«A politician, you know the ethics those guys have. It's like a notch underneath child molester» (Woody Allen)
Com'era la storia del Calvario?
Tu prendi una “brava persona x” scelta seria a piacere, valida, motivata, con solidi principi, che pensa di poter dare un contributo alla sua città. La candidi a qualunque evento politico (dal consiglio comunale alla presidenza del Consiglio), la lasci in compagnia di uno staff fatto di altrettanto “brave persone w y z” e - come per incanto - la “brava persona x” correrà il gravissimo rischio di trasformarsi in un “politico”, quell’essere alieno, totalmente sprovvisto di morale, egocentrico e caotico che ben conosciamo, in quanto causa di buona parte dei nostri guai quotidiani.

Ogni giorno trascorso in campagna elettorale aiuta a capire qualcosa di più della vita nella politica. E non è un bel capire. Perché la politica prende le persone per bene e le tritura. Prima riflessione: ora capisco perché la caratteristica prima degli addetti ai lavori non è l'intelligenza, la sincerità, la passione, ma il pelo sullo stomaco. L'intelligenza è un impedimento (vedi parecchi maggiorenti, siano essi locali o nazionali). La politica è una macchina perversa, disumana e disumanizzante, pronta a tritare chi non ha palle e pelo sufficienti a resistere ai suoi richiami subdoli.

L'arma prima usata per l'annientamento della "brava persona x"- almeno a livello locale - è la stampa quotidiana (a livello nazionale è la TV). Abbiamo già detto della lettura dei giornali, con quell'ansia di contare le righe dedicate al candidato di cui tutti - nessuno escluso - cadono vittima. La foto che compare nel box accanto al testo può segnare il confine tra felicità e disperazione, tra gratitudine e rancore. Un aggettivo regala applausi e brindisi o - al contrario - bicchierini da caffè accartocciati con rabbia e scagliati nel cestino.

Ma l'influenza nefasta della stampa quotidiana non si ferma qui. Prosegue - a giornali ormai consunti da letture, riletture e sventaglii - perché occorre definire la strategia per la giornata successiva. Ecco allora che si dedicano tempi biblici ad affinare le trenta righe per "Il Riformista" (che se saranno lette da 20 persone già è un successo), ecco la serie di telefonate dall'ufficio stampa ai giornalisti, per concordare le uscite, ecco le riflessioni per individuare l'argomento più adatto a fare una dichiarazione, ecco le riflessioni sulla posizione che riscuota più consenso (se parli bene dei tram si incazzano gli automobilisti e viceversa). Il tutto in un loop senza fine, in cui occorre individuare quello che il "giornalista vuole avere". Perché forse là fuori sfugge, ma i gusti de "il giornalista" sono oggetto di costante dibattito e riflessione: chi dice che è meglio la telefonata, chi sostiene il file Word, chi suggerisce di usare il fax. L'entità "giornalista" è colta come "essere da vezzeggiare e blandire con strumenti che limitino al minimo la sua fatica perché sennò non usciamo". Nulla di simile al mondo: l'itaglia più deteriore vive anche nel rapporto tra politica e "giornalista", con il lettore indotto a farsi del candidato un'idea artefatta, fasulla, basata sul front talk anziché sull'esposizione delle idee che uno ha in testa.

In questo momento Davide Corritore, l'outsider alle primarie milanesi a cui abbiamo deciso di dedicare una novantina di giorni di vita, riesce a restare incredibilmente incontaminato. Uomo di solidi principi etici (tanto che ha fatto della ricostruzione della perduta moralità di Milano una parte essenziale del suo programma) si fa strada nella palude di cacca senza sporcarsi. La sua "tuta anticazzate" tessuta con filo di cuore, cultura e intelligenza lo difende. Però lungo il cammino viene sfiancato, esaurito, caricato di pesi, aggredito da dubbi e ripensamenti. Cinderella Man dei nostri giorni, Davide ha scelto di difendere la sua idea di Milano e porta sulle spalle il contributo che vuole dare alla città. Solo per questo coraggio e questa fatica merita di essere accompagnato.
10.11.05 00:17 - sezione politiche
il 10 Novembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
rotafixa ha scritto:

vediamo se riesco a darti una mano

anzitutto quello che tu noti, che è vero, vale anche dall'altra parte: il giornalista non vuole essere blandito o vezzeggiato, ma vuole la notizia. per una pletora di motivi: dal semplice gusto della notizia al farsi fare pat pat dal capo/dalla testata per aver portato un bell'osso con carne.
corritore non è ancora una notizia perchè è un outsider, visto quindi dal cercatore di notizie come un osso secco. stacci, per ora è così.
questo per quel che riguarda il rapporto voi/singoli giornalisti
per le testate il raporto è un altro. le direzioni (qualunque direzione) sono consce della loro immensa grandezza e lungimiranza e consapevolezza del futuro, soprattutto del futuro dell'editore. il loro pensiero è di base: questa cosa favorisce/danneggia l'editore? pensano in camera caritatis; all'esterno (subito dopo le loro aperture orali) il pensiero viene tradotto in "questa cosa è all'interno della linea politica della testata che IO dirigo?"; declina questo fattore giù giù per i rami gerarchici, fino al capo della locale.
e questo è il rapporto con la stampa. poi ci sarebbe quello con gli altri competitori.
qui partono prima risolini, poi battutine, poi qualche timido accenno di cinismo misto a sanorealismo e buonscienscio, per arrivare sempre più facilmente a derisione, scherno, accusa e calunnia. dipende da quanto e come rispondi e rintuzzi le frecciate.
insomma roba tribale.

poi ci sarebbero i votanti.
come raggiungerli è una domanda cui nessuno sa rispondere meglio se non con l'ausilio dei media.
allora che si fa coi media?
si controllano, dicono silvio e massimo
ci si dialoga, ma con la destra dietro la schiena ad impugnar un coltello, dicono altri
li si ignora salvo strillare perchè si è ignorati, dice giacinto detto marco.

"noi li ignoriamo, e infatti andiamo sul web", diciamo malamente noialtri (e il web informativo è appannaggio dei media tradizionali)

l'unica strada è il lavoro porta a porta, secondo me, accoppiato ad una visionarietà palese e concreta, che trascina da sola e attrae gente assetata.
ti sembra 'na roba da evangelista? forse, ma funziona

vedi se puoi trarre spunti da sto delirio

il 10 Novembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
rotafixa ha scritto:

un'altra cosa: ricorda che un discreto giornalistucolo come pintor diceva sempre a tutti che i giornali servono ad incartar le patate, il giorno dopo.
il tempo è un altro elemento, come sai. ci si scorda presto delle cazzate dette, persino quelle stratosferiche alla silvio.
tranquillo

il 10 Novembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
Fotone ha scritto:

E' sempre bello constatare l'imparzialità dei giornalisti del Bel Paese. :D
Grazie! Ogni giorno è bello sapere che l'ADN Kronos mi fornirà sempre notizie imparziali, mai fuorvianti, non schierate, oggettive.

il 10 Novembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
Margherita ha scritto:

Bella riflessione Alberto e bella anche Rotafixa. Peccato che un thread come sia sporcato dal sarcasmo cialtrone qualunquista di questo tizio qua sopra.

il 10 Novembre 2005 (quando OMB accettava i commenti)
Roberto Bini ha scritto:

Mi piace la "visionarietà palese e concreta, che trascina da sola e attrae gente assetata". E' un'immagine chiarissima di quello che manca oggi alla poliytica e all'informazione tradizionale. Invece non concodo sul fatto che l'informazione in rete sia in mano ai mezzi tradizionali. Esistono luoghi di "contro" o "altra" informazione molto attivi come Indymedia, Megachip, GlobalTV, eccetera dove chi vuole sentire un'altra campana lo può fare. Non è obbligatorio visitare Repubblica insomma, o almeno, lo si può usare per le cose su Eros Ramazzotti, dandosi un po' da fare per trovare informazione politica meno mediata altrove.

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