«A politician, you know the ethics those guys have. It's like a notch underneath child molester» (Woody Allen)
Dialogano, ma tra di loro
Armando Torno ha 53 anni, ma ragiona come un centenario. E' l'impressione che suscita questo suo commento pubblicato sulla prima pagina dell'edizione milanese di Coresera, in cui affermazioni che non stanno né in cielo né in terra sono condite con abbondante piaggeria verso il potente di turno, a indurre il voltastomaco al lettore che non abbia l'accortezza di voltare pagina alla terza parola. L'articolo mette come presupposto una castroneria colossale ("graffitaro" = "writer"). Senza essere esperti di arte urbana, anche noi che condividiamo la generazione del Torno sappiamo che tra le due figure c'è una differenza abissale (che non spieghiamo, perché l'unico che non lo sa probabilmente è lui). Secondo periodo, seconda castroneria, ovvero l'ipotesi che si possa "instaurare un dialogo" coi writer (quelli che mettono le firme nei luoghi più impensati, proibiti e inaccessibili) per indurli a spruzzare solo i posti defilati che piacciono ai benpensanti come Torno. Ne conosciamo solo due o tre, ma l'idea che lascino mettere la mordacchia alle loro bombolette è esilarante.

Andiamo avanti. Terzo periodo, terza castroneria: l'idea che Sgarbi possa essere "l'uomo adatto" a dialogare con chicchessia fa sbellicare. Sgarbi dialoga solo quando deve trattare le proprie prebende, altrimenti strilla e insulta. Il problema è che con i writer troverà pane per i suoi denti e le firme - espressione di disagio e non accettazione della società omologata e basata su valori fasulli (denaro, successo, quanto-sono-figo-io, eccetera, di cui Sgarbi e Torno sono esponenti) - andranno avanti imperterrite.

Quarto periodo: non si sa bene se il nostro si riferisce a tag o graffiti, ma che "tutti i milanesi inorridiscano" per i tag è opinabile, che lo facciano per i graffiti è una fesseria. Esistono opere d'arte stupende nei luoghi più impensati, apprezzate e rispettate da tutti, salvo il seddiovuole scomparso Gabriele Albertini (Letizia non si sa) che a volte li copriva con una bella mano di grigio in tinta con la propria umanità. Ma una cosa è certa: ci sono innumerevoli milanesi che ritengono le vaiasse in megaposter di Armani, D&G e Versace molto più intollerabili delle firme sulla base della statua di Vittorio Emanuele o sulle carrozze della metropolitana.

Quinto periodo: una iniziativa bislaccca di Sgarbi (pannelli bianchi messi qua e là nella vana speranza che i writer risparmino i muri) viene spacciata per "dialogo". Il perbenista è tutto soddisfatto all'idea di essere riuscito (almeno, così crede lui) a confinare gli alieni che non rientrano nel suo schemetto mentale di provincia. Qualcuno gli dica che "dialogo" significa cominciare a chiedersi chi è l'altro, perché fa così, che lingua comune esiste, eccetera. Con i pannelli bianchi, quelli come Sgarbi e Torno dialogano esclusivamente tra di loro.

Nel quinto periodo Torno auspica finalmente qualcosa di sensato (l'attenzione al verde, la rimozione di cartelli inutili eccetera). Se arrivasse ad assimilare ai "denti cariati" anche le vaiasse di Armani&Gabbana, potrebbe raccogliere almeno un punto a suo favore. Non lo fa, quindi anche all'ultimo periodo viene assegnato il peggior giudizio.

Riflessione: è davvero frustrante che un quotidiano supoposto autorevole come Corsera arrivi a pubblicare questa roba in prima pagina locale. Qui non è questione di punti opinioni, questa è disinformazione bella e buona. E anche della più becera.

da Corsera del 16 luglio 2006 (numerazione dei periodi a cura di OMB)

LA SVOLTA DEI GRAFFITI
di Armando Torno

1 - A Milano si cambia l'atteggiamento con i graffitari o, come qualcuno preferisce, con i writer. Maurizio Cadeo e Vittorio Sgarbi, i nuovi assessori all'arredo urbano e alla cultura, propongono una vera e propria «mappatura» dei muri, cominciando a mettere a disposizione agli affiliati di questa tendenza pareti mobili intorno alla Borsa.
2 - Si tratta sostanzialmente di coinvolgimento ma anche di riconoscimento di questi grafici, disegni o pitture selvagge che dir si voglia. Il dialogo con i writer li trasforma da imbrattatori abusivi a protagonisti di una tendenza; la quale, per quanto vituperata da coloro che invocano ordine e regole, fa comunque parte del nostro tempo ed è un'espressione dell'attuale società. Va da sé che se il dialogo avrà fortuna e i writer accetteranno spazi per esprimersi con i loro graffiti, diventeranno autori di un'arte che ritroveremo in determinati luoghi, magari con una sua evoluzione e con gli inevitabili eroi (anche se alcuni di loro sono già personaggi affermati).
3 - Diciamolo con franchezza: il dialogo era necessario. Sgarbi, che di arte se ne intende, era l'uomo adatto per dar vita a questa iniziativa. Non vogliamo entrare nel merito, ma il braccio di ferro ideato dall'ex sindaco Albertini, con forme di denuncia e taglie, non ha dato risultati degni di nota.
4 - Tutti i milanesi inorridiscono (giustamente) quando vedono facciate, mezzi pubblici e anche monumenti storici violati da graffiti; ora però la proposta di un disordine organizzato, che consente di focalizzare questa tendenza, potrà farla conoscere e forse apprezzare. Chi scrive, pur disinteressandosi completamente di arte contemporanea (tranne rarissime eccezioni che non è ora il caso di elencare), non trova disgustosi più i graffiti di talune tele ben pagate, e magari comperate in un'asta televisiva. La differenza sta soltanto nel fatto che il quadro è, nel peggiore dei casi, un orrore che si sconta in privato.
4 - Il dialogo, comunque, è preferibile in questo caso del «muro contro muro», anche perché l'Italia non ha da parecchio tempo né tempra né uomini per usare il pugno di ferro. E questa forma di concertazione andrebbe estesa anche ad altri problemi, a cominciare da quello che si sta creando con i taxisti.
5 - Ora speriamo che anche il verde a Milano trovi un suo adeguato spazio e delle vere cure. E che tutti quegli inutili pali e/o cartelloni rimasti, che sono stati disseminati negli scorsi decenni, vengano levati: anch'essi deturpano l'arredo urbano e sembrano denti cariati in mezzo alla città. Causano dolore agli occhi, è ora di estirparli.

16.07.06 19:14 - sezione milano
il 17 Luglio 2006 (quando OMB accettava i commenti)
gerry ha scritto:

Albè... ho 44anni suonati, però evidentemente soffro anch'io della "sindrome di Armando Torno", visto che fatico a distinguere tra "writer" e "graffittari".
Ognuno avrà i suoi gusti estetici, per carità.
Io di "arte" ne vedo ben poca, più che altro degrado che si aggiunge a degrado.
E poi, ok, comprensione, dialogo, però si deve arrivare a stabilire delle regole di "decenza minima" e a farle condividere e rispettare.
Il problema certo non è di facile soluzione, però un criterio potrebbe essere quello di decidere quali comportamenti sono comunque da qualificare come "atti vandalici" e di danneggiamento della proprietà pubblica.

Ti faccio 2 esempi, che, come sostenitore della "mobilità sostenibile" spero condividerai.
1 - Non è possibile, se prendi l'autobus, non riuscire a leggere l'orario, perchè deturpato da sgorbi fatti con bombolette spray.
2 - E, come ciclista urbano, che si batte per un ambiente migliore e per le ciclabili, mi incazzo quando leggo cose come queste:
http://www.romapedala.splinder.com/post/8629575#comment
Cose tra l'altro che ho già vissuto in prima persona (molti anni fa, una serie di pannelli indicanti percorsi ciclabili, preparati da me e da altri volontari, e finanziati e installati dal Comune, nel giro di pochi mesi imbrattati da tutta una serie di imbecilli - grafittari, svastiche, falci e martelli, ecc. -).
Per non parlare degli spazi verdi, giochi per i bambini, ecc.

Insomma, in definitiva, l'articolo di Torno mi sembra ampiamente condivisibile.
Se c'è chi ha capacità e voglia di esprimersi è giusto lo possa fare in luoghi "idonei" e non a discapito dei diritti di altre persone o di mezzi e spazi pubblici.
Forse il dialogo non sarà facile, però a questo punto, scusami, se questi "artisti" vogliono fare quel che gli pare "senza regole" per me stanno nella stessa categoria di quelli che evadono le tasse, corrono a 100 all'ora in città, ecc. ecc.
La logica è sempre la stessa "ho ragione io, faccio come mi pare, al diavolo gli altri".
Le regole di convivenza civile invece ci vogliono.
Si può decidere che il limite di velocità è 50km/h o 30 km/h .... ma bisogna deciderlo.
Per deciderle su queste, come su altre, questioni possono e devono essere messi in atto processi di coinvolgimento piuttosto che di pura repressione. Ok.
Se si tratta di combattere il degrado, è ovvio, ci sono altre priorità. Però certi comportamenti vanno fermati, perchè rischiano di diventare un ostacolo anche per chi combatte il degrado (vedi esempio della ciclabile).

il 17 Luglio 2006 (quando OMB accettava i commenti)
dedalus ha scritto:

In realtà 'sti graffiti, nella maggior parte dei casi, sono orrendi. Nel caso sarebbe meglio incaricare qualche buon pittore o cartoonist..
lo so, lo so..fanno un po' parte del "panroma urbano"..ma diciamo che vanno bene in luoghi desolati, vicino alla vecchia ferrovia etc.

il 17 Luglio 2006 (quando OMB accettava i commenti)
roberta ha scritto:

scondo me uno che nel 2006 a milano ancorra non capisce che graffiti e tag fanno parte della società ha un grave problema culturale.

il 17 Luglio 2006 (quando OMB accettava i commenti)
romeo ha scritto:

Sarà molto divertente vedere i pannelli candidi di Sgarbi restare candidi e venire incorniciati da un mondo fi colori. Si cerdono colti ma non sanno niente che venga dopo l'ottocento. Sono residuati bellici di valore nullo.

il 17 Luglio 2006 (quando OMB accettava i commenti)
gerry ha scritto:

Che cavolo vuoi dire Roberta?
Anche inquinamento, evasori fiscali e nazi-razzisti ... fanno parte della società, purtroppo.
E allora? Ce li teniamo senza batter ciglio?

il 17 Luglio 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Aleph ha scritto:

Ha ragione Gerry, non diamo per scontato il ragionamento che "siccome questi sono i tempi in cui viviamo, dobbiamo accettarli".
Non è vero, anzi: è un grave errore che nasconde dietro ad un falso intellettualismo, l'impotenza nei confronti di qualcosa che non è affatto arte ma fastidiosi sgorbi sui muri, almeno nella stragrandissima maggioranza dei casi che si vedono in giro per le nostre città.

il 17 Luglio 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Attilio ha scritto:

Io vivo da sempre nel ticinese, da quando era un borgo popolare ma pulito. Che cosa vuol dire accettare il degrado come fatto culturale? Siamo lontanissimi dall'arte e dalla grafica. Igraffitari sono solo imbrattatori del paesaggio urbano, che ha una sua bellezza anche in una città brutta/bella come Milano. Viaggio molto per lavoro.Tutte le metropoli hanno zone imbrattate, ma salvaguardano i centri storici e le dowtown.
Per non parlare delle piccole città italiane, dal nord al sud, dove il fenomeno grafittaro è sporadico o inesistente. Gli abitanti esercitano coralmente una vigilanza sulla propria città.
Sarà che Milano ha sempre meno residenti per cui vengono da fuori a lordare un'area urbana che non sentono propria? Rozzano,Trezzano s/N, Corsico, Bianasco, Lacchiarella, Bernareggio ecc. non sono insozzate come Milano. Basta vedere le targhe delle auto parcheggiate di sera lungo i Navigli. Sgarbi ha toppato ancora una volta, per narcisismo, per mania compulsiva di protagonismo,
per "epater le bourgois" ancora una volta.
Di Haring ce n'é stato uno solo ed è morto di AIDS povero e sfruttato dai critici.
Basta scempi di Milano, cerchiamo di ripulirla.

il 28 Luglio 2006 (quando OMB accettava i commenti)

Perchè no scusate? Mi sembra un'ottima idea...

O forse che i graffitari hanno pura della pagina, oops, pardon, del telero bianco?

Un caro saluto

Altrove: A - rivista anarchica | Accordo | Anticatechismo | Chan Hon Chung | Ciclistica | Il Deposito | Don Zauker
Gruhn Guitars | Giordano Bruno | Libertaria | Movimentofisso | Brian Setzer | Shel Shapiro | UAAR | Il Vernacoliere