«Ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare» (Francesco Guccini)
I perché dell'assedio di Fort Isimbardi
«L'opposizione non deve radicalizzare lo scontro, ma costruire un'alternativa di governo e su quella incalzare la Moratti. Il centrosinistra eserciti il proprio ruolo di opposizione responsabile e di governo, dialogante ma che porta una propria visione di sviluppo. Di certo non avrebbe senso continuare a fare l'opposizione che si faceva ai tempi di Albertini. Per il centrosinistra è ora di cambiare volto: dopo quattro sconfitte, non ti presenti con la stessa faccia. Il problema non è stato il candidato, con un altro progetto e un'altra campagna, avremmo vinto».

Non siamo mai stati teneri con Filippo Penati. Non ci piace il suo approccio al potere, non ci piace la gran parte delle persone con cui ha colonizzato la provincia di Milano, non ci piacciono le consulenze che dà e come le dà, non ci piacciono le persone di cui si circonda, non ci piacciono le cifre con cui compensa le consulenze, non ci piace ripensare ai nostri soldi che ha dato a Gavio per aggiungere una tessera al mosaico che lo dovrebbe consacrare vicerè della grande Milano. Non ci piace neppure l'arroganza con cui risponde alle critiche (oggi: «nella mia carriera politica non ho mai fatto un giorno di opposizione»). Insomma: Filppo ci piace solo un filo di più di Ombretta.

Fatta questa doverosa premessa, vogliamo - senza entrare di nuovo nel merito della querelle sui Baci Perugina - sottolineare un passo della sua dichiarazione a Bettina Soglio di Corsera: «è ora di cambiare volto, dopo quattro sconfitte non ti presenti con la stessa faccia».

Sono le cose che noi dicevamo anche prima della sconfitta alle elezioni amministrative, ma - che lo dica OMB o che lo dica Penati "il Vincente a Prescindere" - la chiusura acida con cui vengono accolte è la stessa: «c'è un problema di centrosinistra che coinvolge noi (i DS ndr), Penati e i partiti» (in pratica Majorino che già esclude Penati dai DS), «la cartolina che dipinge Penati è fatta da un falsario» (Dalla Chiesa lo accusa di ipocrisia), «non si può rincorrere la Moratti su questioni profondamente sbagliate» (Bruno Ferrante chiude ogni ipotesi di collaborare), «Penati non è la sinistra di Milano» (Giovanni Colombo si allinea ai suoi ex compagni tagliando fuori Filippo).

Insomma, l'opposizione in comune - con alcune eccezioni, come Davide Corritore che si chiama fuori e continua a dire che forse «varrebbe la pena di litigare su cose serie, traffico, inquinamento, Metroweb» - mette il presidente provinciale sulla graticola. Per comprendere i motivi di questo cambio di atteggiamento nei confronti di un uomo che fino a qualche mese fa sembrava il salvatore del mondo e oggi viene vissuto con profondo fastidio da molti nel suo stesso partito, occorre ricostruire un po' della recente storia nascosta dei DS.

La tensione di oggi nasce ai tempi della scelta di Penati come avversario di Ombretta Colli per la presidenza della provincia. Quel posto piaceva tanto ad Antonio Panzeri, consigliere europeo, già dalemiano DOC, già presidente della Camera del lavoro, uno dei politici più abili e attivi nel sottocoperta DS nell'area milanese, uno senza ruoli ma con un forte potere sulle candidature. La scelta di candidare Penati fece nascere una guerra di posizione che oggi si accende e diventa conflitto aperto. La strategia di Panzeri è chiara (e per qualche verso inquietante): rafforzare la segreteria federale di Mirabelli, messo su quella poltrona proprio da Penati (il quale oggi se ne pente amaramente).

E' noto che a giugno si era parlato di possibili dimissioni di Franco Mirabelli come risultato di facciata di una riflessione sulla sconfitta elettorale che in realtà non è mai stata fatta. Una vittima da dare in pasto agli elettori, un contentino per poter continuare a gestire le cose nelle stanze buie anziché alla luce del sole. Se oggi non se ne parla più è perché forse c'è in atto una trattativa: Panzeri avrebbe offerto a Mirabelli la tranquillità della sua poltrona e in cambio chiederebbe un allargamento della segreteria e la sostituzione di qualche pedina con persone di sua fiducia. Da tutto questo Penati è tagliato fuori, chiuso nell'assedio dorato di palazzo Isimbardi, per escludere dal gioco la sua fetta di potere.

Problema. Se l'asse Panzeri-Mirabelli nascesse, crollerebbe definitivamente la possibilità di un'analisi seria della sconfitta, di un cambio di passo, metodi, persone. Il centrosinistra milanese e forse lombardo sarebbe inchiodato a un segretario da molti ritenuto inadeguato, incapace di prendere posizioni, tanto insicuro di sé che in una fase pesante come quella di questi giorni (si discute sul nulla mettendo in mostra solo divisioni e rancori interni) arriva a commentare «non partecipiamo a una discussione che, così come si è aperta, è inutile e dannosa per il centrosinistra».

Riflessione. Se questi sono i manovrati e i manovratori che dovrebbero dare a Milano una grande occasione di rinnovamento e riforma della politica con la nascita del Partito democratico, possiamo pure cominciare a scommettere sulla sconfitta del 2011.
15.09.06 12:39 - sezione milano
il 15 Settembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Marco Campione ha scritto:

Dal che si deduce che Franco almeno in questo è un craxiano: attua la politica dei due forni... :-)

(commento lasciato nella speranza che Franco abbia senso dell'umorismo)

il 15 Settembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
gisella ha scritto:

Speranza probabilmente vana.

il 15 Settembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
carlo_porta_milanese ha scritto:

abbiamo strumenti (il partito) per governare la società, rendere meno acuti i conflitti assolutamente irriformabili.

La sclerosi dei partiti è giunta ad un punto di non ritorno ahimè. Gruppi sempre più autoreferenziali si scannano per il controllo delle posizioni di potere come antichi oligarchi.

Siamo nel patriziato veneziano, siamo alle famiglie iscritte nel Libro d'Oro...

Che farè? qualcuno mi sa dire qualcosa?

il 15 Settembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
maria ha scritto:

era chiaro che ci fosse qualcosa all'interno del gruppo ds di milano, i segnali c'erano tutti, peccato che in una città così di primaria importanza non si dia avvio ad un nuovo corso che rompa definitivamente con il passato.
difficilmente si potrà fare qualcosa , se non avviare una riflessione politica di ampio respiro, ma se la cosa è diventata pubblica significa che tutto il possibile è stato già fatto e inutilmente a quanto pare.
maria

il 15 Settembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
pa.ro. ha scritto:

"Riflessione. Se questi sono i manovrati e i manovratori che dovrebbero dare a Milano una grande occasione di rinnovamento e riforma della politica con la nascita del Partito democratico, possiamo pure cominciare a scommettere sulla sconfitta del 2011."

Concordo.
Purtroppo, come qualcuno ha già scritto: con questi dirigenti, etc etc......


il 15 Settembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Luigi Malerba ha scritto:

E' ovvio che emergano i conflitti diessini. E' mancata infatti finora qualunque analisi e autocritica sulla sconfitta di maggio. Tutto messo in soffitta, per evitare di mettersi in discussione. Significativo è che nella festa dell'unità non ci sia stato neanche un dibattito sulla situazione milanese. Insomma il silenzio più totale. Se questa è la politica...

il 15 Settembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Marco Campione ha scritto:

Luigi Malerba non deve aver letto lo stesso programma della Festa che ho letto io.

A me è parso infatti molto centrato su Milano e il suo futuro.

A meno che lui con "situazione milanese" non intenda la situazione del partito. Ma sulla situazione del partito si fanno le Direzioni e le riunioni non i dibattiti.

il 15 Settembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
alberto biraghi ha scritto:

Marco, chi vuoi prendere in giro? Un dibattito sul futuro di Milano organizzato dai DS (sconfitti e mazziati) dovrebbe implicare la necessità di governare la città, ché dall'opposizione non si fa poi molto (come vediamo in questi giorni).

In altre parole: governare è prioritario, quindi converrebbe prima definire le strategie con cui tentare di vincere tra quattro anni e poi discutere di massimi sistemi. Oppure ritorna la favola "prima il programma" (ho una collezione di burloni che l'hanno proclamato in clima pre elettorale, salvo poi presentarsi senza una riga decente)?

Sulla "situazione del partito" non si fanno riunioni e dibattiti, ma trame sottocoperta legittimate da votazioni bulgare ottenute col mercimonio di briciole di potere. Questa politica è stantia, c'è un'unica via d'uscita e un'unica salvezza: via, a casa tutti, meglio il nulla che una classe (in)dirigente di mediocri incapaci.

Sarebbe argomento da bottega. Il problema è che questa gente qua, questi che oggi hanno detto la montagna di idiozie vuote che abbiamo letto sui giornali, oppure questo burlone che fa chiudere le strade senza ricordarsi che ci passano delle auto, questa gente qua decide del futuro nostro e dei nostri figli. La vita di mia figlia - sempre ché io non riesca a liberarla da questa città al più presto - nelle mani di Matteucci, Mirabelli, Penati e la loro bandaosiris? Ma ti rendi conto? E ancora hai voglia di fare lo spiritoso? Ma che hai fumato?

il 16 Settembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Marco Campione ha scritto:

Rispondevo a Malerba. Ma tu c'hai il chiodo fisso :-)

PS: spero di non perdere mai la voglia di fare lo spiritoso...

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