«I'm a picker, I'm a grinner, I'm a lover and I'm a sinner, play my music in the sun» (Steve Miller)
Mezzogiorno di fuoco
Ottantaquattro minuti di cinema perfetto. Non c'è una sbavatura nel capolavoro di Fred Zinnemann che sa reggere ancora oggi lo schermo, cinquantaquattro anni, Indiana Jones, Guerre Stellari e Brokeback Mountains dopo. Mezzogiorno di fuoco (titolo italiano discutibile, com'è uso) è uno straordinario esempio di film in (quasi) tempo reale in cui la suspance conta più dell'azione e il metamessaggio più della trama. Lo sceriffo Will Caine (un superbo Gary Cooper) si è appena sposato con una donna quacquera, Amy Fowler (una splendida Grace Kelly, benché non ancora principessa di Monaco) e ha lascia l'incarico. Sta per partire, quando viene avvisato che sta per tornare in città Frank Miller, assassino arrestato da Caine anni prima e destinato alla forca, ma graziato non si sa perché e tornato per vendicarsi. Caine decide di restare e affrontare la sfida, non per eroismo, ma per senso del dovere e per non dover fuggire per tutta la vita. Una decisione che lo metterà a confronto con l'ipocrisia dei suoi concittadini, che uno a uno declinano la sua richiesta di aiuto, lasciandolo solo ad affrontare gli assassini.

Il film, fu presentato nel 1952, in pieno maccartismo, e vinse quattro oscar. Ebbe alcuni problemi in patria perché accusato di "antiamericanismo" soprattutto a causa dell'inedita scena finale, in cui il protagonista, disgustato dal comportamento della città, getta la stella nella polvere prima di partire. Considerato da molti come il miglior western di tutti i tempi, sa anche andare al di là del suo genere grazie all'attualissimo messaggio di denuncia del perbenismo codardo che porta con sé, pefettamente calzante con la società occidentale dei nostri giorni.

La regia perfetta sa calare lo spettatore nell'angoscia del protagonista: è la ciliegina su una torta squisita, capace di mantenere intatta la sua freschezza, nonostante il passare degli anni. Straordinaria la maschera di Gary Cooper, che riesce a dare la chiara percezione dello scontro interiore che lacera l'anima del protagonista nei novanta minuti di attesa del treno che sta per metterlo di fronte al pericolo di una morte imminente. Imperdibile.
07.06.06 01:00 - sezione cinema
il 07 Giugno 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Aleph ha scritto:

Lo vidi a 8 anni e mi innamorai perdutamente della Kelly...dopo la mamma, la donna più bella del mondo.

OT - recentemente ho visto un film strepitoso: Radio America (altro che Moretti...).
Andate a vederlo. Cinefili e melomani di tutto il mondo: unitevi!!

il 07 Giugno 2006 (quando OMB accettava i commenti)
sandro ha scritto:

Aleph anche America Oggi sempre di Altman era strepitoso

il 07 Giugno 2006 (quando OMB accettava i commenti)
doctor pappiana ha scritto:

Un capolavoro, ma pochi sanno che lo stesso regista, diresse circa 20 anni dopo, Il giorno dello sciacallo, film sull'attentato a De Gaulle, diretto con lo stesso ritmo narrativo del western e con il duello finale tra il killer dell'OAS e il poliziotto che conduce le indagini. Il remake, mi sembra con Al Pacino, ne è una pallida fotocopia.

il 08 Giugno 2006 (quando OMB accettava i commenti)
berja ha scritto:

ma "mezzogiorno e mezzo di fuoco"?

aleph il film di moretti e' una dichiarazione d'amore per il cinema, qualsiasi cinema, il film su berlusconi e' una pura scusa.

il 09 Giugno 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Luigi Morsello ha scritto:

un capolavoro !

il 26 Agosto 2006 (quando OMB accettava i commenti)
mario ha scritto:

Considero Fred Zinnemann uno dei miei registi preferiti per la caratteristica di porre nei suoi film, che sono dei veri capolavori, l'uomo di fronte ad un evento. In "Mezzogiorno di fuoco" ad esempio, egli pone l'uomo di fronte alla legge, in "Storia di una monaca" pone una donna di fronte alla vocazione religiosa, Ne "La settima croce" pone l'uomo di fronte all'umanità, In "Atto di violenza" pone l'uomo di fronte alla coscienza, in "Odissea Tragica" pone una donna di fronte all'infanzia dispersa dalla guerra e così via. Non è poco per un regista che ha, in tal modo, caratterizzato in maniera particolare la storia della cinematografia.

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