«I'm a picker, I'm a grinner, I'm a lover and I'm a sinner, play my music in the sun» (Steve Miller)
Edward Mani di Forbice
Sono almeno due i piani di lettura del capolavoro di Tim Burton che ha da poco superato i tre lustri di vita. C'è la storia, dolcissima e commovente, del ragazzo venuto dal nulla, con le mani taglienti e il volto cereo, che prova a innamorarsi e a vivere una vita normale. Non ce la farà, ma riuscirà a dare un senso alla sua vita. Poi c'è la lettura allegorica, il racconto del diverso - Edward, un personaggio in bianco e nero che si trova calato in una realtà di colori pastello. Nella sua parabola postmoderna a colori pastello Burton mostra al mondo la fragilità del perbenismo americano, un popolo cinguettante che accetta il diverso solo se è pronto a dichiarasi tale e conformarsi alle regole. Edward ci prova fino all'ultimo a trovare un'armonia col mondo a colori tanto diverso da lui, così fragile e allo stesso tempo indistruttibile, ma si rende conto che quel mondo non lo accetterà mai, se non come fenomeno da baraccone. Una società impietosa lo costringerà a tornare nel suo eremo, almeno portando con sé il ricordo di un po' di calore umano da cui trarre la forza per continuare a vivere.

A pensarci bene, si scopre che questo film non ha difetti. La regia è perfetta, la fotografia impeccabile, la musica coinvolgente. Un palcoscenico all'altezza di Johnny Depp, all'epoca quasi esordiente, eppure già bravissimo e capace di calarsi totalmente nella parte, al punto da spersonalizzarsi. I suoi lineamenti sono appena percepibili dietro l'espressione stralunata e intensa di Edward, a cui Depp regala una vita inaspettatamente credibile. La straordinaria maschera di Johnny Depp sembra plasmarsi e modificarsi con gli stati d'animo di Edward, quasi fosse il prodotto di un potente software di animazione. Invece è lui, uno dei più grandi attori di questi tempi, che aggiunge valore a un film immortale. Anche Wynona Rider - nonostante il confronto impari - riesce a convincere con un'interpretazione intensa e coerente col personaggio. Da rivedere e rivedere e rivedere.
10.09.06 01:07 - sezione cinema
il 13 Settembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Carolina ha scritto:

ho visto quello dopo, credo, della stessa accoppiata: "La Fabbrica del Cioccolato" (volevo seguire il consiglio ma volevo anche temi un po' più leggeri). Non bella come questa descritta qui l'interpretazione di Depp, però carina l'idea favolistica anche se un po' da bambini su cui si basa il film e le animazioni sono superbe, va sans dire.
Carolina

il 14 Settembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
geppo il castigatore ha scritto:

Di "Willy Wonka" preferisco la versione del 1971, interpretata da un piu' che discreto Gene Wilder.

Di "Edward Mani di Forbice", mi rimase impressa in maniera violenta l'inquadratura a volo d'uccello sulla provincia americana, all'inizio del film.

Il colpo d'occhio delle villette tutte uguali, dipinte di tinte pastello a dir poco offensive...

... Come dire "che bello il conformismo con una mano di vernice nuova".

Poi arriva l'estraneo, e la maschera amabile della societa' per bene cade.

il 17 Maggio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
flavia ha scritto:

film commovente triste ma bello che esprime il disagio di un diverso che vuole essere considerato come tutti gli altri...normale!!!!!

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