Giuliano Ferrara ci deve 135mila euro
di Rachele Gonnelli
«Scusa ma tu leggi l’Unità? Frequenti i festival? Senti gli argomenti che vengono usati?» «... Mah, è un giornale libero... dove una direzione libera sceglie anche la linea editoriale». «No, no, non è un giornale libero, credo che l’unico modo di definirlo è un foglio tendenzialmente omicida!». «Omicida via... è una parola po’ forte...». «Me ne assumo in pieno la responsabilità». Questa non è un’intercettazione. È la semplice trascrizione di una trasmissione di Porta a Porta andata in onda, di fronte a milioni di telespettatori, nell’ottobre del 2003. Una trasmissione in cui non si parlava di informazione ma di giustizia.
l direttore de «Il Foglio» dovrà risarcire i redattori per un totale di 135mila euro
In quell’occasione il giornale fondato da Antonio Gramsci, a freddo e senza possibilità di replica, veniva bollato dal direttore de Il Foglio Giuliano Ferrara come una velina dell'odio, come foglio istigatore di annientamento dell'avversario politico. Creando un certo disagio persino nel conduttore più “scafato” della tv dell'era berlusconiana, Bruno Vespa. È sua infatti la frase che cerca di rettificare il «tendenzialmente omicida» di Ferrara. E che invece riesce a ottenere una revisione solo in senso peggiorativo da parte di Giuliano Ferrara. Non «tendenzialmente» ma «linguisticamente e tecnicamente omicida».
Una storia brutta, che è arrivata ad un punto ieri, quando il giudice monocratico Donatella Pavone della I sezione penale del Tribunale di Roma ha condannato per diffamazione Giuliano Ferrara: il direttore del Foglio dovrà risarcire i giornalisti per un totale di 135 mila euro.
La sentenza è un piccolo sassolino nella storia della giurisprudenza in tema di informazione. Non fosse altro perché a querelare non è stato il direttore della testata infangata e neanche l'azienda editoriale a cui solitamente spetta l'incombenza di tutelarne il buon nome (lo hanno fatto, come di prammatica, ma in via civile ndr). Sono stati i giornalisti, i singoli redattori de l'Unità, che si sono sentiti offesi, nel proprio prestigio professionale, nel proprio lavoro - a cui evidentemente si voleva imporre un freno - e per la storia, tutta quanta la storia de l'Unità che è anche un patrimonio di lotte in difesa della libertà d'espressione. L'azione legale, si sa, è diritto dei singoli. E così, da singoli, i giornalisti de l'Unità hanno prima firmato la querela e poi sono andati a testimoniare, a spiegare che cosa voleva dire per ciascuno essere bollati «giornalisti omicidi», tecnicamente, linguisticamente o tendenzialmente che fosse. Nel rapporto con le fonti, nel rapporto con i colleghi, nelle conferenze stampa, di fronte ai lettori.
«Sì, credo che sia la prima volta che viene riconosciuto il diritto di querela per diffamazione non al direttore delle testata o all'editore ma anche al singolo giornalista che si identifica con la testata», dice l'avvocato Domenico D'Amati che ha seguito la causa insieme ai redattori de l'Unità. Gli interrogatori dei querelanti non sono stati una passeggiata. E mentre il processo andava avanti l’attacco a l’Unità entrava nel lessico berlusconiano. L'avvocato della difesa Grazia Volo e lo stesso Ferrara hanno cercato di giustificare l'epiteto del «tecnicamente omicida» ricordando un articolo particolarmente duro in cui si sottolineava che il direttore de Il Foglio era stato un «informatore prezzolato della Cia». Secondo la difesa, ricordando questo, l'Unità avrebbe additato Ferrara ad eventuali terroristi come possibile bersaglio. L'avvocato della parte civile D'Amati ha sottolineato come, per la vicenda Ferrara-Cia, il direttore de Il Foglio si sia risparmiato un procedimento interno all'Ordine dei giornalisti solo per prescrizione, ossia perché i “fatti contestati” erano troppo lontani nel tempo.
Evvai!
naturalmente sono contenta per la redazione dell'unità, ad ognuno il suo , ed è giusto che abbiano perseguito ferrara, se egli ne aveva leso la credibilità e la dignità.
ma , mi permetto, di spezzare una lancia a favore di ferrara personaggio nell'arena del giornalismo-spettacolo.
lui personalmente non mi piace, troppo aggressivo e verboso, per i miei gusti, ne ho conosciuti tanti come luimquando sono arrivata a torino nel '78 che ancora oggi ricordo malvlentieri quel periodo, torino era piena di gente così, sarà casuale ,ma in quegli anni lui era consigliere e capogruppo nel comune di Torino.
piena crisi industriale, terrorismo strisciante nelle fabbriche, le brigate rosse che oltre a sparare, il sindacalista guido rossa fu ucciso proprio quell'anno, facevano adepti tra gli operai e i tecnici.
era il periodo o con me o contro di me, fronti estremi e contrapposti, scarsa la dialettica, nel partito e nel sindacato potevi iscriverti solo se conosciuto o portato personalmente da altri iscritti che garantivano per te.
non mi so riconoscere in rappresentanti politici che usano la mano pesante e la lingua stridente per placcare l'avversario, per questo non mi piace ferrara come non mi piace costanzo, ma ancor meno mi piacciono coloro che nelle trasmissioni televisive lo affiancano , procurando alla rubrica da mlui condotta e diretta un'aurea democratica e liberale.
mi riferisco a gad lerner, alla palombello, a luca sofri ed ora alla armeni.
ferrara è quel che è , ma almeno non nasconde nulla , nella sua voracità, nel suo famelico bisogno di esserci è tutto ed il contrario di tutto, ma loro?
loro non sono novelli praticanti del giornalismo, loro non hanno bisogno della comparsata in televisone per guadagnarsi da vivere, loro hanno ben altre rubriche e giornali per riportare le proprie rencensioni e opinioni che ci fanno al suo fianco?
ferrara sarebbe addirittura innocuo e divertente se conducesse le rubriche da solo o in compagnia di opinionisti e conduttori a sua immagine e somiglianza, ma al fianco dei suddetti acquista ben altra credibilità , sono convinta che il successo di ferrara debba molto alla loro presenza, non solo compreso fino a che punto consapevoli o meno del loro masochistico ruolo.
maria
alberto non puoi studiare un diverso modello di scrittura?
spariscono le parole tra lo scrivere e il pubblicare il post.
oggi, poi è dannatamente difficile .
avrei voluto che comparisse la frase che proprio a torino ferrara maturò l'abbandono del pci.
quel clima surriscaldato provocò il suo cambiamento? sono anni che mi chiedo cosa gli successe per provocare una simile abiura.
e nel finale appare la frase "non solo compreso...................."
in reatà manca il verbo " non ho solo compreso................." temo che altrimenti il discorso appaia incomprensibile.
grazie maria
Che dire.
C'è giustizia in Italia ?
Sì, c'è !
Come fa ad essere libero un giornale che appartiene ad un partito?Ovvio che la linea editoriale sia dettata dal segretario del partito.Questo vale per tutti i giornali di partiti...non sono liberi,o per lo meno sono liberi di muoversi nell'aura di idee che è concessa dal partito in questione!
Ad maiora.
il commento, caro federico, non e' riguardo la libertà di espressione o meno nell'ambito di un partito di un giornale..ma del fatto che per la prima volta, dei giornalisti hanno querelato in prima persona uno che li ha diffamati..mi pare leggermente distorto il tuo modo di leggere le notizie.
Che segua una linea editoriale dettata da un partito o meno non giustifica la frase diffamatoria, ne' chi l'ha pronunciata, ne' tantomeno inficia il fatto
Mi pare che, come al solito, ci si ispiri ad un mondo governato dai giudici. Se a voi piace..(e poi non parlate di libertà di stampa)
"Mah, è un giornale libero... dove una direzione libera sceglie anche la linea editoriale"
Lo leggo nelle prime righe e riguarda il dibattito dal Vespone quella sera,quindi il mio conto lo riguarda eccome!!!
Omicida non lo è,ma è ovvio che fosse un'iperbole riferita al fatto che distrugge gli avversari politici,quindi essendo politicizzato non può essere libero!E' la stessa obiezione che Fassino durante Ballarò riferiva a "Il Giornale",che distrugge gli avversari in 43pg (non arrivando nemmeno a capire che i giornali hanno fogliazione pari).
Ad maiora.
federico: l'Unità appartiene a un editore privato. Ovviamente gode dei finanziamenti pubblici allò'editoria politica, ma credo prenda meno soldi del quotidiano dei monarchici che tira una dozzina di copie.
Apprezzo l'intervento civile del boss.
Bella.
@dedalus: condivido spesso lo spirito dei tuoi commenti, non questo. La libertà di stampa non deve consentire a nessuno di insultarmi, di dire che sono "omicida". Se qualcuno lo dice, io lo querelo.
COme giustamente diceva mira, il problema non è Ferrara ma chi gli da retta, ovvero chi lo ritiene un interlocutore.
C'è addirittura chi pensa che sia molto intelligente. Infatti, alla vigilia della guerra in Iraq egli la giustifico profetizzando un crollo del prezzo della benzina. Eh si, proprio una cima.....