«I'm a picker, I'm a grinner, I'm a lover and I'm a sinner, play my music in the sun» (Steve Miller)
Uccideteci tutti
«La mafia uccide, il silenzio pure». L'Unità pubblica una lettera di Giovanni Impastato, fratello di peppino, indirizzata ai coraggiosi ragazzi di Calabria che non stanno più al gioco delle cosche.

da l'Unità del 3 novembre 2005

Peppino diceva: niente Silenzio
di Giovanni Impastato

Lo striscione originale è ancora conservato, intatto, come 27 anni fa. C'è scritto: «La mafia uccide, il silenzio pure». Lo mostravano, tenendolo bene in vista per le strade di Cinisi, i compagni di Peppino, che lo accompagnarono al suo funerale, quel giorno di maggio del 1978. Peccato, ragazzi di tutta la Calabria, che non farò in tempo a prestarvelo per la vostra marcia della speranza di domani, a Locri, io sono in Toscana con la Carovana Antimafia, ma vi invito a scriverne uno con quelle stesse parole, sintesi della battaglia che mio fratello ha condotto fino alla morte.
Il vostro impegno contro la ‘ndrangheta è il segno più concreto della speranza di un futuro diverso. Il nostro impegno, alla fine, ha pagato: sappiamo chi è il responsabile del delitto di Peppino, conosciamo i depistaggi, anche istituzionali, che accompagnarono le indagini. I processi e le conclusioni della commissione antimafia alla fine hanno illuminato le zone d'ombra. Possa servirvi da esempio per mantenere sempre quest'impegno forte e costante nella lotta contro ogni forma di mafia. Mantenete, come diceva tempo fa il Presidente della Repubblica, la schiena dritta e non fatevi aggredire dalla rassegnazione.
I ragazzi oggi possono fare tanto. Ognuno di voi, anche a livello individuale, può dare il contributo di impegno antimafia, partendo dall'esempio di Peppino Impastato. Bisogna rompere con la cultura dell'illegalità, con la cultura mafiosa e questo deve avvenire principalmente dentro ad ognuno di noi. Non possiamo delegare tutto alle forze di polizia, la mafia non è solo un problema repressivo di ordine pubblico, ma è anche e soprattutto un problema culturale.
E per farlo, bisogna restare qui, in Calabria come in Sicilia. Come ho fatto io dopo che hanno ucciso mio fratello, dopo che mi è crollata una montagna addosso. Bisogna restare perché la lotta deve partire proprio dal luogo dove una persona vive, dove ha vissuto, dove ha avuto origine. Lo so, non è facile, spesso si è condizionati dal bisogno, dal fatto che non c'è lavoro, che mancano tutte una serie di cose. Bisogna fare uno sforzo enorme per rimanere, ma è uno sforzo che alla fine paga. E per alleviare la fatica, e rendere più efficace la lotta, non vi dimenticate mai l'ironia. Peppino lottava contro la mafia e si divertiva nello stesso tempo. Dalle frequenze di «Onda Pazza» ridicolizzava i mafiosi di fronte all'intero paese.
Mi viene in mente uno slogan antico, ma sempre attuale: «Una risata li seppellirà». La lotta alla mafia è una cosa seria, ma l'ironia di Peppino creava per lui un piedistallo che annullava timori reverenziali svelando che il re mafioso era nudo. Non possiamo solo piangere i nostri morti, l'ironia è un'arma micidiale, così come lo è stata nei confronti dei mafiosi di Cinisi.

03.11.05 07:59 - sezione giustizia
il 03 Novembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
Fotone ha scritto:

Chissà perchè i generosi scrutatori di Calabria non hanno visto nulla dell'omicidio Fortugno...forse il seggio elettorale misurava 250 x 125 metri?

il 03 Novembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
beppe ha scritto:

qualche tempo fa ho sentito un bellissimo slogan, siamo tutti calabresi. io lo sottoscrivo.

il 03 Novembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
antonella ha scritto:

x fotone : immagino che tu al loro posto avresti visto tutto ed anzi saresti corso dietro gli assassini e li avresti anche bloccati ,ma stai coi piedi per terra !

il 03 Novembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
beppe ha scritto:

ciao antonella, le cronache ci ricordano che gli assassini erano mascherati (fortugno prima di essere ucciso ha chiesto: cosa ci fai vestito da black block)

comunque, secondo me, uno che fa commenti del genere non e' ha diritto di chiamarsi fotone; se proprio vuole chiamarsi come una particella elementare, scelga gluone (o meglio la traduzione letterale italiana, collione)

il 20 Novembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
Giulia ha scritto:

" MIO PADRE ... LA MIA FAMIGLIA .. IL MIO PAESE .. IO VOGLIO FOTTERMENE .. IO VOGLIO SCRIVERE CHE LA MAFIA E UNA MONTAGNA DI MERDA ... IO VOGLIO URLARE " Uno due tre quattro cinque dieci cento passi ... "NOI CI DOBBIAMO RIBELLARE"
Perchè bisogna alzare la testa e avere il coraggio di gridare NO ALLA MAFIA ...

il 19 Luglio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
lula ha scritto:

E' necessario creare una rete che agisca su tutto il territorio nazionale, rompendo i confini delle regioni.Bisogna lavorare tutti insieme, associazioni, singoli cittadini, affinchè sia sentita vivamente la nostra presenza, la presenza e la voglia di un movimento che è prima di tutto culturale, di rifiuto nei confronti di un sistema mafioso che ci rende tutti schiavi e complici, nel momento in cui taciamo anche solo il nostro malessere.

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