«A politician, you know the ethics those guys have. It's like a notch underneath child molester» (Woody Allen)
Il manifesto del Partito democratico
Noi, i democratici, amiamo l’Italia. Amiamo la ricca umanità della sua gente; il suo patrimonio ineguagliabile di storia, arte e cultura; l’intreccio di splendide città, di magnifici ambienti naturali e paesaggi che da secoli attrae viaggiatori stranieri. Amiamo il senso profondo di ospitalità e di solidarietà degli italiani, la loro attenzione alla qualità della vita, la loro straordinaria capacità di produrre cose che piacciono al mondo.
Noi democratici abbiamo fiducia nell’Italia. Perché è un paese vitale, creativo, operoso, pervaso da un diffuso spirito d’intraprendenza. Un paese che ha contribuito alla prosperità di molte altre nazioni, attraverso l’intelligenza e la tenacia di tanti nostri concittadini. E crediamo che l’Italia possa farcela a stare al ritmo di un mondo che cambia sempre più in fretta. Siamo convinti che saprà mantenere e migliorare i suoi livelli di vita, se non coltiverà la pretesa illusoria di serrare la porta o di chiudere gli occhi di fronte alle sfide globali, se accetterà di affrontarle insieme all’Europa, se riuscirà a ritrovare slancio, coesione e fiducia.

Ma l’Italia di oggi non è all’altezza delle sue ambizioni e delle sue possibilità. È un paese bloccato, smarrito, che rischia il declino. Il senso civico appare inaridito e il rispetto della legalità è troppe volte umiliato. La classe dirigente è terribilmente invecchiata e quasi esclusivamente maschile. Le donne sono ancora in larga parte escluse dai luoghi della rappresentanza politica. I giovani si scontrano con rendite e privilegi nelle imprese e nelle professioni, nella scuola, nell’università e nella ricerca, nella politica e nella pubblica amministrazione. Guardano con preoccupazione al futuro e faticano a costruirsi una vita autonoma.
Anche per questo, siamo un paese che fa pochi figli. Avvertiamo i segni di un pessimismo diffuso che riguarda la stessa identità dell’Italia come nazione. L’Italia rischia di tornare ad essere una «espressione geografica», divisa al suo interno tra aree forti, integrate in Europa, ed aree marginali e dipendenti; tra ceti capaci di competere con successo nel mondo globale e vasti strati sociali in sofferenza, di nuovo in lotta con la povertà. A sua volta, la politica è frammentata e rissosa. Si rivela troppo spesso debole nei confronti degli interessi forti ed incapace di svolgere una funzione nazionale. Piuttosto che aiutare l’Italia a rimettersi in moto tutta insieme, finisce per rappresentare o amplificare i particolarismi, attraverso partiti al tempo stesso troppo fragili e troppo invadenti. Diventa concreto così il rischio che si affermino leader populisti, e che nella società prevalgano pulsioni contrarie alla democrazia. I problemi italiani si collocano d’altro canto in uno scenario più ampio. La democrazia ha vinto i totalitarismi del secolo scorso, ma deve oggi far fronte a sfide di prima grandezza. È spesso prigioniera degli interessi consolidati, più che interprete delle speranze dei deboli. I partiti faticano un po’ ovunque a promuovere la partecipazione e a selezionare una classe dirigente credibile, capace di guardare lontano. Lo sviluppo tecnologico, l’intensificarsi degli scambi e delle comunicazioni rendono la nostra vita più dinamica e più ricca, ci rendono più aperti, ci fanno vivere meglio e più a lungo, accrescono la varietà delle cono- scenze a cui possiamo accedere, consentono a un numero crescente di persone, soprattutto tra i giovani, di sentirsi e di essere cittadini del mondo. E cittadini più informati, educati al dialogo con persone di altre culture, costituiscono una preziosa risorsa contro i rischi ricorrenti di chiusure e intolleranze. La democrazia rimane però per lo più relegata nei confini nazionali ed è quindi debole di fronte a fenomeni di dimensione globale come il drammatico deterioramento dell’ambiente e del clima, il terrorismo e i conflitti internazionali, dinamiche demografiche squilibrate, flussi migratori difficilmente controllabili, grandi disuguaglianze tra diverse aree del mondo, abusive ingerenze di interessi econo- mici che minano la sovranità di paesi deboli e ne ostacolano lo sviluppo economico e civile.
Il XX secolo, insieme a tante straordinarie conquiste, ci ha consegnato un modello di sviluppo che condanna milioni di persone e intere aree del pianeta alla povertà e che, se non subirà modifiche radicali, renderà la terra invivibile. Un modello di sviluppo che compromette la libertà delle nuove generazioni e su cui dunque la politica deve intervenire. Di fronte a sfide così impegnative, tutte le tradizionali famiglie politiche del centrosinistra europeo faticano a trovare, da sole, risposte adeguate. Solo da una comune ricerca può nascere quel pensiero nuovo di cui abbiamo bisogno per capire e governare i grandi cambiamenti nei quali siamo immersi. È per questo che vogliamo costruire un partito nuovo, di donne e di uomini, che superi definitivamente le barriere ideologiche che nel secolo scorso hanno diviso le forze riformatrici e aiuti l’Italia a guardare con fiducia al secolo che è appena iniziato. Con il Partito democratico intendiamo portare a compimento un percorso iniziato da più di dieci anni, con la feconda intuizione dell’Ulivo.
Vogliamo anche contribuire a rinnovare la politica europea, dando vita, con il Pse e le altre componenti riformiste, ad un nuovo vasto campo di forze, che colmi la carenza di indirizzo politico sulla scena continentale. E intendiamo concorrere a costruire nel mondo una nuova alleanza tra tutti quelli che vogliono fare della globalizzazione una opportunità per molti piuttosto che l’occasione per rafforzare il potere e la ricchezza di pochi.
Ci riconosciamo nei valori di libertà, uguaglianza, solidarietà, pace, dignità della persona che ispirano la Costituzione repubblicana e nell’impegno a farli vivere in Europa e nel mondo. Questi valori discendono dai molti affluenti della cultura democratica europea. Hanno le loro radici più profonde nel cristianesimo, nell’illuminismo e nel loro complesso e sofferto rapporto. Traggono alimento sia dal pensiero politico liberale, sia da quello socialista, sia da quello cattolico democratico. Sono maturati nella dialettica tra queste diverse tradizioni e dal confronto con le sfide proposte dalle culture ambientalista, dei diritti civili e della libertà femminile, oltre che nella condanna delle ideologie e dei regimi totalitari del novecento. Sono anche frutto di una lunga sequenza di conflitti, basati su appartenenze religiose o di classe, e di tragici errori. Oggi possiamo considerare alle nostre spalle quei conflitti e quegli errori. Oggi sono i valori che ci uniscono e gli obiettivi comuni che intendiamo realizzare a definire la nostra identità politica.
Per questo, oggi, noi, i democratici, possiamo proporre, assieme, un progetto forte e credibile per rinnovare l’Italia e costruire l’unità dell’Europa.
L’Italia, una nazione d’Europa
Noi democratici pensiamo l’Italia come una grande nazione d’Europa. Una comunità culturale e politica fondata sui valori democratici della Costituzione e sulla capacità di arricchire le proprie radici nell’incontro e nel dialogo con altre culture e altri popoli. Noi democratici vogliamo l’unità dell’Europa. Un’Europa politica, dotata di una sua Costituzione, e non un semplice mercato comune. Un’Europa capace di promuovere il proprio sviluppo e di valorizzare il proprio modello sociale. Un’Europa che favorisca l’autogoverno responsabile delle sue comunità e l’unificazione della sua società civile intorno ai principi della democrazia, del dialogo culturale, della partecipazione e dell’inclusione. Un’Europa capace di parlare con una voce sola sulla scena internazionale e di dare alla imprescindibile solidarietà transatlantica con gli Stati Uniti d’America un carattere paritario. Un’Europa impegnata, in primo luogo insieme alle altre grandi democrazie, nella costruzione di un ordine mondiale fondato su istituzioni multilaterali. Un’Europa consapevole che ciò è condizione per combattere efficacemente le povertà, salvaguardare gli equilibri ambientali sulla linea già espressa con gli accordi di Kyoto, promuovere la democrazia, i diritti umani e il dialogo tra le culture, rifiutando la logica dello «scontro di civiltà». Un’Europa potenza civile, che sappia, anche con una comune politica di difesa, dare il proprio contributo per garantire e preservare la pace nel mondo e combattere il terrorismo fondamentalista con la forza e gli strumenti della legalità internazionale. È interesse nazionale dell’Italia valorizzare, in Europa, la sua vocazione mediterranea, tanto più a seguito dell’impetuoso sviluppo dell’Asia. Come principale proiezione dell’Europa nel Mediterraneo, l’Italia può svolgere una funzione politica, economica e culturale di primaria importanza, ed affrontare in forme nuove e più efficaci lo storico squilibrio tra il Nord del Paese e il nostro Mezzogiorno.
Noi vogliamo che l’Europa, in particolare grazie all’Italia, operi per trasformare il Mediterraneo da epicentro dei conflitti mondiali a luogo privilegiato del dialogo e della collaborazione tra popoli, culture, religioni, impegnandosi in primo luogo per garantire la sicurezza di Israele e il diritto dei palestinesi ad uno stato pacifico e democratico, per favorire l’ingresso della Turchia nell’Unione europea, per la stabilizzazione dei Balcani e la loro piena inclusione nella casa comune europea. Noi vogliamo un’Italia più libera, più giusta e più prospera. Per questo intendiamo partecipare allo sviluppo del modello sociale europeo, rilanciandone i due principi ispiratori di fondo: la valorizzazione dell’iniziativa, dei talenti e dei meriti; la promozione di un tessuto sociale solidale, attento al benessere di tutti, in cui nessuno si perda o resti indietro. Vogliamo investire nella produzione e nella diffusione delle conoscenze. Vogliamo un’Italia più capace di fare sistema, di darsi obiettivi condivisi e perseguire un disegno comune. E pensiamo che sia necessario un profondo cambiamento del nostro sistema produttivo, sia incentivando l’innovazione e la crescita delle imprese, sia valorizzando i talenti custoditi nelle pieghe del nostro variegato territorio, nel fitto tessuto delle comunità locali che da sempre alimentano la nascita di nuove imprese e la nostra grande tradizione artigianale.
Dobbiamo coltivare il capitale umano, il senso civico e la coesione sociale, senza i quali i nostri distretti industriali non sarebbero mai decollati e la vocazione turistica di tanta parte del nostro paese verrebbe sprecata. Noi vogliamo un’Italia più unita, più omogenea sul piano economico e sociale. Per questo mettiamo al centro della nostra azione il Mezzogiorno. Dobbiamo assolutamente cogliere, come nazione, l’opportunità di farne il principale raccordo che, attraverso il Mediterraneo, unisca l’Europa e l’Asia. In questo quadro, la predisposizione di adeguate piattaforme logistiche, infrastrutture di comunicazione e reti telematiche, è fondamentale per attrarre stabilmente capitali e iniziative imprenditoriali. A questo fine vogliamo chiamare a raccolta tutte le migliori energie della nazione, per un progetto che richiede ingenti risorse economiche, ma soprattutto un impegno straordinario per riformare profondamente il settore pubblico, per combattere inefficienze, favoritismi, corruzione e mettere in moto le grandi riserve di ingegno di cui il Mezzogiorno è ricco.
Noi democratici vogliamo che l’Italia dia ad ogni persona uguali opportunità di affermarsi grazie alle proprie capacità, alla creatività, al merito. Vogliamo un paese che premi le persone in base al loro lavoro e alla loro capacità di creare opportunità di lavoro per altri, più che in base alle eredità e alle rendite. La competenza, l’operosità, l’ingegno, la fatica, la capacità di creare imprese com- petitive devono essere concretamente riconosciute e apprezzate, in tutti i campi e ad ogni livello. Per questo combattiamo le rendite corporative, la gerontocrazia, il nepotismo, che bloccano l’innovazione, ritardano l’assunzione di responsabilità da parte dei giovani, mortificano e sprecano i migliori talenti del nostro paese. Per questo ci battiamo perché si affermi il principio di responsabilità, in base al quale il primario ospedaliero incapace, il dirigente pubblico inefficiente, l'imprenditore che non è in grado di stare correttamente sul mercato, il lavoratore dipendente inoperoso, devono essere adeguatamente sanzionati e fare un passo indietro, a vantaggio di persone più meritevoli e capaci.
Per questo non smetteremo mai di indignarci di fronte alla pervicace mancanza di fiducia nella capacità di pensiero e di progetto delle donne, avvertibile in tutti i settori della società, dal lavoro alla vita privata. Su questo tema colpisce la distanza culturale che ci separa dagli altri paesi europei. Una società che si dica civile deve mutare a fondo l’atteggiamento culturale verso la donna, attuando una rappresentazione mediatica meno arretrata, stereotipata e discriminatoria, attraverso iniziative di formazione, codici deontologici e leggi. Per questo ci impegniamo a dare valore alle differenze, a realizzare compiutamente le pari opportunità, rendendo effettivo quanto finora è rimasto troppo spesso scritto sulla carta. Noi democratici siamo convinti che l’Italia abbia bisogno di una cura straordinaria di concorrenza nei mercati e di efficienza nel settore pubblico. Una cura necessaria sia per liberare le energie che servono a rilanciare lo sviluppo, sia per promuovere un maggior riconoscimento del merito, una più forte mobilità sociale, una più avanzata uguaglianza delle opportunità. Più concorrenza, anzitutto. Le imprese non devono essere assistite, protette o guidate, ciò che le deresponsabilizza e le espone a rapporti opachi con la politica. Hanno bisogno di buoni servizi, di energia a costi ragionevoli, di un carico fiscale non superiore a quello degli altri paesi europei, di reti infrastrutturali moderne, siano esse pubbliche o private. E di sanzioni efficaci in caso di abuso di posizione dominante o di altri comportamenti illeciti.
L’Italia ha anche bisogno di una pubblica amministrazione più efficiente, che produca da un lato migliori servizi per le imprese e renda effettivi i diritti dei cittadini, specie di quelli con minori risorse e capacità di relazione; dall’altro consenta di recuperare le grandi capacità di lavoro esistenti nel settore pubblico, oggi mortificate dalle intrusioni della politica, dal mancato riconoscimento dei meriti, dall’assenza di sanzioni per chi non si impegna. Ma vogliamo anche che il nostro diventi un Paese più giusto, in cui il benessere sia diffuso. Siamo convinti che senza coesione non c’è sviluppo. Per questo non smetteremo mai di lottare per l’uguaglianza, contro la povertà e l’emarginazione. Per noi ogni persona ha diritto ad una buona formazione, alle cure migliori, ad un reddito adeguato. Per noi il lavoro è il cardine di una vita attiva e autonoma, strumento di realizzazione e di liberazione dal bisogno.
Pensiamo ai lavori al plurale, a quello nella produzione e nei servizi, al lavoro di cura e a quello volontario; al lavoro che assorbe, che manca, che si perde e diventa troppo spesso dramma umano e fa miliare. L’impegno per una piena e buona occupazione è un cardine della nostra azione. Riteniamo importante promuovere tutti i lavori, anche nelle forme nuove, flessibili e autonome; ma vogliamo che la flessibilità non sia pagata con la precarietà e con le intollerabili insicurezze di oggi. Vogliamo tagliare le con- venienze al lavoro nero e sommerso, che produce sfruttamento e favorisce la piaga intollerabile delle «morti bianche». Vogliamo che le tutele non riguardino più solo il posto di lavoro, ma anche la capacità dei lavoratori di stare sul mercato. Non accettiamo che maternità, cura della malattia, studio e riqualificazione siano visti come incidenti deprecabili e non come benefici per la società intera.
Per questo assegniamo un ruolo centrale alla formazione di qualità lungo l’intero arco della vita e intendiamo legare i redditi di disoccupazione allo svolgimento di attività formative e alla disponibilità al lavoro. Alla questione salariale che è aperta nel nostro paese, vogliamo ricercare risposte che premino il merito e la fatica. Vogliamo democrazia nei luoghi di lavoro, corrette relazioni sindacali, partecipazione attiva delle lavoratrici e dei lavoratori.
Noi democratici vogliamo rifondare il nostro stato sociale, che tende a offrire tutele solamente a chi ha o ha avuto un lavoro stabile lasciando gli altri indifesi, in primo luogo i giovani e le donne.
Vogliamo ridisegnarlo in funzione del lavoro, delle giovani generazioni e della mobilità sociale. Vogliamo uno stato sociale universalistico, quanto alla platea dei destinatari; selettivo, in base ai bisogni, nelle prestazioni; equo, in base ai redditi familiari, nella contribuzione. Proponiamo un modello attivo di stato sociale che non si limiti a proteggere dai rischi ma stimoli la crescita delle opportunità personali e sociali attraverso servizi di qualità e integrati sul territorio. In particolare, dobbiamo colmare storiche carenze nei servizi per l’infanzia, i disabili e gli anziani non autosufficienti.
Sappiamo che la prosperità dell’Europa, e dell’Italia in particolare, dipenderanno dalla nostra capacità di sviluppare conoscenze evolute ed idee creative, di puntare sull’innovazione e la qualità dei nostri prodotti, valorizzando al meglio la straordinaria sedimentazione di competenze, gusto, cultura che proviene dall’ambiente in cui viviamo e dalla nostra storia. Secondo noi si deve quindi investire di più nell’istruzione, nella ricerca e nell’arte, sapendo che la cultura è elemento costitutivo della civiltà europea e non uno mero strumento per la produzione.
Vogliamo assicurare un futuro alla cultura italiana favorendo la piena internazionalizzazione della nostra comunità scientifica, spesso segnata da eccessivo provincialismo. Vogliamo rafforzare e sviluppare un forte sistema pubblico di Università e centri di ricerca di eccellenza, affermando il principio dell’autonomia, della competizione tra le strutture sulla base di una valutazione rigorosa dei risultati, del rinnovamento generazionale su basi meritocratiche del corpo docente.
Crediamo in una scuola inclusiva, sempre più integrata in un sistema europeo della formazione, che garantisca effettivamente le pari opportunità, che valorizzi le differenze e che contribuisca a costruire un’etica pubblica condivisa intorno ai principi della Costituzione. È nella scuola che si innestano le radici della cultura democratica e civile indispensabile ad una convivenza sempre più multiculturale. Anche con la scuola si previene il teppismo, la violenza e il razzismo. Per questo vogliamo restituire prestigio agli insegnanti. Vogliamo sostenere un sistema scolastico pubblico integrato (statale e non statale) che garantisca una elevata soglia di qualità ai percorsi formativi ed escluda i diplomifici.
Nel campo dell’istruzione superiore vogliamo dare un sostegno effettivo ai «capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi», di cui parla la Costituzione, perché possano studiare in centri di eccellenza di livello internazionale ed acquisire quella cultura cosmopolita che serve alla classe dirigente di un grande paese come l’Italia. Vogliamo rilanciare l’industria culturale e della comunicazione italiana, essendo consapevoli che i media oggi costituiscono un settore strategico sia come veicolo di informazione e cultura sia come opportunità di lavoro altamente qualificato.
Questo settore nel nostro Paese è oggi più di altri ingessato a causa di una limitata concorrenza, ed in particolare a causa del carattere oligopolistico del mercato pubblicitario e televisivo che va a nostro avviso superato.
Non possiamo limitarci ad acquistare contenuti se non vogliamo condannarci da un lato alla subalternità culturale e dall’altro a stare fuori da una delle più importanti industrie globali. Il cinema italiano è stato tra i protagonisti della cultura del Novecento. È noto che il «racconto» è il cuore dell’identità culturale di un Paese e noi vogliamo che sopravviva e si diffonda. È importante, oltre che economicamente strategico, restituirgli il suo ruolo nella cultura internazionale. A questo fine, non pensiamo a pratiche protezionistiche quanto ad incentivi per le coproduzioni europee che siano in grado di stare sul mercato mondiale. Vogliamo che la musica, il teatro e le altre forme di espressione artistica siano parte integrante della formazione culturale e abbiano quindi l’attenzione e il sostegno necessari. Vogliamo reagire allo scadimento della proposta televisiva puntando sulla qualità dei contenuti e l’obiettività dell’informazione, a cominciare dal servizio radiotelevisivo pubblico.
Vogliamo un giornalismo della carta stampata libero da condizionamenti e interessi di impresa estranei all’attività editoriale. Vogliamo promuovere la libera circolazione dei prodotti dell’ingegno, anche attraverso le nuove forme di scambio rese possibili dalle tecnologie informatiche, se prive di fini di lucro, che consideriamo un fondamentale fattore di libertà, di eguaglianza e di diffusione della conoscenza.
Nel progettare l’Italia di domani, non possiamo peraltro dimenticare che essa viene ogni giorno resa migliore dallo spirito di sacrificio di milioni di immigrati. Noi crediamo che siano necessari un sistema di programmazione degli ingressi realistico, ed una politica repressiva efficace per contrastare l’immigrazione illegale, per reprimere i trafficanti e gli sfruttatori, per punire chi si arricchisce con il lavoro nero. Ma vogliamo anche una politica dell’accoglienza che garantisca i diritti dei lavoratori stranieri e che, facendo questo, tuteli nei fatti anche i lavoratori italiani. Vogliamo norme e procedure chiare che consentano agli immigrati onesti di dormire tranquilli, di essere rispettati e fare progetti per la loro vita.
Diciamo chiaramente che lo straniero che condivide i valori della nostra Costituzione, che è inserito nel nostro paese e contribuisce alla nostra vita sociale deve avere la possibilità, se lo desidera, di diventare italiano. Diciamo chiaramente che le centinaia di migliaia di bambini stranieri nati in Italia, che frequentano le stesse scuole, parlano la stessa lingua e nutrono gli stessi sogni dei nostri figli sono italiani a tutti gli effetti e come tali devono essere riconosciuti di diritto.
Diciamo chiaramente che i talenti di questi bambini non devono andare sprecati, a loro spettano le stesse opportunità di qualsiasi altro bambino italiano.
L’Italia deve irrobustire la cultura e la pratica della legalità. Per questo vogliamo una magistratura responsabile e indipendente, secondo i principi della Costituzione, e una giustizia efficiente, capace di assicurare l’attuazione del diritto in tempi ragionevoli. L’Italia deve liberarsi dalla mafia e dalle forme deviate di esercizio del potere politico e burocratico, che hanno costituito in alcune aree del Paese vere e proprie «strutture di dipendenza», e tengono soggiogata la società civile, distorcendo i rapporti tra cittadini e istituzioni. Vogliamo uno Stato impegnato a difendere i cittadini da tutte le forme di criminalità, anche quelle che sembrano meno gravi, ma colpiscono duramente la libertà e la sicurezza di tante persone, soprattutto le più deboli. Per questo siamo profondamente grati a chi opera nelle forze dell’ordine con professionalità, senso delle istituzioni e spirito di sacrificio.
Contro la prepotenza degli interessi particolari, più forte quando le istituzioni sono deboli, vogliamo preservare l’autorevolezza dei poteri pubblici e la loro effettiva capacità di esprimere una efficace funzione redistributiva e regolatrice. D’altro canto non riteniamo che l’intervento pubblico debba essere necessaria- mente affidato ad istituzioni statali e siamo convinti dell’importanza della sussidiarietà. Pensiamo che in molti settori, dalla formazione professionale all’istruzione, dalle politiche sociali alla promozione dello sviluppo economico, alla tutela del nostro patrimonio storico-culturale e ambientale, l’intervento pubblico, debba valorizzare la voce e il ruolo delle comunità locali, delle imprese, delle associazioni economiche, del volontariato e delle famiglie.
Per rafforzare la democrazia abbiamo bisogno di istituzioni adeguate, ma anche di classi dirigenti responsabili, così come di una concezione matura della cittadinanza, alimentata dalla consapevolezza da parte di ciascuno dei propri diritti e dei propri doveri, da un rinnovato senso dello stato, da una chiara, diffusa responsabilità per il bene comune, da una più solida etica pubblica, da un sincero patriottismo costituzionale.
Noi democratici riconosciamo il fondamentale valore della Costituzione come patrimonio comune di tutto il Paese, che il referendum del giugno 2006 ha contribuito a radicare nella coscienza degli italiani. Per rendere le nostre istituzioni democratiche più solide secondo noi è necessario completare la riforma federale dello Stato, attuandone gli aspetti più innovativi, tra cui il federalismo fiscale, e correggendo le disposizioni che si sono rivelate portatrici di conflitti e di incertezze. Abbiamo bisogno di governi stabili e autorevoli, così come abbiamo bisogno di un Parlamento formato da un numero di componenti più ridotto e più efficiente nelle modalità di lavoro, più rappresentativo non solo dei territori ma anche dei generi. Noi pensiamo ad una Camera titolare dell’indirizzo politico e della funzione legislativa. E ad un Senato che costituisca la sede di rapporti collaborativi tra lo Stato e gli altri soggetti istituzionali che compongono la Repubblica, che concorra paritariamente all’approvazione delle modifiche alla Costi- tuzione e che abbia il potere di richiamo delle leggi approvate dalla Camera, con la funzione di suggerire correzioni e miglioramenti.
Vogliamo una legge elettorale per il Parlamento nazionale che stabilisca un chiaro rapporto fra l’eletto, il territorio e gli elettori, contrasti la frammentazione partitica e favorisca l’evoluzione del sistema politico italiano verso una compiuta democrazia dell’alternanza. E pensiamo che alle stesse finalità si debbano ispirare tutte le norme che incidono sulla rappresentanza, come i regolamenti parlamentari o la legislazione sul finanziamento della politica.
Al centro del nostro impegno politico non c’è una astratta ideologia ma ci sono le persone, le loro necessità materiali, intellettuali e spirituali, la loro naturale aspirazione al benessere e alla libertà, i loro diritti. Non ci piacciono invece la cultura, la mentalità e le politiche che puntano solo al vantaggio egoistico e all’arricchimento individuale. I progetti dei singoli, nella società che vogliamo, sono progetti di persone aperte agli altri, che affermano diritti ma anche ricono- scono doveri. La società che vogliamo riconosce il valore e coltiva l’etica del lavoro, attraverso cui le persone mettono alla prova la loro responsabilità e i loro talenti.
È una società intessuta da un denso reticolo di associazioni no profit e di volontariato. La società che vogliamo riconosce il valore e favorisce la formazione della famiglia, dentro cui le persone mettono alla prova la solidarietà e il reciproco rispetto tra i generi e le generazioni. Abbiamo d’altro canto ben chiari i limiti della politica, non crediamo nella onnipotenza dello Stato, difendiamo la sua laicità, abbiamo a cuore la difesa dei diritti civili e lottiamo contro tutte le discriminazioni. Secondo noi la politica e la legge devono intervenire con cautela sui temi che hanno a che fare con la scienza e la tecnica in riferimento alla vita umana, al suo inizio, alla sua fine e alla sua riproduzione.
Si tratta di questioni che vanno acquisendo una rilevanza centrale nel dibattito pubblico, perché sollevano inediti e radicali interrogativi di natura etica, che sfidano l’intelligenza e la coscienza. Noi riteniamo che solo il dialogo tra diverse visioni religiose, etiche e culturali può portare a soluzioni normative ragionevoli e condivise, rispettose del criterio irrinunciabile della di- gnità della persona umana e capaci di far incontrare il valore della libertà di ri- cerca e di scelta col principio per cui non tutto ciò che è tecnicamente possibile è moralmente lecito.
Noi concepiamo la laicità non come un'ideologia antireligiosa e neppure come il luogo di una presunta e illusoria neutralità, ma come rispetto e valorizzazione del pluralismo degli orientamenti culturali e dei convincimenti morali, come ri conoscimento della piena cittadinanza – dunque della rilevanza nella sfera pubblica, non solo privata – delle religioni. Le energie morali che scaturiscono dall’esperienza religiosa, quando riconoscono il valore del pluralismo, secondo noi rappresentano infatti un elemento vitale della democrazia. E la laicità dello Stato, così come sancita dalla Costituzione, è garanzia che ogni persona sia rispettata nelle sue convinzioni più profonde e al tempo stesso si possa piena- mente integrare nella comunità nazionale. In questo quadro, riteniamo che i rapporti fra lo Stato e la Chiesa cattolica siano stati validamente definiti dalla Costituzione e che ogni sviluppo di quei rapporti debba muoversi nel solco fis- sato dalla stessa Carta costituzionale.
L’Ulivo, il nostro partito
Per dare corpo a questo progetto serve un partito nuovo, un grande Partito democratico, che rinnovi la politica italiana, il suo costume, i suoi comportamenti. Un partito che aiuti la società italiana a trovare una sintesi, ad andare oltre i localismi e le chiusure corporative che impoveriscono il nostro presente e mettono a repentaglio il nostro futuro.
Serve un grande partito democratico che dia all’Italia governi stabili e un forte impulso riformatore. Per oltre un decennio questo progetto è stato coltivato all’ombra di un sentimento che ci accomuna e di un simbolo che ci rappresenta: l’Ulivo, il simbolo del nostro radicamento nella società italiana e della solidità dei nostri valori, dell’orgoglio di un’Italia operosa, del suo buon vivere, di un’Italia nazione d’Europa nel cuore del Mediterraneo, della nostra aspirazione alla fratellanza e alla pace.
Sottoscrivendo questo manifesto ci impegniamo a lavorare con piena convinzione, determinazione e lealtà per fare, a tutti gli effetti, entro la fine del 2008, dell’Ulivo il Partito dei democratici, il nostro partito.
Sottoscrivendo questo manifesto, ce ne sentiamo e ne siamo già parte. Sottoscrivere questo manifesto e versare una quota minima, saranno condizioni per partecipare, sulla base del principio «una testa un voto», alla formazione degli organi costituenti, secondo le regole definite in modo consensuale dal coordinamento dell’Ulivo. Ci impegniamo a lavorare con passione per costruire un partito di popolo, radicato e diffuso sul territorio, capace di rendere partecipati e condivisi i processi di riforma. Un partito che riconosca e rispetti il pluralismo delle organizzazioni sociali, che riconosca e rispetti la distinzione tra la sfera dell’intrapresa economica privata e la sfera dell’azione politica. Un partito che riconosca e rispetti il pluralismo delle posizioni che maturano al suo interno ma che rimanga sempre capace di identificare una linea programmatica comune e di portarla avanti in maniera coesa e coerente nelle istituzioni. Ci impegniamo a costruire un partito che, sin dalla sua fase fondativa, sia aperto alla partecipazione di una larga platea di cittadini, ed affidi al loro voto, diretto e segreto, la scelta della leadership.
Un partito capace di parlare al paese con una voce autorevole, che proponga il suo leader alla guida del Governo della nazione, un partito che affidi al metodo delle primarie la scelta delle candidature alle massime cariche di governo nelle Regioni e negli Enti locali.
Ci impegniamo a costruire un partito a rete, che preveda molteplici opportunità di adesione e di impegno, che assuma le differenze di genere, di ispirazione culturale, di interesse sociale e professionale. Un partito organizzato su base federale, che preveda una ampia autonomia regionale e territoriale.
Per noi, i democratici, la politica è prima di tutto servizio, è una nobile forma di amore per il prossimo e per il nostro paese. Per questo vogliamo riscattarne il valore, difendendolo dalle degenerazioni affaristiche, dalle manipolazioni delle procedure democratiche, dalle oligarchie inamovibili, restituendo fiducia alle tante persone che sono disposte a impegnarsi per passione civile, in forma volontaria e a proprie spese.
Sappiamo che la politica, soprattutto quando implica l’assunzione di responsabilità istituzionali, richiede straordinarie doti di dedizione, talento e competenza. Attitudini che in larga misura maturano nella società e che, dentro un grande partito democratico, devono essere coltivate attraverso l’esperienza, la formazione e la ricerca. Al tempo stesso sappiamo che la politica può essere o apparire, per chi la pratica, fonte di privilegi personali inaccettabili, e può conferire posizioni di potere che si auto-perpetuano.
Noi crediamo quindi che, quando l’attività politica si svolge nelle istituzioni, deve poter godere del massimo rispetto ma deve anche essere sottoposta a stringenti forme di rendiconto, oltre che ad un periodico ricambio. Per questo nel nostro partito la partecipazione alla vita interna, l’assunzione delle candidature e degli incarichi, così come le nomine di competenza politica in enti ed istituzioni pubbliche, saranno regolate da un rigoroso codice deontologico e da norme statutarie che, ad ogni livello organizzativo e in ogni ambito istituzionale, stabiliscano un limite al rinnovo dei mandati. Il Partito democratico fa propria la norma antidiscriminatoria sulla rappresentanza minima del 40% per ciascuno dei due generi.
Siamo ben consapevoli che dando vita al Partito democratico realizziamo un cambiamento di portata storica. Con la trasformazione dell’Ulivo in un partito superiamo definitivamente la prima lunga stagione della vita repubblicana e creiamo un soggetto destinato a segnare il profilo della politica italiana ed eu- ropea nel secolo che è appena iniziato. Abbattiamo definitivamente i muri ideologici del novecento e cominciamo a costruire ponti, tra culture politiche e setto ri della società italiana, tra i generi e le generazioni. Apriamo strade nuove per il futuro del nostro Paese.

14.02.07 08:11 - sezione politiche
il 14 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Lorenzo ha scritto:

"Siamo ben consapevoli che dando vita al Partito democratico realizziamo un cambiamento di portata storica."

...MA BASTA con questa patetica telenovela!
Tutto fumo e niente arrosto. Non esiste un Partito democratico. "Esiste invece un partito trasversale che si chiama Forza Ds con l’appoggio esterno della Margherita."
(Beppe Grillo)
http://www.beppegrillo.it/2007/02/ministri_in_ost.html

il 14 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
dedalus ha scritto:

Parole alte, anzi elevate.
Futuri padri nobili della patria.
Grand. uff. lup. mann.

il 14 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Adimant ha scritto:

Ok, ma visto che sono al governo, perchè tutte queste cose belle invece di scriverle non le fanno?

"È per questo che vogliamo costruire un partito nuovo, di donne e di uomini"

Perfetto anche questo, ma allora cominciate a fare fuori i vecchi, a partire da D'Alema, Rutelli, Fassino, lo stesso Prodi e tutti gli altri che, francamente, di nuovo hanno solo le ville al mare, le barche ed i conti in banca.

il 14 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
sgomy@msn.com ha scritto:

Il partitto democretico ul parti democratic e partitos democraticos u partitu democratichegnu demotrikerne partitokrikeierne MI o partito democtatico mizzega 左の民主的 اليسار الديمقراطي離開民主 левой демократической il partito democretino

Fassino vai a lavorare abbiamo bisogno di un impresa di pulizie che vi spazzi via tutti quanti
altro che nuovo partito.

il 14 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Mauro ha scritto:

Premetto che e' tutto condivisibile (anche se un po' lunghetto e anche pallosetto). Comunque i manifesti non si fanno quando si e' al governo, ma quando si e' all'opposizione, altrimenti un'obiezione sensata e di buon senso sovviene:

"Ok, ma visto che sono al governo, perchè tutte queste cose belle invece di scriverle non le fanno?"

Grazie Adimant, mi hai preceduto.

il 14 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
tonii ha scritto:

l'incipit mi ricorda qualcosa.....
(non solo l'incipit a dire il vero)

"L'Italia è il Paese che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti. Qui ho imparato, da mio padre e dalla vita, il mio mestiere di imprenditore. Qui ho appreso la passione per la libertà.

Ho scelto di scendere in campo e di occuparmi della cosa pubblica perché non voglio vivere in un Paese illiberale, governato da forze immature e da uomini legati a doppio filo a un passato politicamente ed economicamente fallimentare.

Per poter compiere questa nuova scelta di vita, ho rassegnato oggi stesso le mie dimissioni da ogni carica sociale nel gruppo che ho fondato. Rinuncio dunque al mio ruolo di editore e di imprenditore per mettere la mia esperienza e tutto il mio impegno a disposizione di una battaglia in cui credo con assoluta convinzione e con la più grande fermezza....

il 14 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
dedalus ha scritto:

Comunque è evidente che i politici non sono persone normali e secondo me vengono da un altro pianeta (se possibile peggiore di questo).
A parte il fiume torrenziale di retorica buonista e tendente conciliare tutto con tutto (nei confronti della quale la nostalgia per l'infinito marino di walter pare un'equazione matematica) quello che disturba è il tono catto-sinistro-sussiegoso, da maestrina delle medie..
Alla fine, temo, il partito democratico sarà tutto il contrario di quello doveva essere. Sarà il cuore della difesa dello status quo, degli sperchi, dei mille enti inutili, delle mediazioni infinite sui diritti civili, della difesa ad oltranza dell'anomalia italiana.
Con buona pace dei cosiddetti "riformisti".

il 14 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Lorenzo ha scritto:

Bravo tonii.
Ribadisco: c'è un partito trasversale che si chiama FORZA DS...

il 14 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Moreno Puiatti ha scritto:

Davvero c'è qualcuno che ha avuto la voglia di leggersi 'sta palla?

il 14 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Marco S. ha scritto:

E' un bel manifesto.

Come al solito, i commenti critici hanno senso solo se accompagnati da analisi di merito, altrimenti non hanno alcun valore, anzi, infastidiscono. Finora non ne ho letto alcuno.

il 14 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Lorenzo ha scritto:

Marco S., anche i commenti favorevolmente lapidari come il tuo "E' un bel manifesto" non hanno alcun valore, anzi, infastidiscono.
Sembra il commento di un ignorante di fronte alla Gioconda: "E' un bel quadro".

il 14 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Moreno Puiatti ha scritto:

Si potrebbe liquidare tutto con poche parole: la strda del cimitero è lastricata di buone intenzioni.
Sostituendo Partito Democratico con Forza Italia e Ulivo con Casa delle Libertà potrebbe essere un documento uscito dal ghostwriter di Dell'Utri.

il 14 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
gennaro ha scritto:

ma vi rendete conto che dicono che le radici dell'uguaglianza e della libertà individuale stanno nel cristianesimo? che il socialismo eil liberalismo sono la stessa cosa? capisco l'esigenza di tenere insieme ex pci ed ex dc, ma non potevano fare un bel programma e morta lì? questo non è il programma di un partito ma un temino da terza media

il 14 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Marco S. ha scritto:

@Lorenzo
Quello che dici è semplicemente falso. Se dico di considerare positivamente un testo, sostengo le tesi in esso contenute. Se invece sostengo che il testo NON va bene, devo dire perchè, altrimenti è solo una manifestazione di emotività che ha certamente la sua validità, anche politica, ma tale è, e non necessariamente interessa gli altri.

Ciò detto, il mio commento superficiale era teso a cercare di smorzare un thead di commenti penosissimo non degno di altre discussioni su OMB. Emotivo, dunque.

il 14 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
antonella_c ha scritto:

@marco s. e quali tesi contenute sostieni?
quelle che avevamo confermato votandoli ad aprile?
quelle che non sarà neanche più un partito di sinistra ?
quei dati di fatto da almeno 60 anni tipo uguaglianza uomo donna ?
ma questi SONO al governo !!!!!!!!!!!!!
porca la miseria! che aspettano a fare tutte le BANALITA' elencate e per le quali li abbiamo VOTATI ?
e perchè non tolgono di mezzo la legge elettorale porcata , così alle prossime votazioni glielo spieghiamo noi che l'italia-è-un-bel-paese-democratico-cristiano-e-noi-una volta-eravamo la sinistra ora siamo il nuovo che avanza,fanculo bertinotti meglio casini ?

il 14 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Leone di Sernia ha scritto:

Tutti al macero!!
Questa gente senza coscienza è riuscita a mettere ticket sanitari di ulteriori 10 euro colpendo così a morte chi, NON PER SCELTA, E' AMMALATO!!!!
E questa sarebbe sinistra?????
Solo i Circoli della Libertà si sono attivati per raccogliere firme contro questo vergognoso provvedimento anche se sono sicuro che a Prodi non gliene fregherà una beata mazza: tanto lui ed i suoi accoliti hanno ricchissimi emolumenti ed assistenza sanitaria tutta gratuita da sceicco!!!
Affanculo al partito democratico e pensate ai problemi della gente
Ma andate in Afghanistan e fatevi sparare Cristo Santissimo!!!!

PS: preciso che io non sono mai stato berlusconiamo ma di sinistra!

il 14 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Adimant ha scritto:

@Marco, al di là dei contenuti, io contesto gli estensori dei contenuti, i firmatari del testo: se Hitler avesse sostenuto che gli ebrei andavano protetti dalla follia omicida di un pazzo, gli avresti creduto? Allo stesso modo non credo a questa gente, eletta con un sistema antidemocratico, quando si autoidefinisce "Noi, i democratici", qualsiasi cosa dica. Non credo a un gruppo di persone che stanno lì da vent'anni e parlano di rinnovare e ringiovanire la politica. Non credo a un gruppo di uomini che parlano della presenza necessaria delle donne in politica. Non credo a chi si definisce democratico e non ha ancora fatto niente, nonostante ne abbia, sulla carta, il numero, per abolire una serie di leggi, a partire da quella elettorale, che hanno ridotto la nostra democrazia ad una barzelletta.
Poi sui contenuti potremmo parlare per mesi, ma intanto, mentre noi parliamo, loro costruiscono un grnde partito 'democratico' sul modello inglese o americano... Ovvero la latrina della democrazia. A te sta bene, allora vai anche a votarli alle prossime elezioni, io fin da questo momento confermo la mia astensione se gli schieramenti vedranno questi qui contro il nano.

il 14 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Marco S. ha scritto:

Ho la fortuna di aver trovato il tempo di esprimere molte opinioni sul merito, in particolare attorno a Natale.

E capisco anche il senso di una sfiducia "a priori", anche se le cose "a priori" sono quelle che generalmente critichiamo negli atteggiamenti fondamentalisti della Chiesa, per esempio.

Una lettura attenta del testo fa inoltre emergere, come in qualsiasi testo, delle debolezze e anche un po' di confusione a tratti.

Quello che penso è che sia utile sempre guardare agli spazi che si aprono, invece di concentrarsi su quelli chiusi. Questo manifesto impegna i firmatari (e che io sappia ancora non ha firmato nessuno) a costituire un partito nuovo, dai contorni ideali un po' confusi ma generalmente "progressisti" e con dei programmi sul futuro ancora più confusi, sulla base di una testa un voto.

Ho considerato i DICO una cosa sbagliata, non ho la tendenza ad accontentarmi di cose sbagliate. Credo che quando si apra una finestra, osservare che il portone rimane chiuso non è necessariamente l'atteggiamento migliore.

il 14 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
giuseppe ha scritto:

"Siamo ben consapevoli che dando vita al Partito democratico realizziamo un cambiamento di portata storica. Con la trasformazione dell’Ulivo in un partito superiamo definitivamente la prima lunga stagione della vita repubblicana e creiamo un soggetto destinato a segnare il profilo della politica italiana ed eu- ropea nel secolo che è appena iniziato. Abbattiamo definitivamente i muri ideologici del novecento e cominciamo a costruire ponti, tra culture politiche e setto ri della società italiana, tra i generi e le generazioni. Apriamo strade nuove per il futuro del nostro Paese"
Beh, se sono davvero consapevoli di questa pretesa "portata storica" vuol dire che sono in preda al delirio. Storica de che? Che mai c'é di nuovo in quella pappetta ecumenica e ridicolmente verbosa? Petizioni di una genericità irritante. E, come giustamente si osserva, incongrue con il ruolo governativo attualmente rivestitio. "bisogna questo bisogna quello".. in realtà bisogna governare anzichè sparare banalità una dietro l'altra. Questo PD nasce vecchissimo. Altro che superamento della prima repubblica! L'immagine del compromesso storico bonsai ha già stufato ma sintetizza una grande e mesta verità. A trent'anni di distanza i polverosi eredi del fu P.C.I. non si sono mossi di un passo. La bolognina, almeno, fu un passaggio lacerante ma, in qualche maniera, vitale pur nelle sue contraddizioni. Mai si è vista tanta perplessa e depressiva disillusione accompagnare la nascita di un nuovo soggetto politico. Perchè sta nascendo poco più del nulla..

il 14 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
roby ha scritto:

prima era partito democratico della sinistra.
Poi si è ritenuto inutile il partito e lo si è tolto dalla ragione sociale.
Ora si ritiene nuovamente utile il partito ma, a quanto pare, é diventata inutile la sinistra.
Ed effetivamente, con un manifesto del genere, l'inutilità é certificata "per tabulas".

il 14 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
antonella_c ha scritto:

@marco s. il problema è che non vedo novità dalla finestra ...
quegli ideali che chiami confusi sono chiarissimi infatti sono vecchi di almeno 60 anni (quindi non portone chiuso ma spalancato)e non per questo meno attuali ,
quei programmi che chiami ancora più confusi sono in alcuni casi già visti da decenni (sanità pubblica ,diritto allo studio)e in altri casi (idem come sopra più diritto al lavoro e meritocrazia) sono addirittura il programma dell'attuale governo di cui i potenziali firmatari fanno parte .
c'è solo una parte chiarissima :il richiamo alle radici cristiane e il definitivo addio alla matrice di sinistra ,e casomai non fosse chiaro questo concetto lo rafforzano parlando di "condanna...dei regimi totalitari del novecento" : quali regimi ? parliamo dell'italia ,no? Allora perchè non parlano direttamente di fascismo ?
la grande coalizione democratica non può perdere i voti da destra ...?

il 14 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
dedalus ha scritto:

In questo quadro, riteniamo che i rapporti fra lo Stato e la Chiesa cattolica siano stati validamente definiti dalla Costituzione e che ogni sviluppo di quei rapporti debba muoversi nel solco fis- sato dalla stessa Carta costituzionale.

In altri termini: sono per il concordato del '29 8firmato da quel santuomo del duce e rivisto da mr. craxi)

il 14 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
gennaro ha scritto:

antonella_c, non parlano solo del fascismo ma anche del comunismo, viceversa come poteva de mita aderire al partito, ma non lo possono dire fino a dopo il congresso ds

il 14 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
nonnoulisse ha scritto:

Ma... e la traduzione dal politichese?

il 14 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
koan ha scritto:

Un "partito" Democratico, deve saper oltrepassare, pero, anche il concetto stesso di partito.
Il "manifesto" di sopra è ottimo a tutti i livelli, aperto alle capacita di chiunque sia capace di rinnovare il concetto stesso di politica, alla luce dei Principi e Valori umani ivi elencati:
un progetto nuovo e rinnovatore, persino rivoluzionario, se si riuscisse a vedere oltre alle proprie barriere e fazioni politico-religiose e oltre ai propri interessi personali di tipo oligarchico.
La societa umana va costruita sulla base del passato e alla luce del presente, il quale ci allerta dei pericoli incombenti sull'umanita intera: la contaminazione della natura, il decadimento della moralita, la perdita del senso di civilta, la preponderanza da parte dei piu potenti, la Corruzione dilaniante procurata dal Consumismo e dallo sfrenato Commercialismo, l'incapacita di dialogare con tutti indistintamente, le intolleranze piu disparate e di qualunque genere, il laicismo civilistico, il fanatismo e fondamentalismo religioso, ecc ...
L'unica strada sensata da intraprendere è, senz'altro, quella di lasciare i propri interessi personali e privatistici, per aprirsi alla ricapitolazione della Storia e della Societa umana fondata costitutivamente ed esclusivamente SU SE' STESSA!
Sta ad ognuno contribuire alla fondazione di una societa universale e aperta al mondo: plurietnica, pluripartitica, pluriculturale e plurireligiosa; a partire dall'Italia -se Dio vuole- e dall'Europea stesse (senza alcun prevaricazionismo!).
Chi ha partecipato alla redazione di un simile "manifesto", credo abbia visto realmente in profondita e di certo non avra da pentirsene...
Ogni reale 'figlio' della 'democrazia' contribuisca alla costruzione di un modello di societa universale, per la costituzione di un nuovo domani, umano ..

il 15 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
antonella_c ha scritto:

chiunque abbia stilato quel manifesto dovrebbe riflettere sul fatto che sia piaciuto tanto a un'integralista cattolico e destrorso come koan.

il 15 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
koan ha scritto:

Mi piace ragionare con i piedi, purtroppo, ma se è questo che si evince dai discorsi che faccio, allora non cio capito molto di quello che penso manco io evidentemente... te lo posso assicura!

il 15 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Sirius Black ha scritto:

Antonella, koan è tutto meno che destrorso.
Mi ricordo quando discutevamo in non so che thread del suo incondizionato appoggio a Saddam Hussein e della sua proposta di condannare a morte Bush...

il 15 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
antonella_c ha scritto:

ohibò chiedo venia allora .
@sirius non te lo ricordi proprio il 3d ? vorrei leggerlo ,mi deve essere sfuggito.

il 15 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
dedalus ha scritto:

"La societa umana va costruita sulla base del passato e alla luce del presente, il quale ci allerta dei pericoli incombenti sull'umanita intera: la contaminazione della natura, il decadimento della moralita, la perdita del senso di civilta, la preponderanza da parte dei piu potenti, la Corruzione dilaniante procurata dal Consumismo e dallo sfrenato Commercialismo, l'incapacita di dialogare con tutti indistintamente, le intolleranze piu disparate e di qualunque genere, il laicismo civilistico,"

Mi piace, in particolar modo la tua battuta circa lo sfrenato commercialismo: immagino un brulicare agitato di individui scapigliati che compilano 740 ed altri moduli, dichiarazioni iva ed ici..il tutto in un'atmosfera di orgia fiscale, con sottofondo ossessivo di tamburi..

Scherzi a parte: tiritere di questo genere, in altra epoca, hanno costretto i cittadini di firenze a rosolare quel pazzoide di savonarola..(rimedio un po' estremo, ma, cazzo, bisognava darci un taglio)

il 15 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
dedalus ha scritto:

qunto al "laicismo civilistico"..tu quale proponi: quello penalistico, quello amministrativo, quello relativo al diritto della navigazione?

magnifico, poi, il passaggio sulla "ricapitolazione della storia"; neanche nel miglior borges ho trovato queste profondità..abissali

(ps: le parole non sono note musicali; a volte tenderebbero ad avere dei significati)

il 15 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
koan ha scritto:

mah guarda, l'importante è che siano termini forti e comunicativi, che infatti vedo (purtroppo....!) hai inteso, "nota" + "nota" -, come era mia intenzione appunto fare...

PS: ho appoggiato, convintamente, sia estrema destra, sia estrema sinistra, come attaccato per altri versi entrambi gli estremismi, ma questo reale CENTRO -dove "destra" o "sinistra" per me NON significa NULLA- ammetto che mi ha sdrajiato!

il 15 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
koan ha scritto:

Tutto è da "giudicare" rispetto al 'tempo' (anche le "concezioni", a volte, cambiano)

il 15 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
ragiunatdegauche ha scritto:

devono essere proprio disperati per pensare che una persona normale possa sentirsi motivato ad aderire ad un partito sulla base di questo generico bla bla bla.

il 15 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
koan ha scritto:

Diceva mia padre: dal mattino si riconosce la giornata... era ovviamente solo un detto, ma i presupposti ci sono direi proprio tutti (anche se: tra il dire e il fare...).
Ti piace cosi?

il 15 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
carnevale ogni scherzovale ha scritto:

siete tutti prevenuti è un bel manifesto, ricco di spunti e di idealità, Mi auguro che riescano a farlo. Propongo fanfani come segretario.

il 15 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
koan ha scritto:

Altro detto: chi incomincia è a meta' dell'opera... ;)

il 15 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Massimo Moraldi ha scritto:

Mi pare evidente dalla superficialità, dal semplicismo, dalla rumorosa furia autodistruttiva da "cupio dissolvi" della maggior parte dei commenti sin qui pervenuti che c'è veramente bisogno di riformulare nero su bianco i paletti fondamentali della democrazia. Ben venga dunque questo manifesto! Servirà a molti di noi per ritracciare un'identità perduta e per diversificarsi in mezzo a questi pericolosi schiamazzi. Grazie per l'ospitalità.

il 17 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Francesco de Franchis ha scritto:

Egregi signori,

quando, nel 1993, Antonio Bassolino fu eletto sindaco di Napoli, uno dei suoi primi atti fu la creazione di un assessorato che non ha uguali in qualsiasi altro paese dell'Occidente: ossia l'Assessorato alla Normalità (che esiste ancora: palazzo S. Giacomo, Napoli).

Saggia, anche se tardiva , utopistica e irrealizzabile iniziativa; ora il fatto è che ad essere anormale è tutto il Paese, e che a questa patologia il Pci prima, e i suoi derivati dopo, hanno dato e stanno dando un contributo determinante.

In ogni caso, significativa matamorfosi per un partito nato da una pulsione palingetica che a Napoli finisce per proporre come programma fantascientifico il pagamento della bolletta dell'acqua!

Ma ora ecco un manifesto che nel suo stesso fraseggio contorto rivela i gravi condizionamenti sottostanti quella che, invece, dovrebbe essere una politica chiara, audace e determinata. Con esso, in un'epoca storica a venire, prudentemente non determinata, si dichiara che si vorrebbe attuare le cose che altrove ha già fatto il centro destra (cfr.il caso britannico).

Cento anni sprecati per la sinistra, ma pagati con immenso danno dal Paese. Posso aggiungere che Berlusconi è effetto e non causa (sic!) della crisi del paese, e che ha fatto più male al Paese una sinistra ottusa e reazionaria che un impreditore che si è messo in politica per attendere meglio ai propri affari?; imprenditore-politico col quale i DS non hanno disdegnato di trafficare e compattare, allo stesso tempo additandolo al dispregio pubblico.

Sotto ricatto da sempre (alludo alla inesistenza di una decorosa alternativa), ho votato finora per il centro sinistra, come, del resto, milioni di altri italiani.Ma fino a quando potrà andare avanti una politica fatta di madornali errori per i quali nessuno paga?: tanto un certo numero di persone come me voterà sempre a favore? Ma, a questo punto, per quanto mi riguarda, mi tiro fuori annunziando la mia prossima astensione. Ma come? non si riesce a capire che l'indulto è stato, oltretutto, un formidabile errore politico! che i milioni a Cimoli e ai managers del nostro disastro pubblico sono uno schiaffo non solo al povero pensionato, ma alla stragrande maggioranza dei cittadini? E come si crede che la gente possa credere a un manifesto del genere? Comincerò a credere a questi manifesti quando in Italia i politici che sbagliano sono cacciati.

Personalmente, ritengo che l'idea stessa di un Partito Democratico,così come prospettato,costituisce un formidabile errore, questo sì storico, che ha il solo "vantaggio" di consentire ai DS ancora una volta di evitare le scelte di fondo, ossia di uscire da quella ambiguità che è stata la sventura del Paese: un nuovo contenitore col contenuto di sempre.

Ebbene fatevi partito socialdemocratico (serio),laico e liberale (alla Tony Blair), cacciate la sinistra eversiva e cercate di recuperare tante persone che si sono allontane. Accettate l'idea che stare al governo non è una medicina che ha ordinato il medico. E preparatevi a starvi fuori per anni per creare la cosa nuova. Comunque, i diritti civili sono cose importanti ma non consistono solo in pacs e eutanasia; vi sono altre cose di cui occuparsi come, ad esempio, assicurare una vita vivibile ai cittadini - e non si tratta solo di pensioni; fate una passeggiata a Vienna, a Madrid,Barcelona, Parigi,Londra, Berlino per intendere il concetto di qualità della vita. L'alleanza con la Margherita renderà impossibile trattare qualsiasi altra questione, disperdendo così le pochissime energie disponibili.Dove si pensa di andare con i cattolici fossero pure liberali? Insomma, non è per caso che la irresistibile forza dei cattolici, con la quale bisogna sempre transigere e compattare, la stanno inventando i DS? Comunque, quello che si propone di fare il nuovo partito, non è forse in realtà quello che si sta già facendo da oltre 60 anni con i risultati che vediamo?

Il testo, che testimonia antiche e confuse letture, rivela la difficolta dei redattori preoccupati di non dimenticare niente. Una delusione per chi si aspettava almeno una lettura più agile e credibile, meno imbrigliata da condizionamenti di vario genere. Soprattutto, esso non può infondare entusiasmo per il semplice fatto che il cambiamento non c'è. A meno che non si consideri tale la continuazione della politica consociativa. Eppure, il partito dispone di tante teste fini, di tanti cervelli! Dove sono finiti? Possibile che non si riesca a fare di meglio anche sul piano della leggibilità? L'italiano è una bella lingua perché maltrattarla così?

Un manifesto che, in sostanza, annuncia una specie di rivoluzione, dovrebbe essere vibrante: invece, questo annoia col suo tentativo di accontentare tutti e non farsi nemici né a sinistra né a destra né al centro!

Ma così non si va da nessuna parte.

Francesco de Franchis

P.S. Plaudo all'iniziativa di dare la parola agli elettori. Grazie. Anche questo è un fatto nuovo. Ma quanti anni bisogna aspettare in questo paese per cose del genere? Perché tutto si muove con tanta esasperante lentezza?

il 17 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
koan ha scritto:

Francesco de Franchis, ti sei reinterpretato tutto il cosiddetto "manifesto" del 3d.

"annoia col suo tentativo di accontentare tutti e non farsi nemici né a sinistra né a destra né al centro!"

Se il tuo bel discorso non punta al dialogo e al riconoscimento di non poter possedere la verita per intero, allora, permettimi di dirti:
sappi dialogare CON TUTTI!

Senza religione e con puro arrogante laicismo sappi che: NON conosci l'uomo, NON conosci la vita e NON conosci che un'esistenza e dei valori PURAMENTE MATERIALI e fini a se stessi .. !

La realta non è solo quella che appare, ma il dialogo è INDISPENSABILE, come tu non hai.
L'unica cosa che si capisce dal tuo risoluto discorso è solo che non hai bisogno di alcun dialogo... in una parola: il "manifesto" citato?!
Io non credo e tu sei, come meriti, fuori.

PS: se la Margherita non comprendera il proprio ruolo e la propria funzione nella politica di sinistra, IMPONENDOSI di piu su quanto conta e alla luce di Valori di sapienza/conoscenza religiosa, la nazione cadra nelle mani del laicismo e liberalismo per la distruzione dell'Italia.
Se lo vuoi capire, allora, questo è il mio discorso, che si oppone al tuo.

il 22 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Eliseo ha scritto:

IL MANIFESTO? -PAROLE, PAROLE, PAROLE!

DOVE SIETE STATI? VI SIETE RICICLATI TUTTI IN ALBERI E CESPUGLI, E ALLA FINE SONO RIMASTE SOLO POCHE FOGLIE PER TERRA! NESSUNA SOSTANZA IN NESSUN PARTITO!

LE VOSTRE PROPOSTE?: UN PO' DI QUESTO, UN PO' DI QUELLO, DUE ETTI DELL'ALTRO, UN ETTO DEL NUOVO, MEZZO CHILO DEL VECCHIO, E IL RISULTATO?:

W IL PARTITO "MEZZOCRATICO'! OPPURE: POCOCRATICO! CRETINOCRATICO! DITUTTICRATICO! PANFILOCRATICO! CONFUSIOCRATICO! PSEUDOCRATICO! PROTOCRATICO! RETOCRATICO! BAFFINOCRATICO! BOBOCRATICO! ECCETERA, ECCETERA, ECCETERA! MI SONO STANCATO!!!

AUGURONI!!!

il 24 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
koan ha scritto:

...ma si Eliseo, MEGLIO LA MONARCHIA a sto punto, non pare pure a te? molto piu diretta e chiara.
Ossequi .. ;)

il 25 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Eliseo ha scritto:

Salve, koan,
con questi monarchi eredi in giro? Tocchiamo ferro! So che stai facendo un po' d'ironia, e la fai bene! Nessuno di noi due vuole la Monarchia, penso.
Pero' consideriamo un esempio recente: Chi avrebbe potuto mai sperare o pensare durante la dittatura di Franco che questi avrebbe passato le redini del governo spagnolo a Juan Carlos? Il quale, con eccezionale senso di giustizia e vero amore verso i suoi concittadini (gli spagnoli Juan Carlos non li ha mai visti e trattati da sudditi!) ha reso possibile in Spagna l'impossibile: il voto e la democrazia. A volte basta solo un individuo come Juan Carlos a liberare un'intera nazione dal caos.
Ai tempi di Francisco Franco, "el caudillo", si diceva che la Spagna era in tanti modi almeno una ventina di anni dietro l'Italia, Francia, Germania, etc. Lo si puo' dire adesso con Zapatero? No, non penso. Adesso si tratta di sapere di quanti anni siamo indietro noi!
Fin quando l'Italia continua a elargire al Vaticano l'autorita'? la possibilita? d'intromettersi negli affari interni del Paese, e di rovinare il governo di persone capaci come Prodi, si stara' sempre male. E' una vera catena al piede! I libri di storia affermano che la Chiesa ha fatto ritardare l'Unificazione dell'Italia di dieci anni, cioe' dal 1860 al 1870 (piu' o meno). C'e' molta gente in giro nel 2007 che e' convinta che, grazie alla Chiesa, l'Unificazione e' ancora da farsi; e, nel mio piccolo, la penso anch'io cosi'!
Forse e' ora di proporre un vero trattato col Vaticano che stipuli: "Signori prelati, Voi a casa Vostra, coi Vostri privilegi, e noi a casa nostra con i nostri diritti di cittadini italiani! Non immischiatevi nei nostri affari!"
Un saluto.

il 25 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
koan ha scritto:

Saggio il tuo discorso, ma nel proprio piccolo bisognerebbe informarsi meglio, anziche dare per scontato alcuni aspetti che vengono puntualmente strumentalizzati politicamente nella societa odierna.
Serve coscienza, questo mi pare chiaro, al di fuori dei propri convincimenti ed interessi personali.
Potrebbe bastare un solo uomo, con potere, per cambiare uno stato e la sua storia, ma non tutto quello che appare giusto necessariamente lo è. Magari all'inizio va tutto benone, mentre poi finisce tutto a "puttane".
Dai frutti poi si riconosce l'albero.
Ragioniamo al presente, perche il passato è da studiare e da valutare per bene, visto che non conosci le dinamiche piu contingenti e che magari dai per escluso.
L'unita d'Italia non si fa cosi, in un istante, tramite convinzioni personali. Eppure la Chiesa è per l'unita.
La Chiesa vuole il potere? anche la "laicita" dello Stato vuole il suo potere.
Le persone sono e devono poter essere libere, verissimo! Eppure hanno bisogno ancora di essere governate, da "buoni" o da "cattivi"...
La realta è sempre diversa da quella come appare, non trovi anche tu? Juan Carlos... e chi lo avrebbe detto.
Non amo, personalmente, nessuna forma di monarchia o assolutismo, religioso o statale, ma detesto il "laicismo" che viene sventolato dietro bandiere FALSE e IPOCRITE che inneggiano alla liberta dell'uomo STRUMENTALIZZANDO le diverse circostanze, non per risolverle, ma per ottenere POTERE.
Meglio darlo il potere, che prenderselo con l'inganno: questo la Chiesa, astuta com'è, non
lo fa; non ci riuscira di certo continuando a sbatterti in faccia la "verita" (che ci si creda o no). Dimmi un po', in quale modo pensi che eserciti ancora il suo devastante "potere temporale"?
...chi torna indietro nella storia è solo per ipocrisia e per pusillanime utilita, invece di guardare al Presente; quando i discorsi da farsi sarebbero davvero tanti .. in realta, amico mio!

il 25 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Eliseo ha scritto:

koan,
il Suo modo strampalato di scrivere riflette il Suo modo strampalato di pensare e ragionare. Con tante parole non ha detto niente. Se deve rispondere in questo modo, e' meglio non rispondere, come ha gia' fatto dopo un altro nostro incontro recente. Ma qualcuno Lo paga per fare "l'apologeta Vaticanale du jour?" Fa pieta'!

Sayonara, koan!

il 25 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
koan ha scritto:

Perbacco, ma figuriamoci! ho di fronte un vero studioso della Storia, evidentemente...
Cosa piu l'aggrada di cui parlare:
di "Juan Carlos", di "Zapatero" o de "l'"Unificazione dell'Italia"?

il 13 Luglio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Enrico ha scritto:

Ma Pd per che sta "Partito Democristiano", se solo sento puzza di preti da me non prendono un voto, posso dargli fiducia una volta ma se mi fregano con qualche caduta vaticana come la margherita per me sono morti, comincio a votare Rosa nel pugno poi basta chiacchiere e passiamo ai fati quando li fatte i dico?

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