«A politician, you know the ethics those guys have. It's like a notch underneath child molester» (Woody Allen)
Una contesa dall'esito sempre già scritto
Zani_img.png «Quando mi capita di spiegare che nel manifesto dei saggi - la quarta mozione del congresso e vero e unico atto fondativo del PD come forza liberaldemocratica - la parola sinistra non compare mai, neppure declinata al passato, neppure per rendere un estremo e compassionevole omaggio al caro estinto, la gente mi guarda perplessa. Sarà vero? Non si vuol credere neppure a ciò che è scritto nella mozione Fassino a proposito del rapporto con il PSE. E francamente lo capisco. Tutti i santi giorni gli esponenti della maggioranza giurano che si starà nel PSE, perché metterlo in dubbio? E intanto nei congressi si vota una mozione che afferma qualcosa di molto diverso. E’ questo modo di ottenere il consenso che non mi piace. Non capisco perché non si sostengano apertamente le proprie rispettabilissime opinioni e proposte». Articolo triste, lucidissimo, accorato, di Mauro Zani, autore della terza mozione (la più perdente) al congresso-plebiscito che sancirà l'uscita di scena dei DS. Una riflessione che tutti coloro che si preparano a votare disciplinatamente la mozione Fassino e "l'accelerazione del partito democratico" («un’operazione politica che garantisce la continuità nel breve periododo del gruppo dirigente nazionale») vrebbero leggere e tentare di capire. Grazie Alessio per la segnalazione.

da “Il Riformista” di giovedì 8 marzo 2007

Ad aprile inizia l’estinzione della Quercia
di Mauro Zani

Naturalmente sapevo che sarebbe stata dura impegnarsi in una contesa congressuale il cui esito è, come sempre, già scritto. Si vota per il segretario in carica. Sempre. E’ così dalla notte dei tempi. Anch’io ne ho usufruito e so di cosa parlo. Ma lo “stile” di oggi è alquanto diverso. C’è qualcosa di eccessivo, di debordante nel modo in cui si concepisce, adesso, la lotta politica tra noi. In seguito non sarà inutile una riflessione. Dopo il congresso. Ciò non toglie che l’impegno strenuo profuso da Piero Fassino per risollevare le sorti dei DS dopo la batosta del 2001 si traduce in una fiducia, in larga parte spontanea, verso un gruppo dirigente nazionale schierato a difesa di un’operazione politica che ne garantisce comunque la continuità nel breve periodo. Ma, come si sa, nei tempi lunghi saremo tutti morti. E gli uomini e le donne che hanno pieno accesso ai media televisivi lo sanno bene. Se non sei in TV i tuoi eventuali argomenti non contano. Così va il mondo e non lo scopriamo ora. Viviamo in un eterno presente. Le cose che dirai domani cancellano inevitabilmente quelle che hai detto ieri. La coerenza non è di casa in televisione, non sta nei palinsesti, e la politica spesso si adegua.
Il congresso dei DS si è già svolto ad Orvieto. L’ha detto la televisione. Dunque è vero.
Come l’influenza aviaria. Che non è mai arrivata, ma che ci hanno fatto credere fosse alle porte mettendo così a rischio un settore importante dell’economia nazionale. Arduo discutere in questo modo. Nessuno è davvero libero di farlo. Il pregiudizio consolidato in tutto il periodo pre-congressuale da una campagna mediatica schierata senza precedenti lo impedisce. Eppure ho trovato, anche a Bologna e in Emilia-Romagna, un gruppo di donne e uomini dei DS, persone normali, che sono ancora animate dalla voglia di partecipare, semplicemente motivate ad esercitare un diritto di critica nei confronti di un evento che si vuole far apparire come ineluttabile, fin nei suoi minimi dettagli. Sappiamo, io e loro, che saremo sconfitti in quei seggi elettorali che ci si ostina a chiamare congressi.
E, in questi giorni, la ragione ci è ancor più nota: presto, bisogna far presto il partito democratico, ci vuole “un’accelerazione spettacolare” perché la patria è in pericolo. Il governo è messo a rischio dall’irresponsabilità di “certa sinistra”. Il trotzkismo alacremente coltivato, alla stregua dei campi di papaveri afgani, nel roseto di Turigliatto pianta le sue spine velenose nel fianco dell’Unione. E se ieri era bene non tagliare le ali, “perché senza ali non si vola”, oggi si picchia sulla testa di una sinistra “radicale” che più mite e responsabile non si era mai vista. C’è poco da fare, tutto fa brodo nel pericoloso intreccio che la maggioranza dei DS, insieme alla Margherita, ha voluto instaurare tra le sorti del governo e quelle del “partito democratico”.
Ma ciò che più di tutto sconcerta e amareggia è il modo disinvoltamente rassicurante col quale la maggioranza argomenta le proprie posizioni.
Nei congressi in corso si ripete, ineffabilmente, secondo l’ordine di servizio che è stato diramato, che non accadrà niente di irreparabile. Con Fassino l’organizzazione ha ricominciato a funzionare come e meglio del tempo che fu. Niente è lasciato al caso. Tutti parlano con una sola voce. Un’efficienza ammirevole: i DS non si sciolgono e il nuovo partito aderirà, senza tema di smentita, al PSE. Si utilizza, in questo modo, il capitale di fiducia ancora in dotazione al gruppo dirigente per far credere che la sinistra riformista continuerà a vivere, come sempre, senza soluzione di continuità nel nuovo partito.
E’ un metodo come un altro per ottenere consenso, mi sussurrano sottovoce con garanzia di anonimato, esponenti della maggioranza. Dire tutta la verità può essere traumatico. Non è responsabile. E così quando mi capita di spiegare che nel manifesto dei saggi - la quarta mozione del congresso e vero e unico atto fondativo del PD come forza liberaldemocratica - la parola sinistra non compare mai, neppure declinata al passato, neppure per rendere un estremo e compassionevole omaggio al caro estinto, la gente mi guarda perplessa. Sarà vero? Non si vuol credere neppure a ciò che è scritto nella mozione Fassino a proposito del rapporto con il PSE. E francamente lo capisco. Tutti i santi giorni gli esponenti della maggioranza giurano che si starà nel PSE, perché metterlo in dubbio? E intanto nei congressi si vota una mozione che afferma qualcosa di molto diverso. E’ questo modo di ottenere il consenso che non mi piace. Non capisco perché non si sostengano apertamente le proprie rispettabilissime opinioni e proposte. Del resto nessuno tra noi ha certezze granitiche. Tutti (o quasi) credo, ci rimettiamo in cammino alla ricerca di una nuova sintesi, di pensiero e di cultura politica. Anzi nutriamo una gran voglia di farlo mentre aumenta la nostra curiosità, mista all’inquietudine ma anche alla speranza, sulle potenzialità di questo mondo globalizzato. Solo che qualcuno, come noi della terza mozione, lo vuole fare da dentro il vasto e plurale campo del socialismo europeo, laddove c’è una massa critica di elaborazione e di esperienze diverse che ci può aiutare in una nuova ricerca. La maggioranza, invece, si dispone, con qualche mal di pancia, a sacrificare l’attuale appartenenza socialista all’imperativo domestico della fusione con la Margherita ai fini di chiarire chi comanda nell’Unione e con l’illusione di tornare a vincere con un partito unico e una legge elettorale fatta a sua misura.
E così, come primo atto costitutivo del PD, dall’uscio spalancato ad Oporto a noi DS resta solo l’opzione di uscire. Sono disposto a scommettere che, in futuro, rientrare tutti insieme non sarà cosa né facile, né breve. Intanto noi, “democratici” del 2009, avremo qualche seria difficoltà a spiegare agli elettori per quale strano ghiribizzo della politica politicante vorremo accomodarci nei banchi socialisti del parlamento europeo mentre è già pronto ad accoglierci un partito democratico europeo, il quale nel suo atto fondativo chiarisce - al pari della mozione Fassino - che intende stabilire un rapporto privilegiato col PSE, salvo aggiungere, alquanto contraddittoriamente, di voler assumere il ruolo di ago della bilancia tra popolari e socialisti.
In quest’ambito mi piacerebbe, se vi fosse lo spazio, discutere su come si possa far avanzare anche in Europa quel bipolarismo di cui ha recentemente e (a onor del vero) lucidamente parlato D’Alema. Il tempo comunque dirà se stiamo andando, anche a questo proposito, nella direzione giusta. Intanto da aprile i DS, accompagnati dalle rassicuranti e amorevoli cure del suo gruppo dirigente, cominceranno ad estinguersi. Dolcemente. Poi ciascuno, se vorrà, potrà iscriversi a quella confederazione di correnti altamente personalizzate che già si profila nell’unione di fatto tra DS e Margherita.
Davvero non è possibile immaginare un percorso alternativo? Continuo a pensare di sì. C’è un possibile piano B per un vero e grande e plurale partito democratico. Quello dei “cani e dei porci”. Vabbé, anch’io come Mussi mi auguro che ci siano pochi porci. Ma tant’è. Dato che da gran tempo mi sono stufato del politicamente corretto mi espongo inevitabilmente alle battute. E questa è buona. Comunque questo partito, che ancora non c’è, cerchiamo di descriverlo nella terza mozione. Non avendo niente da perdere confesso che potevamo descriverlo persino meglio. Ma questa, come direbbe Lucarelli, è un’altra storia. In ogni caso il tempo si consuma rapidamente. A Bertinoro sembra sui binari un altro treno dopo quello di Orvieto. Chissà perché partono tutti da città del vino? Bianco di Orvieto o Albana di Bertinoro? Per ragioni di campanile dovrei optare per quest’ultima, ma obiettivamente non è facile. Forse è meglio un buon vecchio Chianti. E scusate se è rosso. E’ un sogno. Ovvio. Ma si potrebbe pensare ad una grande politica che avesse il coraggio di riunirsi a Firenze per riflettere sulle possibili alternative, per dar vita a un nuovo grande partito in grado di coltivare l’ambizione di presentarsi, un giorno, alle elezioni e di vincerle. Sarebbe un partito capace, nel tempo, di riunire le forze della sinistra, tutte (o quasi), con quelle liberali e democratiche dando luogo ad una nuova identità socialista per confrontarsi con le sfide inedite del XXI secolo. E’ un modo diverso e contrario rispetto a quello che punta a costruire una forza moderata di centro che guarda, distrattamente, a sinistra.
Ed è anche un modo diverso e contrario di liberare finalmente i DS dalla maledizione di Tutankamen del postcomunismo.
Bersani ha detto, in più occasioni, che la sinistra esiste in natura e che dunque se la si nega da una parte rispunta da un’altra parte. Bella e rassicurante espressione! Ma la sinistra esiste, ovviamente, nella cultura e nella storia politica e sociale. Non può vivere solo nei nostri cuori come un brivido naturale, un moto dello spirito, un lieve, inquietante riflesso di un’antica memoria da custodire in segreto, in una sorta di intimistica doppiezza. Ricordo cosa dicevano alcuni militanti all’epoca della grande svolta, dopo l’89: fate pure, noi rimarremo comunisti dentro. Beh, a me non basta la transustanziazione della sinistra. Non mi rassegno. A costo di aggirarmi notte tempo a scrivere sui muri che: la sinistra c’è. Sempre meglio che sottoscrivere quel manifesto dei saggi le cui parole paiono scritte (peraltro bene) alla luce incerta e tremolante d’una candela, in attesa di scorgere i primi e pallidi albori del socialismo.

10.03.07 13:04 - sezione politiche
il 10 Marzo 2007 (quando OMB accettava i commenti)
pippo ha scritto:

il problema è ancora più grave, perché il PD non sarà una forza socialista, ma nemmeno liberaldemocratica - fosse vero! - ma semplicemente clericale-confessionale su tutti i temi dirimenti.

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