«Ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare» (Francesco Guccini)
Un altro pregiudizio
emanuele fiano ha scritto a OneMoreBlog dal parlamento della Repubblica:
Era anziano, con una fascina di legna in spalla che gli incurvava la schiena. Saranno stati pochi secondi, il suo sguardo ha incontrato il mio. Li, davanti al cancello del Cimitero Ebraico di Milano, dove una piccola folla di giornalisti e fotoreporter si raccoglieva per documentare la violenza vandalica che aveva devastato 40 lapidi di tombe ebraiche, nella notte tra il 15 e 16 Maggio scorsi. Era un anziano Rom, che ritornando alla sua roulotte percorreva, come probabilmente ogni giorno, la Via Jona che prima costeggia il Cimitero e poi lambisce il campo nomadi.

E così mentre nella mente di tutti, e certamente di noi ebrei, le immagini delle lapidi divelte riportavano in superficie altre immagini, altri drammi, quelle del secolo scorso, dei pogrom, delle razzie, delle umiliazioni, delle deportazioni e poi dei lager; il suo sguardo sorpreso di tanto clamore, delle telecamere, delle macchine della Polizia, sovrapponeva a quella storia, quella della persecuzione antiebraica e dell’antisemitismo, un’altra storia, un altro dolore. La sua storia di nomade, senza casa, diverso, escluso. Mio Padre racconta spesso della notte terribile di Birkenau, Agosto 1944, nella quale l’intero campo degli zingari venne annientato, oltre 10000 Rom e Sinti gasati e bruciati. Lo racconta come si racconta di un fratello ucciso. Per questo forse ho avvertito il pericolo che la forte e unanime condanna di quanto di orribile è successo nel cimitero ebraico, della percezione che il desiderio di oltraggiare, violentare, il popolo ebraico, è in qualche forma sempre vivo (e quello del cimitero non ne è l’unico esempio); possa, per un assurdo rovesciamento della storia tradursi nella ricaduta in un altro pregiudizio, quello contro i Rom. Agli inquirenti va tutta la mia fiducia, faranno sicuramente bene il loro lavoro; qualunque sia il responso, chiunque sarà trovato colpevole; ma il destino che ha messo vicino un campo nomadi alla periferia di una grande metropoli europea e il cimitero della comunità ebraica, devastato da una furia anonima e per adesso ermetica, il suo segnale lo ha già dato. Alla periferia della storia qualcuno escluso c’è sempre, combattere qualunque pregiudizio è il compito degli uomini che non accettano il destino.

Ciao OMB, (esce oggi su Repubblica Milano)
Lele
18.05.06 08:31 - sezione parliamone!
il 18 Maggio 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Giorgia ha scritto:

Lele mi son venute le lacrime agli okki leggendo il tuo articolo.

Mi hai emozionato. Molto.

Come essere umano, come ebrea, come giovane ke, nel suo piccolo, combatte ogni giorno x 1 mondo con sempre meno pregiudizi.

Grazie

il 18 Maggio 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Salvatore ha scritto:

Io vorrei sperare che la devastazione del cimitero ebraico sia da accomunare ad atti vandalici di qualche ubriaco, come avvenuto anche su altri cimiteri e non invece un caso di antisemitismo.
Vorrei sperare, ma so che probabilmente non è così.

il 18 Maggio 2006 (quando OMB accettava i commenti)
octopus ha scritto:

Giorgia, mi associo alla tua commozione, con animo aperto e cuore solidale.

il 18 Maggio 2006 (quando OMB accettava i commenti)
VALERIA ha scritto:

Anch'io, in mezzo alla metropolitana, ho avuto il nodo alla gola.
Grazie.

il 18 Maggio 2006 (quando OMB accettava i commenti)
drizzt... non ha parole... ha scritto:

Noi superstiti
dalle nostre ossa la morte ha già intagliato i suoi flauti,
sui nostri tendini ha già passato il suo archetto -
I nostri corpi ancora si lamentano
col loro canto mozzato.
Noi superstiti
davanti a noi, nell'aria azzurra,
pendono ancora i lacci attorti per i nostri colli -
le clessidre si riempiono ancora con il nostro sangue.
Noi superstiti,
ancora divorati dai vermi dell'angoscia -
la nostra stella è sepolta nella polvere.
Noi superstiti
vi preghiamo:
mostrateci lentamente il vostro sole.
Guidateci piano di stella in stella.
Fateci di nuovo imparare la vita.
Altrimenti il canto di un uccello,
il secchio che si colma alla fontana
potrebbero far prorompere il dolore
a stento sigillato
e farci schiumar via -
Vi preghiamo:
non mostrateci ancora un cane che morde
potrebbe darsi, potrebbe darsi
che ci disfiamo in polvere
davanti ai vostri occhi.
Ma cosa tiene unita la nostra trama?
Noi, ormai senza respiro,
la nostra anima è volata a lui dalla mezzanotte
molto prima che il nostro corpo si salvasse
nell'arca dell'istante –
Noi superstiti,
stringiamo la vostra mano,
riconosciamo i vostri occhi -
ma solo l'addio ci tiene ancora uniti,
l'addio nella polvere
ci tiene uniti a voi –

Nelly Sachs


E tutto divenne fumo
Bruciavano le case
della quieta borgata.
Bruciavano
i vivi
e i morti.
Una nube nera
si alzava su Meleto.
Grida orrende
percorsero la vallata.
Poi tornò il silenzio.

Leopoldo Paciscopi

il 18 Maggio 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Carolina ha scritto:

Lele "ke skova le marce mele" è sempre bravissimo. Mi associo alla commozione e al cuore aperto e solidale. Emozionanti (parola inadeguatissima) anche le poesie.
Carolina

il 20 Maggio 2006 (quando OMB accettava i commenti)
octopus ha scritto:

tremendamente belle le due poesie.

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