«A politician, you know the ethics those guys have. It's like a notch underneath child molester» (Woody Allen)
Avanti adagio, praticamente fermi
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archimede.gif Va bene “avere l'umiltà di non pensare di avere la ricetta giusta in tasca”, ma, già che c'è, Letizia dovrebbe avere anche l'onestà di ammettere che il famoso piano della mobilità - altrimenti noto come ticket d'ingresso - è diventato in realtà un azzardo, un compromesso, un'ipotesi, una promessa; insomma tutto fuorché un piano. E lo si capisce anche dal fatto che nessuno abbia voglia di sostenerlo fino in fondo. Con la scusa dell'ascolto e della condivisione, ci si prepara ad un altro giro di valzer della inconcludente discussione su come ridurre traffico e smog a Milano e salvaguardare la salute dei milanesi. Non a caso, il documento presentato l'altro giorno in giunta dal povero Assessore Croci è stato derubricato a semplice “informativa”, che i suoi colleghi si sono ben guardati dal votare e nemmeno discutere. Come dire: abbiamo cose più importanti da fare. E' la riscossa dei partiti di centrodestra che, allarmati dall'impopolarità del ticket, sono riusciti a stoppare l'iniziativa più clamorosa del loro “sindaco manager”, riducendolo a parlare, appunto, di umiltà e a rimandare di un anno l'operatività del progetto. Al di là dei giochi e degli interessi politici, il “piano B” di Letizia-Croci è discutibile sotto molti aspetti: la natura e le finalità del provvedimento, l'area e la popolazione sottoposte al pedaggio, il metodo e i tempi di attuazione.

La natura e le finalità del provvedimento. Dall'idea di una misura contro il traffico per migliorare la mobilità in città (congestion charge), si è passati decisamente alla proposta di un pedaggio ambientale (pollution charge) avente l'obiettivo di diminuire del 20% l'inquinamento atmosferico e del 25% quello prodotto dai veicoli. Ora, mentre è relativamente più facile calcolare la riduzione del traffico, è estremamente più complicato quantificare la riduzione dell'inquinamento in un'area molto integrata come quella metropolitana milanese. Per di più, l'obiettivo è formulato in modo da non poter essere misurabile e verificabile: su quale area? Per quali tipi di inquinanti? In quanto tempo? Una finalità più concreta riguarda le risorse economiche che si ricaverebbero dal ticket: 179 milioni di euro nel 2007, 396 a pieno regime, per poi diminuire nel tempo. Gli investimenti già stanziati per dotare i punti di accesso con telecamere e segnaletica si aggirano intorno agli 80 milioni. A cui bisognerà aggiungere i costi per il personale di controllo, per l'informazione, ecc. I ricavi saranno destinati “alla lotta all'inquinamento, al potenziamento del trasporto pubblico, al miglioramento della qualità della vita”: un impegno troppo generico, per motivare chi dovrà sborsare il ticket. Per rendere credibile il pedaggio e creare consenso, occorre indicare concretamente quanti nuovi bus, quante caldaie a metano, quanti parcheggi, ecc. saranno disponibili fra tot anni, grazie ai proventi del ticket.

L'area e la popolazione sottoposte al pedaggio. Il principio base è “chi inquina paga”, a riprova che il miglioramento della mobilità non c'entra nulla (altrimenti il principio guida sarebbe “chi usa l'auto paga”). L'area soggetta al ticket d'ingresso è il perimetro delle linee ferroviarie, circa 60 km quadrati (33% del territorio comunale) in cui vivono 774mila milanesi (il 59% della cittadinanza). Nell'area entra il 65% dei veicoli dei 510mila pendolari che entrano in città su mezzo privato (su 841mila).
Dunque, la maggiore obiezione al “piano A”, sembra sia superata: pagheranno tutti, residenti e pendolari. Ma è proprio così? Se si considerano i mezzi esentati dal ticket (veicoli a gas, metano, gpl, con motori euro 2,3 e 4, diesel con filtro antiparticolato, tutte le moto e i motorini) ci si rende conto che circa il 90% dei mezzi circolanti (e inquinanti) sfuggirà al pedaggio. Per di più, la delibera regionale bloccherà i veicoli non catalizzati dalle 8 alle 12 e dalle 16 alle 20. Ha senso, come si chiede Paolo Hutter, che i proprietari di questi veicoli paghino per circolare solo dalle 12 alle 16?
In pratica, a pagare sarebbero i proprietari di veicoli con motori Euro 1 a benzina (2 euro nella fase sperimentale, 5 a regime), diesel senza filtro (5 e 10 euro), Diesel non catalitici e Euro 0 (10 e 20 euro). L'85% di questo tipo di veicoli appartiene alle fasce medio-basse della popolazione. Dunque il principio vero è: “chi è povero, paga”. Un'altra perplessità riguarda l'impatto dei controlli nei giorni feriali, dalle 7 alle 18, ai 124 varchi lungo il perimetro della “ticket area”: sicuramente si creeranno rallentamenti, parcheggi selvaggi e ulteriore inquinamento dovuto agli ingorghi. Come si è pensato di attrezzare le zone interessate? Mistero.

Metodo e tempi di attuazione. Letizia ha parlato di un “percorso di ascolto e confronto” di due mesi con la Provincia, la Regione, le categorie, i cittadini, avvertendo che non è detto che alla fine il provvedimento sarà lo stesso dell'inizio. La sperimentazione dovrebbe partire il 19 febbraio. L'avvio ufficiale è previsto per ottobre 2007 (“c'è tempo”, avrebbe commentato De Corato, sorridendo sornionamente). In Regione, l'hanno presa freddamente, ricordando il patto del 13 ottobre con la Provincia e il Comune per coordinare le politiche dei trasporti. In Provincia, Penati appoggia la Moratti, facendo finta che esista ancora un piano. In realtà, non esiste alcun coordinamento tra istituzioni e lo scambio di informazioni avviene leggendo i giornali. Alcuni sostengono che sarebbe meglio prima potenziare il trasporto pubblico e poi far partire il ticket. Sembrerebbe la solita storia dell'uovo e della gallina. ATM ha annunciato 50 bus e 300 autisti in più dal 1° febbraio, mentre si stima un fabbisogno di 600 nuovi mezzi per sostenere gli effetti del ticket). L'unica è sperare che sia vero quanto affermano i dirigenti ATM, cioè che la rete attuale ha la capacità di assorbire un 30% in più di passeggeri e che l'obiettivo a breve è +20% di trasporto di superficie nell'area dei 32 comuni limitrofi. Sul versante tariffe, invece, nessuna novità, se restano come sono (ad es. bus a Monza 1,10 euro, bus per stazione di Sesto 1,30 euro. Metro a sesto: 1,30; in tutto 3,70 euro x 2 = 7,40 euro al giorno) il ticket sarà quasi un'opportunità per usare l'auto. Infine, vogliamo parlare dei parcheggi? Nel ripensare ai dissennati progetti “sventra-piazze” di Albertini, si prenderanno in considerazione i nuovi bisogni a ridosso dell'area del ticket?

Tante domande, nessuna risposta. Fortuna che Letizia è umile e ascolta. Altrimenti, chissà cosa ci avrebbe imposto: magari un piano chiaro, completo, efficace e con qualche possibilità di successo. Comunque, a parte il perché, il come, il quando, il dove e il chi, il “piano B” di Letizia-Croci è un chiaro segnale per il traffico di Milano: ancora per molto andrà avanti adagio, molto adagio, praticamente fermo.
03.11.06 12:07 - sezione milano
il 03 Novembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
achab ha scritto:

'azz che fotomontaggio... albè, forse necessiti di un art director.

scherzi a parte, mi sa che si sono fermati per sempre. e intanto, grazie all'assenza di piogge, l'aria è già a livelli di follia. Le bronchiti imperano. tutti si lamentano. Ma nessuno farà un cazzo. As usual.
El machinùn la gà na forsa de leùn.

il 03 Novembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
prefe ha scritto:

non ho letto ma mi piace la foto

il 03 Novembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
Rodi ha scritto:

Fa prima a finire il petrolio (speriamo presto).

il 04 Novembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
leopoldo Venezia ha scritto:


Fa prima a finire il petrolio (speriamo presto).


Postato da Rodi Venerdì 03 Novembre 2006 alle 23:51

ECCO COME TAGLIARSI I COGLIONI CON LE PROPRIE FORBICI!!!
COMPLIMENTI

il 05 Novembre 2006 (quando OMB accettava i commenti)
cronoman ha scritto:

e' triste dover constatare l'ovvio: il motivo per il quale non si risolvono i problemi del traffico a milano - problemi a mio avviso solo politici e non tecnici - e' che manca il consenso popolare per una citta' meno auto-dipendente. piaccia o no, la politica di questi tempi guarda praticamente solo al consenso popolare (cosa in fondo non sbagliata, ma nel caso italiano portato all'estremo malsano di non essere capaci di prendere alcuna decisione impopolare ma giusta e necessaria) e fino a quando i milanesi dimostrano di non avere alcuna intenzione di separarsi dalle loro macchine non si muovera' foglia sul probelma della mobilita'.


il nodo della questione e' quello del consenso popolare, e visto che il centro storico di milano cosi' com'e' (piatto, struttua cerchi concentrici/strade radiali, strade strette, palazzi bassi di 4-5 piani) ha morfologia molto simile a quello del distretto ideale senz'auto prospettato da studi su citta' senza auto mi chiedo se ci sono a milano - come nel resto d'europa - delle associazioni che si muovono sul fronte di creare consenso poloare intorno all'idea di una ciita' senza auto? sarebbe interessante valutare - magari all'interno di assciazioni cittadine come archimede, oppure la fondazione viveremilano - quali altre aree della citta' rispondo gia' adesso ai criteri del distretto ideale di una citta' senza auto, muovendosi secondo le linee guida proposte nel protocollo di lyon. si potrebbe in questo modo iniziare il paziente lavoro di creare consenso intorno all'idea, e quando attecchisce ci saranno finalmente i presupposti per un'incisiva e lungimirante azione risolutiva del problema traffico.

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