«Ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare» (Francesco Guccini)
Anche libero va bene
Il bestemmione che Renato tira nel momento più drammatico del film forse passerà alla storia, in fondo siamo in Italia e il papa sta al centro del Paese. Ma è l'unica chance che il bel Kim ha di essere ricordato con questa operina, che offre spunti interessanti, è interpretata molto bene (soprattutto dai due protagonisti, Kim Rossi Stuart, il padre, e Alessandro Morace, il figlio piccolo), ma in cui sceneggiatura e regia fanno acqua da troppe falle.

La storia si racconta in poche parole. Il padre - bravo cristo, lavoratore tanto infaticabile quanto orgoglioso e incazzoso - vive da solo coi due figli. La moglie li ha abbandonati per inseguire avventure, ricchezze ed emozioni che in casa non potrà avere. Il menage è abbastanza tranquillo, quantomeno consolidato, quando la madre ricompare. Psicologicamente instabile, forse pure un po' ninfomane, convince per l'ennesima volta il marito a riprenderla con sé. Non raccontiamo il finale, che peraltro è prevedibiole fino dalla prima battuta.

Purtroppo l'ìnterpretazione generosa e azzeccata dei protagonisti non è seguita di pari passo da una sceneggiatura e una regia all'altezza. Rossi Stuart, all'esordio come regista, lascia freddi e a tratti annoiati. Lentezze, retorica e manierismi si sprecano (primo tra tutti le passeggiate aeree di Tommaso, troppe e troppo lunghe, tanto che a un certo punto ci ritrova a fare il tifo perché il ragazzino metta un piede in fallo) e le situazioni sono a volte troppo caricate per essere credibili.

Di positivo ci mettiamo lo studio psicologico dei personaggi, nei quali - nonostante un'interpretazione sbagliata e poco credibile - si riconoscono non poche debolezze della nostra civiltà. peccato l'averle trasformate in una farsetta, perché l'idea era ottima.
09.05.06 00:55 - sezione cinema
il 09 Maggio 2006 (quando OMB accettava i commenti)
minimamoralia ha scritto:

non passa alla storia manco per quello, visto che il porco d. gridato con bella evidenza (e per questo vm. 18) c'era già nell'ora di religione di bellocchio.

il 19 Maggio 2006 (quando OMB accettava i commenti)
angelo ha scritto:

Non sono d'accordo con quest'analisi del film.
L'andamento della regia mi sembra molto azzeccato rispetto alla storia e leggero. Il momento più drammatico del film a mio avviso, non è l'esplosione della bestemmia, ma la colazione che fanno padre e figlio. Il momento in cui il bambino si trova costretto a essere confidente, comprensivo e partecipe del mondo adulto. "Ti dico queste cose perchè ormai tu sei grande e le capisci" dice Renato al figlio. Ecco, questo, più di qualsiasi estremismo, viola l'infanzia dentro le mura domestiche, silenziosamente.

il 01 Giugno 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Giorgia ha scritto:

Incredibile Albi. Io e te proprio sui film nn andiamo d'accordo.
A me alla fine é scesa pure 1 lacrima e questo nonostante la mia infanzia sia stata stupenda e piena d'amore x cui nn c'é stata la famosa "identificazione nel protagonista". Xò l'aspetto psicologico dei personaggi era così approfondito ke alla fine nn potevi nn viverle quelle emozioni.
A me ha colpito insomma.

il 13 Giugno 2006 (quando OMB accettava i commenti)
lia ha scritto:

bellissimo film, ricco di emozioni

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