manzoni ingenuamente manicheo... forse converrebbe ridare una letta al capolavoro manzoniano, e rendersi conto che qualche migliaio di pensieri conflittuali li hanno anche Fra' Cristoforo, la Monaca di Mmmmmmmmmonza e ovviamente l'Innominato, per non parlare di Renzo, tutt'altro che "eroe" in molte parti del romanzo.

Molto più piatto mi è sembrato David Copperfield, con l'Uriah Heep brutto e cattivo (e senza conflitti), contrapposto ad una moltitudine di personaggi belli, buoni e senza macchia (nei "Promessi" c'è solo Lucia)

il 11 Novembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
cw ha scritto:

La verità sul vangelo secondo precario, questo film che beffa una volta di più i precari e riscostruisce la faccia a chi non li ha difesi cgil, ds, Treu
http://www.ilvangelosecondosanprecario.org

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