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«Ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare» (Francesco Guccini)
Affezione alla decrescita
allora, sto metabolizzando. e ho un grosso mal di testa. ma il mio fottutissimo ottimismo non intende mollarmi, e allora penso ciò:
spariti i babbioni alla bevtinotti, possiamo riprenderci in mano il destino. bisogna mettere in rete -e sbrigarsi a farlo, per creare una nuova società politica- tutte le esperienze di resistenza accoppiate al miglioramento sociale che conosciamo.
serve un aggregatore di rete. lo chiamerei "sisifo", per la consueta, infinita fatica di ricominciare, o "rifondazione" punto e basta.
io non sono più comunista da un pezzo, avendo abbandonato i criteri che sono alla base dei due sistemi economici classici, ambedue rivolti alla crescita del prodotto. la mia affezione alla decrescita (felice, come già indicato da alex langer, purtroppo inascoltato; personaggio, per inciso, che in tempi non sospetti aveva anche indicato la via per la coesistenza fruttuosa di persone con fede e persone senza fede) mi spinge in questa direzione, e questa direzione voglio esplorare e divulgare. attraverso l'etica dello spostamento individuale in ambito urbano posso, e voglio, raggiungere le coscienze e le anime politiche ora disorientate e senza meta. sto esplorando altri lati, come quello alimentare/energetico.
vedo la mia casa come una barca, e la uso così. non si butta niente di ciò che può essere riutilizzato, non si compiono gesti se non utili.
in quest'ottica alcune indicazioni:
- spegnere la tv per sempre (e la riforma televisiva è bell'e che fatta)
- entrare nel supermercato solo in caso di emergenza
- acquistare beni alimentari provenienti dal circondario
- muoversi in bici in città, col treno fuori.
- farsi il pane in casa.

le soluzioni offerte da queste azioni vanno molto al di là del risultato immediato: riconnettono sé alla propia anima profonda, quella eterna nel senso di derivata da innumerevoli generazioni precedenti. il senso della propria esistenza scaturisce da solo.
chi ha figli ci parli, e ne ascolti le parole. l'insegnamento è reciproco.

è evidente, e non lo scopro oggi, che l'italia è composta di una somma di persone che non hanno idea di cosa ci sia al di là dei propri confini di pelle. ma ciascuno, anche il più bieco, può imparare, proprio perché non si appartiene pur presumendolo. ma per ora parliamo ai nostri, per cerchi concentrici. il lavoro è lungo e va fatto. dopo l'inverno c'è sempre la stagione successiva. questo sarà lungo, come indicavo ieri, ma va passato.

buona fortuna a tutt*, e soprattutto rimbocchiamoci le maniche. io userò scrittura e immaginazione e artigianato.
16.04.08 18:05 - sezione povera Italia
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