«Ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare» (Francesco Guccini)
La funzione delle reti
«Le reti, l’associazionismo attivo e concreto, dovrebbero avere una funzione di soggetto politico vero e proprio: ecco perché i partiti si pongono di traverso rispetto a tali iniziative. Personalmente sono dell’idea che la società civile dovrebbe invece costituirsi come soggetto politico, perché il ruolo che una volta veniva almeno parzialmente svolto dai partiti, oggi quegli stessi partiti non lo possono più svolgere. In questa fase storica e sociale contano esclusivamente i poteri economico-finanziari. e solo una imponente spinta dal basso, saldamente organizzata e coesa, è realmente in grado di modificare la situazione vigente». Alex Zanotelli a 360° su Aprile.
20.01.06 01:37 - sezione riflessioni
il 20 Gennaio 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Marco Cavicchioli ha scritto:

ok, la società civile. ma se questa si propone fin da subito come alternativa ai partiti deve dimostrare di essere in grado, DA SOLA, di organizzarsi e di esercitare a tutti gli effetti il ruolo per cui si propone, altrimenti sono solo belle parole!

il 20 Gennaio 2006 (quando OMB accettava i commenti)
charlie ha scritto:

Secondo me le forme di aggregazione sociale possono svolgere un ruolo politico importantissimo, a patto però di rimanere distinte dai partiti. Altrimenti l'alterità di obiettivi, di strategie (che è l'elemento distintivo e qualificante) si stempera nella sovrapposizione dei ruoli.

Quindi OK ai gruppi di pressione (nel senso virtuoso del termine), ma che restino al di fuori della dialettica dello schieramento politico stricto sensu.

il 20 Gennaio 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Adimant ha scritto:

Il senso dei movimenti, come inteso da Alex Zanotelli (e da me condiviso) è quello di essere promotori dal basso di un modo nuovo di fare politica a 360 gradi (politica è società, i due concettI sono assolutamente inscindibili); in questo nessuno vuole sostituire ai partiti i movimenti; quello che manca è il passaggio sucessivo in cui i partiti, invece di preoccuparsi di quello che vuole l'industriale o il banchiere di turno, si preoccupano delle istanze portate avanti dai movimenti, che in generale conoscono la società reale in maniera molto più approfondita dei vari Prodi, Fassino e soci, in quanto nella società reale vivono e si muovono costantemente. Un esempio evidente che questo sistema può portare dei frutti è stata la capacità aggregativa del vasto movimento di ciclisti di Milano che è riuscita a mettere insieme, per una volta, tutti i candidati sindaco e farli parlare su temi che interessano il movimento stesso... Ma di esempi del genere ne esistono migliaia, nelle piccole realtà.
Quand'è che i partiti ricominceranno a guardare quella che una volta era definita "la base" (oggi abbondantemente sparpagliata nei movimenti)?

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